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Scritto Giovedì 19 ottobre 2017 alle 18:06

Cambiano le regole per l'esame di 3^ media. Si va verso la semplificazione o il diplomificio?

Da giugno 2018 gli esami di terza media cambieranno. A stabilirlo l'atto a firma della ministra Valeria Fedeli, tratteggiato da uno dei decreti attuativi della cosiddetta buona scuola.

Le novità per l'ottenimento del diploma della secondaria di primo grado sono diverse. Anzitutto è tolta la figura del presidente di commissione esterno, i testi Invalsi ora sono anticipati ad aprile e diventano un prerequisito per l'ammissione, non facendo più media all'esame e aggiungendo l'inglese a italiano e matematica. I sostenitori ritengono che si tratti di una riforma radicale con un esame semplificato ma non necessariamente più semplice, con un risparmio di costi. Ma la pensano tutti così? E soprattutto chi il mondo della scuola, fatto di persone e non solo di test da superare, lo vive tutti i giorni, come vede questa riforma?
"Stiamo andando nell'ottica di una semplificazione ma della sostanza" ha commentato il prof. Stefano Motta, dirigente scolastico del Collegio Villoresi "il presidente di commissione esterno era considerato un aggravio di costi per via del gettone di presenza nella trasferta. Adesso le commissioni di esame saranno condotte dal preside della scuola e l'esame sarà ancora più autoreferenziale. Diminuirà il peso specifico delle varie prove e aumenterà quello del voto di ammissione. Prima invece il fatto che il personale girasse nelle varie scuole era un arricchimento perchè si importavano ed esportavano esperienze e conoscenze. Il problema è che i tentativi di facilitare la scuola nascono spesso da ragioni economiche e non formative. Gli esami sono facilitati così ci si toglie il problema del feed back dei genitori. Ma si sviliscono le capacità dei ragazzi, la loro voglia di mettersi in gioco e di affrontare delle sfide per raggiungere dei traguardi. Insomma la liturgia del passaggio a un altro grado di istruzione, attraverso il diploma, è così abolita.
Il prof. Stefano Motta
E anche per i professori non è gratificante né stimolante perchè si rischia che il percorso di studi si traduca in un diplomificio".
Le prove Invalsi ora non aiuteranno più a fare media e, anticipate ad aprile, costituiranno solo una formalità per l'ammissione, indipendentemente dal risultato ottenuto. Un loro "perchè" queste prove l'avevano in quanto finalizzate a una valutazione oggettiva in tutta la penisola, tramite gli stessi parametri, del livello raggiunto dalle scuole. Per i diplomandi, però, erano anche una opportunità per compensare lacune dettate non per forza di cose da carenze scolastiche. "Questi test di logica sottoposti agli studenti" ha spiegato il prof. Motta "erano l'opportunità per alzare magari di mezzo punto la media. Chi aveva qualche difficoltà poteva compensare così le sue eventuali lacune. Ora il test Invalsi è solo un proforma". Il punteggio finale era dato, fino a prima di questa riforma, dalla media tra il voto di ammissione, il tema, matematica, lingue, Invalsi, colloquio. Adesso sarà strutturato solo con il voto di ammissione e la media delle prove di esame. La condotta non avrà più peso ma sarà sostituita da un giudizio sintetico dei professori. "Si è perso l'aspetto valutativo e ora c'è soltanto l'idea che "l'importante è partecipare". Non si va verso una scuola di qualità che ha come obiettivo la crescita dei ragazzi non solo culturale ma anche umana, fatta di sfide e di montagne da scalare per raggiungere la vetta. L'esame era un po' il simbolo della conclusione di un traguardo dove lo Stato chiedeva conto della preparazione dello studente. Ora invece è "tutto tra di noi" con le conseguenze che si possono immaginare. Quello che più preoccupa è che questa valutazione al ribasso si ripercuoterà su quelli che saranno i medici, i professori, gli universitari di domani...".
S.V.
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