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Scritto Mercoledì 16 agosto 2017 alle 14:51

Ambrogio Sala: con la fine dei partiti è venuta meno la scuola per questo gli Amministratori faticano più di ieri nel loro ruolo. Il meratese però è una fucina sperimentale nel socio-sanitario

Guardate troppo al passato, ci dicono, dovete esplorare il futuro attraverso il presente. Bello slogan, non c'è che dire, ma...... cosa c'è nel presente della politica territoriale che abbia una proiezione futura? Ben poco, e in effetti è opinione comune che il livello medio degli amministratori in carica - che non sono passati dalla sezione di un partito ma direttamente in un gruppo civico - sia decisamente più basso di quello di 15-20 anni fa. Inutile fare nomi, i confronti sarebbero impietosi. Presentiamo persone che hanno una storia importante alle spalle ma ancora molto da dire. E Ambrogio Sala, Gino per tutti, è uno di questi, tra i più rappresentativi.   

 

Ambrogio Gino Sala



E' vero che l'apparato politico-amministrativo di oggi non è paragonabile alle potenti strutture di un tempo, neanche troppo lontano?
   
"Io sono stato eletto per la prima volta a 25 anni nel 1975 alle comunali di Merate. Ero un giovane insegnante e risiedevo con la famiglia dietro l'ospedale. In quell'anno a Merate il sistema elettorale era cambiato. Si era passati dal maggioritario al proporzionale puro e, quindi, erano entrati in Consiglio liste e partiti che non c'erano mai stati: PRI, PSDI, MSI. Era confermata la presenza del PCI e del PSI. La DC, contrariamente ai paesi al di sopra dei 10 mila abitanti, da noi aveva confermato la maggioranza assoluta dei seggi e, quindi, governava da sola. Io ero stato eletto nel '75 per il PCI e fui rieletto nel '80. I partiti, al contrario di oggi c'erano e funzionavano. Si tenevano  frequenti riunioni degli iscritti e i partiti procedevano alla "formazione" dei propri quadri. Io fui mandato ai corsi di partito alle Frattocchie (vicino a Roma) e a Faggeto Lario (vicino a Bellagio). Altri hanno frequentato i corsi per amministratori pubblici ad Albinea (vicino a Modena). Erano corsi molto faticosi per chi non aveva frequentato le scuole medie o le commerciali. Bisognava studiare.  


Tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80 Merate si dotò del suo primo Piano Regolatore Generale che andava a sostituire il vecchio Piano di Fabbricazione. E ci fu battaglia dentro e fuori l'Aula.
   
"Uno dei miei primi impegni pubblici fu una battaglia politica per ridurre il consumo del suolo già nel 1974. Raccogliemmo come comitato (un gruppo di "ragazzi" tra i 20 ed i 25 anni) alcune centinaia di firme. Cosa mai accaduta, ne parlarono il quotidiano La Provincia di Como ed il settimanale cattolico Il Resegone. Tutto era concentrato in difesa di alcune aree allora verdi ed oggi piene di case, il simbolo era l'area del Valenzasca, in via San Francesco. Ci accorgemmo che su questi temi avevamo accanto cittadini non originari di Merate, ma che qui abitavano perché lavoravano alla IBM o alla Telettra, ad esempio. Inutile dire che la DC di Luigi Zappa procedette come un rullo compressore e non cambiò nulla dell'impostazione originale. E ci fu grande battaglia anche sul Prg sotto la seconda consigliatura di Giuseppe Ghezzi che ancora puntava ad una forte espansione edilizia. Questa volta però, anche grazie alle pressioni delle minoranze Pci e Psi, si diede ampio spazio all'edilizia convenzionata con le prime cooperative che costruirono nelle attuali zone comprese tra via Donizetti e via Fratelli Cernuschi con l'apertura di via Agnesi"
     


 

Già, tempi di scontri epici, la battaglia del Valenzasca occupò le cronache locali per mesi e mesi. Allora il fervore politico era davvero straordinario. Oggi i grandi avversari Dc e Pci, attraverso diversi processi di aggregazione hanno dato vita al partito democratico. Ma come sta di salute oggi il PD lecchese?
   
"Io sono un iscritto al PD, ma da qualche anno non sono più negli organismi dirigenti. Quindi vedo la situazione un "po' da esterno". Tutti sanno che non sono renziano. Per me il partito deve scegliere di valorizzare le energie umane che intorno ad esso gravitano e non solo quella del Segretario. Alla fine i capi tramontano, ma le intelligenze diffuse che ho raccolto ed istruito rimangono e sono "quadri" da valorizzare nei vari ambiti della Provincia. Avendo partecipato all'ultimo Congresso come sostenitore di Orlando e avendone seguito gli sviluppi ho la sensazione che la maggioranza sia un "insieme" di componenti (quelli di Valmadrera, gli amici dell'onorevole di Cassago, ad esempio) piuttosto che un laboratorio di idee.
Io ho vissuto la campagna congressuale in appoggio di un gruppo di giovanissimi impegnati nei Giovani Democratici. Hanno lavorato con intelligenza e con impegno. Spero di avere trovato un gruppo che possa continuare la tradizione di impegnarsi per i più deboli e non per i "posti".    


