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Scritto Mercoledì 18 luglio 2018 alle 08:24

Lomagna-Osnago: Unione-fusione.Quale futuro? E il tavolo di lavoro non produce risultati

Paolo Brivio e Stefano Fumagalli
Che fine ha fatto il gruppo intercomunale di lavoro tra gli amministratori locali di Lomagna e Osnago che avrebbe avuto il compito di valutare forme più avanzate di cooperazione tra i due Enti? Senza che nessuno li avesse sollecitati in tal senso, i due gruppi di maggioranza nel febbraio del 2017 proponevano nei rispettivi Consigli comunali di costituire questo organo per esprimere un segnale netto, definitivo e trasparente, anche agli occhi dei cittadini. Nobili intenzioni che ora rischiano di trasformarsi nel tiro di una zappa sui piedi. Già, perché quel lavoro avrebbe dovuto concludersi entro il primo semestre del 2018, con la produzione di una relazione di sintesi finale. Nulla di tutto ciò. Dal mese più corto dell'anno 2017 a oggi, il gruppo costituito da otto membri (sindaci e assessori/consiglieri, comprese le minoranze) si è riunito una sola volta nel dicembre scorso. A quell'incontro era presente anche il ricercatore Alberto Ceriani, esperto del settore e più volte invitato dalla Prefettura di Lecco negli incontri rivolti agli amministratori locali sulla disciplina inerente l'associazionismo tra Comuni. Le opzioni che il dott. Ceriani aveva messo sul tavolo erano la gestione associata volontaria, l'unione, la fusione e una sua variante ibrida: la fusione con due Municipi. Alla compattezza di Osnago per la fusione, si è opposta l'incertezza e lo sfaldamento della controparte lomagnese. Piuttosto esplicativo, all'epoca, il commento politico di un esponente della maggioranza di Osnago: «Non morirò democristiano». Nel Comune limitrofo, invece, si è scontato lo scontro intestino tra maggioranza e opposizione, con il capogruppo di minoranza Mauro Sala che in quella sede si era scagliato con forza contro ogni qualsiasi forma di cooperazione che superasse quella attuale. E dal canto suo, il gruppo del sindaco Stefano Fumagalli - anche in seguito -non si è imposto sostenendo la linea di Osnago, probabilmente perché non troppo convinto che sia la soluzione migliore. Oggi il primo cittadino di Osnago si smarca dalle critiche sulla situazione stagnante in cui si sono immersi: «Dal mio punto di vista c'è un'impasse da cui sarà difficile uscirne - ha ammesso Paolo Brivio - È noto che sono favorevole alla fusione ed è noto che sia maggioranza che opposizione di Osnago sono favorevoli a una prospettiva di aggregazione che vada oltre la gestione associata volontaria». E per spiegare l'assenza di successivi incontri del tavolo di lavoro ha impiegato una metafora: «In una coppia è inutile che uno dica di preferire il matrimonio o l'unione civile o la semplice convivenza se sa che l'altro non è convinto. Un esito però dovrà essere comunicato». E su quest'ultima affermazione è d'accordo anche Stefano Fumagalli: «Sarebbe interessante arrivare a presentare una posizione ai cittadini per la campagna elettorale. La voglia di conoscere e analizzare gli scenari futuri c'è. Attualmente siamo stabilizzati sulla posizione di una possibile condivisione». Il sindaco di Lomagna nega categoricamente che la prudenza di questa fase sia imputabile al voto amministrativo del prossimo anno. È indubbio però che su questo punto ci si gioca qualche manciata di voti. Ed è proprio per questa ragione che in aula consiliare il primo cittadino di Osnago dichiarava nel febbraio del 2017: «Se non definiamo entro la metà dell'anno prossimo questo tema, poi si arriva nel periodo in cui ognuno penserà ai rinnovi o alla definizione delle nuove liste. Il tema si sarebbe riproposto necessariamente all'indomani delle nuove elezioni con tutte le incognite che tutti possiamo ben immaginare». Punto fondamentale è infatti che la convenzione tra i due Enti per la gestione associata di tutti gli uffici scadrà il 31 dicembre del 2019, sostanzialmente all'indomani delle urne. Un termine stabilito dai due sindaci, che avrebbero potuto anche allungare il periodo di durata fin dal momento della stipula del documento. Per rintracciare le ragioni di questo tentativo di corsa sprint basta riesumare le affermazioni del capogruppo di maggioranza di Osnago Claudio Colombo durante il Consiglio comunale di fine febbraio 2017: «Secondo me è corretto darci delle date ed accelerare un po', perché non si può continuare ad andare avanti con due macchine in questo modo. Il cantiere non può rimanere aperto all'infinito. Quindi è corretto una riflessione insieme che vede tempi certi, che abbia delle prospettive certe di modo che si possa disegnare un futuro che non può essere quello della semplice gestione associata, ma deve trovare dei benefici chiari, evidenti, da questo modo di lavorare insieme che oggi ci obbliga a aggiornare due macchine che restano comunque diverse». La gestione associata volontaria obbliga gli uffici a riferirsi sempre a due teste politiche diverse, declinando di volta in volta il proprio lavoro sulla base dei regolamenti di ciascun Ente. Questi sono tra gli aspetti che più complicano la vita alla macchina amministrativa in un sistema di cooperazione che i due Comuni hanno iniziato a sperimentare in regime di Gestione Associata Obbligatoria dal 2014, di durata triennale. La prima collaborazione risale però al luglio 2011, con la convenzione per il servizio di segretario comunale associato tra Cernusco Lombardone, Lomagna, Montevecchia e Osnago. Nel gennaio del 2012 si è proseguito il percorso a quattro anche per il settore sociale e la polizia locale. L'anno successivo il catasto e la scuola consortile. Una strada stretta che è risultata presto fallimentare.
M.P.
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