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Scritto Sabato 30 dicembre 2017 alle 14:21

Cernusco: passa l'atto di indirizzo di LRH. Le minoranze contrarie alla fusione con A2A


Chissà che cosa la Giunta di Cernusco Lombardone riserverà per il 2018 ai suoi cittadini sui temi legati alle società a partecipazione pubblica. Il 2016 era stato l'anno dei no. No al progetto definitivo sul Teleriscaldamento proposto da Silea e no alla ricerca di partnership nei settori della distribuzione del gas e della commercializzazione dell'energia. «Sono segnali che ciascun Comune può trasmettere, auspicando che siano condivisi da altri Enti» questo il commento a margine della sindaca Giovanna De Capitani nel Consiglio comunale del 15 dicembre dello scorso anno proprio sulla contrarietà all'individuazione di partner nel campo energetico per le controllate di Lario Reti Holding. Nel 2017 invece sono evidentemente piaciuti gli atti di indirizzo. Quello di Silea, costretta a "congelare" il cronoprogramma sul TLR (lotti B e C), che nulla di realmente esplicito conteneva sulle politiche ambientali e che non suggeriva l'ipotesi di chiusura dei forni inceneritori di Valmadrera, come aveva deliberato in precedenza Cernusco. Quello di LRH sulla creazione di una multiutility della Lombardia Nord per la gestione energetica, in cui a farla da padrone sarà A2A. Nella già citata assise del 15 dicembre 2016 la sindaca aveva a dire: «Nel tempo ci si allontana dal vecchio modello dell'azienda speciale, che aveva un interesse delle amministrazioni comunali sempre a tutela dei cittadini. Più ci allontaniamo da questi modelli più si entra in dinamiche di tipo commerciale, che fanno sentire a disagio noi che rappresentiamo i cittadini quando ci troviamo in assemblee dove si vanno a valutare delle attività prettamente commerciali». De Capitani aveva poi ribadito: «Ci si allontana sempre di più da quello che è invece l'interesse primario che dovrebbero avere le partecipate. Purtroppo siamo anche eticamente in difficoltà quando presenziamo a queste assemblee». Ora, che questo scenario è stato plasticamente disegnato dall'advisor Pricewaterhouse Coopers, la Giunta cernuschese ha deciso però di tenere aperta la porta, a differenza di Lomagna [clicca QUI]. Che i "segnali da trasmettere" agli altri Enti possano attendere. Per carità, il patto col sangue non è ancora stato siglato.

L'assessore Maria Rachele Villa


L'assessore alle Società partecipate Maria Rachele Villa si è premurata di sottolineare che l'atto di indirizzo si limita a richiedere i contenuti definitivi del progetto di aggregazione. La delibera vorrebbe dare un senso alle spese sostenute da LRH per il lavoro dell'advisor Pwc. Eppur si move. L'ortodossia della Giunta De Capitani di solo un anno fa appare annacquata, non certo per la centralità dell'idrico nella combutta con A2A. Del resto nelle motivazioni parziali enunciate dall'assessore Villa sono stati condivisi i contenuti della bozza dell'atto di indirizzo di Lario Reti Holding e il suo allegato "top secret". Sono state rappresentate fedelmente le opportunità con le cifre ormai note sulla performance economica: 421 milioni di euro di ricavi della realtà aggregata nel 2016, con un margine di incremento superiore al 32% fino al 2021; EBITDA in ascesa di oltre il 58%, passando dai 76 milioni di euro nel 2017 a oltre 120 milioni di euro nel 2021, comprendendo le iniziative territoriali per altro ancora in via di definizione. E poi i 500 milioni di investimenti in 3 anni nel business territoriale; indebitamento maggiore rispetto al contesto attuale di LRH, ma entro gli standard di accettabilità; la distribuzione dell'utile pari al 50%. Dal punto di vista societario, la realtà aggregata è pensata come un player quotato in borsa. Il pacchetto maggiore spetterebbe ad A2A con il 40%, mentre a LRH resterebbe solo il 20%.