Lei ha ricoperto molti incarichi e rivestito numerosi ruoli di primo piano: dal 1975 al 1980 membro del Comitato di Gestione dell'USSL di Merate, dal 1999 al 2005 consigliere provinciale, dal 1980 al 1988 segretario provinciale del Sindacato della Funzione Pubblica Cgil e dal 2006 al 2016 assessore ai servizi sociali e poi anche vicesindaco di Olgiate Molgora. Quest'anno, a Olgiate, dopo una lunga tradizione il centrosinistra è stato sconfitto. Era una sconfitta annunciata, come ci ha detto Marco Canzi?
   
"Chi era stato all'opposizione per oltre 15 anni presentandosi con più liste, ha capito che poteva contare unendosi. Ad esso si aggiunga che Canzi ed io abbiamo deciso che dopo 10 anni era giusto non ripresentarsi. Personalmente, poi, gran parte degli obiettivi che mi ero impegnato a realizzare li avevo raggiunti: l'apertura della Casa di Riposo, la realizzazione a carico di un privato dell'asilo nido, oggi casa di Sophia, il regolamento dei servizi sociali, l'apertura del centro socio sanitario di Scompiti, che non è un doposcuola, ma è un sostegno per chi ha difficoltà specifiche di apprendimento. Poi alcune scelte viabilistiche possono avere inciso ma credo che pur avendo lavorato bene la gente chiedeva un cambiamento radicale. Se in meglio o in peggio non spetta a me dirlo".      


Veniamo al tema a Lei più caro, il socio-assistenziale e sanitario. Da sinistra a destra Le riconoscono una competenza con pochi paragoni. Come vede il meratese dentro la riforma sanitaria regionale?
   
"L'area del bacino del Meratese è, da anni, riconosciuta tra le più vive della regione. Il riconoscimento formale è che la Regione, nonostante i limiti economici della legge 23/2015, abbia investito 700 mila euro per realizzare il trasferimento dell'INRCA. Inoltre la presenza di Retesalute, in un ruolo propositivo e coordinante tra i Comuni, lo ha reso un esperimento da sostenere. La probabile nascita di un PRESST per la medicina di base ad Olgiate porta a compimento un lavoro in corso da anni. Se le discussioni in atto e le relative azioni concrete avranno successo il meratese tornerà come a metà degli anni ottanta: il luogo deputato alla vera sperimentazione perché forte di tutte le strutture necessarie a erogare i servizi previsti dalla riforma. Di questo dobbiamo essere orgogliosi perché pochi territori lombardi possono disporre di tanti servizi come il meratese".
     


Lecco invece come si muove?
 
"Lecco di sanità e dell'integrazione sociosanitaria non si è mai occupata. Anche oggi è impegnata a discutere se creare una società mista pubblico/privato per i servizi sociali. E' arrivata a discutere la necessità di un ente dopo 10 anni da quando i Meratesi realizzavano Retesalute. Personalmente non capisco quali interessi (economici? Elettorali?) o ragionamenti politici ci siano dietro. Mi sembra un dibattito poco limpido ed economicamente penalizzante per la città. La scelta di Retesalute di concorrere alla gestione del sistema della cronicità, Le fa fare un salto di qualità. A Lecco un dibattito simile non c'è".
       


Veniamo a qualche tema di casa nostra, ossia di Merate. Ha in mente qualche nome del centrosinistra per le comunali del 2019"
   
"Non seguendo da vicino la politica meratese non sono in grado di fare nomi. Paradossalmente conosco molto di più le evoluzioni demografiche ed economiche".



Qualche consiglio ai giovani rampanti come Gino Del Boca
   
"Merate è un Comune complesso con tante identità locali molto forti (le frazioni) che hanno sempre pesato nelle tenzoni elettorali. Sembrerà paradossale ma io penso che non esista una identità specifica comunale. E' per questo che penso alle difficoltà di tutte le Giunte di essere polarizzatrici del Meratese. A ciò vanno aggiunti altri fenomeni come il continuo arrivo di fasce di popolazione diverse da quelle stanziali ed il peso sempre maggiore degli anziani. Penso che chi voglia fare una lista debba non solo pensare un bel programma, ma anche studiare i fenomeni sociali ed economici che avvengono. L'egemonia nasce dalla conoscenza di tali processi che fanno nascere proposte suggestive e pratiche
".
Claudio Brambilla
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