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Scritto Giovedì 05 luglio 2018 alle 19:24

Merate: clandestino con due decreti di espulsione chiama i cc per un bimbo intrappolato in auto. Il prefetto lo ''premia'' col permesso di soggiorno

Bur con il suo prezioso documento
Quando il papà, poco prima di partire, gli aveva "cambiato" il nome da Niang Mousse Diarra a Bur, che significa speranza, di certo si auspicava che sarebbe stato bene augurale ma forse non si immaginava che sarebbe stato il suo stesso figlio, con un'azione meritoria, a costruirsi questa opportunità.
E' datato 20 aprile 2018, ma è stato ritirato e ufficializzato proprio in questi giorni, l'atto con cui il prefetto di Lecco, Sua Eccellenza dottoressa Liliana Baccari, ha revocato i provvedimenti di espulsione a suo carico, rilasciandogli un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Una decisione motivata dal "senso civico e di appartenenza alla comunità" di cui il senegalese aveva dato prova nel luglio 2017.
Niang Mousse Diarra, classe 1979, era giunto in Italia dal Senegal nel marzo del 2013 attraverso uno dei barconi approdati a Lampedusa. Da quel momento si era spostato sul suolo italiano, trattenendosi irregolarmente. Il 5 aprile del 2016 ne era stata disposta l'espulsione del territorio nazionale e il 14 febbraio dell'anno successivo aveva ricevuto un secondo decreto di espulsione, per non avere ottemperato per la seconda volta all'intimazione di lasciare il territorio italiano.
Una situazione di totale irregolarità che, tuttavia, non ha portato Bur a girarsi dall'altra parte quando c'è stato bisogno di dare un aiuto. Il 3 luglio 2017, infatti, mentre si trovava nel parcheggio antistante l'ospedale Mandic, dove abitualmente staziona con altri connazionali, una donna aveva accidentalmente chiuso in auto il suo bambino. Presa dal panico la mamma aveva iniziato a urlare richiamando l'attenzione dei presenti e Bur si era precipitato in suo soccorso. Dopo aver steso la maglietta, caso vuole con una scritta enorme "Italia", sul parabrezza, per riparare il piccolo dai raggi del sole cocente, aveva composto il numero di emergenza 112, chiedendo ai soccorsi di precipitarsi in Via Cerri per salvare il piccolo. Ben sapendo che di lì a poco sarebbero arrivati i carabinieri, Bur non si è mosso cercando di tranquillizzare la donna, che nel frattempo era stata presa dal panico, e tenendo sotto controllo il bambino. In una manciata di minuti sul posto erano confluiti i vigili del fuoco e gli uomini dell'Arma e, rotto il vetro, la mamma aveva potuto riabbracciare il suo piccolo.
Il prefetto di Lecco dott.ssa Liliana Baccari
Un'azione fatta ben sapendo che l'arrivo delle forze dell'ordine per lui avrebbe potuto significare l'ennesimo fermo e il rimpatrio coatto. Ma che invece gli è valsa un riconoscimento. L'8 settembre tramite il suo avvocato, Bur presentava all'ufficio della prefettura la richiesta di revoca dei provvedimenti di espulsione e il 2 gennaio arrivava il parere positivo della Questura acquisito poi dalla Prefettura. Nel decreto si legge che la revoca dei provvedimenti di espulsione, adottati per reati connessi allo stato di irregolarità, è stata motivata dal "comportamento meritevole tenuto dallo straniero, il quale pur consapevole della possibilità di rimpatrio coatto, si è comunque adoperato attivamente per salvaguardare la vita del bambino, dando prova di senso civico e appartenenza alla comunità". Ottenuto dunque il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ora Bur potrà cercarsi un lavoro e guardare al futuro, non più dal parcheggio dell'ospedale o dalle spiagge di Senigallia dove era solito andare d'estate per raccogliere un po' di soldi. "Sono contentissimo" ha raccontato sventolando il suo passaporto "ora voglio fare la patente e trovarmi un'occupazione. Sono disposto a tutto. Voglio ringraziare alcune persone che in questi anni mi hanno aiutato: Andrea Del Curto, Sabrina Ammetto e il signor Arturo Orsanigo. Senza di loro non avrei superato momenti molto difficili".
S.V.
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