A contestare questi numeri Salvatore Krassowski, membro del "Comitato Lecchese Acqua Pubblica e Beni Comuni" e tra i fondatori della "Rete Consiglieri Informati". Una sfilza di domande tecniche mirate: «Come sono state determinate le quote di partecipazione di Lario Reti Holding dopo la fusione? Dall'esame dei bilanci al 31 dicembre 2016 le quote dovrebbero essere molto diverse. In rapporto ai patrimoni netti A2A dovrebbe detenere il 17,59%, mentre le viene attribuito il 40%. LRH dovrebbe detenere il 25,44%, mentre le viene attribuito il 20%». Villa ha spiegato che verrà nominato da Lario Reti Holding un ulteriore advisor che verificherà la suddivisione e, in parallelo, ci sarà anche un consulente del tribunale che svolgerà dei controlli. «La costituzione di una società quotata ci permette un maggiore controllo delle società che vi partecipano. Avremo a disposizione a cadenza trimestrale i dati sui bilanci. Saremo costantemente informati» ha dichiarato l'assessore. Le norme sulla trasparenza e l'anticorruzione nel settore pubblico però non varranno. Scettico, Krassowski ha domandato: «Lei pensa davvero di ricevere delle informazioni da una società quotata? Non sto dicendo un'illazione. È cronaca di questi tempi». È tornato poi ad insistere sul maggior valore attribuito ad A2A, se dipende dal conferimento di clienti di energia e gas della provincia di Varese e dalle quattro centrali idroelettriche esistenti nell'alta provincia di Como «che A2A nella relazione al proprio bilancio 2016 definisce modeste» ha puntualizzato con sarcasmo il capogruppo di Cernusco Lombardone Bene Comune. Ha domandato se si tratterebbe di fusione o di conferimento, e in tal caso secondo quali criteri di valutazione. «Non rispondetemi che non sono ancora stati determinati. Dovrei ipotizzare che il "grafico torta" riportato nei prospetti è fantasia o, forse peggio, una falsa informazione. Se non determinati si sarebbe dovuto evitare di riportare il prospetto con le future quote. Del resto si tratta di richiedere solo una delibera di atto di indirizzo che, a mio giudizio, avrebbe dovuto essere richiesta prima della sottoscrizione della lettera di intenti, pur non vincolante, che non abbiamo visto». Nel mirino anche l'indebitamento di A2A, definita dal consigliere di minoranza «la società più indebitata in Italia» e il peso che esso avrà sulla distribuzione dei dividendi. Diversi i quesiti posti sugli scenari dovuti all'attuale gestione accentrata delle risorse finanziarie disponibili da parte della holding lecchese, paventando il rischio di indebitamento di LRH. E ancora, se LRH si accollasse i debiti del colosso, la partecipazione del 20% si potrebbe ulteriormente ridurre? Dubbi rimasti insoluti. L'assessore Villa ha replicato: «Sa bene che non ho gli elementi tecnici per rispondere a certi quesiti». La sindaca ha tentato di sostenerla, spostando l'attenzione sulla mancata partecipazione del consigliere di minoranza all'incontro "paraistituzionale" tra LRH, l'advisor e gli amministratori locali: «Perché queste domande non le ha poste in sede di presentazione del progetto preliminare a Merate?». Domanda boomerang, data la pronta risposta di Krassowski: «Perché non le avete poste voi dal momento che siete voi a votare a favore? Questi dubbi sono già stati presentati in diversi incontri, ma LRH non ha voluto rispondere». Quindi la conclusione spietata: «Questo non è un atto di indirizzo, è un atto di fede. Manca il 95% degli elementi di valutazione tecnica. Si tratta solo di una scelta politica. Il risultato finale saranno bollette più care per tutti, come già successo in provincia per l'idrico». Krassowski ha anche denunciato l'arroganza "istituzionale", tipica dei "centri di potere" e una "sudditanza politico-clientelare" su vari livelli. Secondo questa visione, sotto la campana del "pubblico" vengono elaborate da pochi strategie che producono decisioni apparentemente condivise dagli Enti locali. Poco informati, i Consigli comunali si limitano a ratificare, col risultato di immettere settori delicati e fondamentali nel mercato. Il consigliere ha sottolineato il passaggio dell'atto di indirizzo in cui si fa riferimento alla coerenza con la politica aggregativa sviluppata in Italia "finalizzata a creare poche grandi multiutility". Per l'assessore la valutazione tecnica prevarrà su quella politica.

Gennaro Toto


Anche Identità e Futuro Nostro Cernusco ha votato contro l'atto di indirizzo. Per il capogruppo Gennaro Toto non emerge la volontà di ridurre i costi alle utenze, mentre gli unici interessi sembrerebbero la produzione di utili e la ripartizione dei dividendi.

M.P.
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