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Scritto Lunedì 28 febbraio 2011 alle 08:49

I vertici di A.O. e Asl hanno dimostrato di essere aperti al dialogo. E i Sindaci lo sono?

Non ci compete né abbiamo delega alcuna per farlo; tuttavia temendo nell'ennesima svista dei signori sindaci dei 26 comuni della Brianza ci prendiamo il diritto di ringraziare Mauro Lovisari e Marco Votta per aver risposto, esaurientemente, alle precise domande poste loro da Ambrogio Sala, esperto di sanità e responsabile del settore socio-sanitario del Partito Democratico. Ci sono pochi precedenti altrettanto confortanti. Soprassedendo sull'operato del prematuramente scomparso Roberto Rotasperti, a memoria ricordiamo diverse aperture al Territorio da parte di Pietro Caltagirone e Giacomo Walter Locatelli, d.g. di A.O. e ASL dal 2003 al 2007. I due manager, assieme, si presentarono in diverse occasioni a Villa Confalonieri per spiegare ai rappresentanti eletti del distretto sanitario meratese i rispettivi programmi. Il triennio successivo è stato caratterizzato da una chiusura pressoché totale da parte di Mauro Borelli allora direttore generale dell'Asl e da una disponibilità intermittente di Ambrogio Bertoglio, omologo all'Azienda ospedaliera. Incalzato dal suo staff, sollecitato da diversi capidipartimento, Bertoglio ha opposto a volte un rifiuto al dialogo andando probabilmente contro la sua natura che invece l'avrebbe portato ad essere assai più aperto e collaborativo. All'alba del nuovo quinquennio, invece, i top manager nominati il 1° gennaio scorso hanno subito dimostrato di voler percorrere il sentiero tracciato da Luciano Bresciani, assessore regionale alla sanità che agli stati generali di Lecco sottolineò con forza la necessità che i dirigenti dei servizi socio-sanitari lavorassero a gomito con i rappresentanti del Territorio. Indicazione contenuta con forza anche nel nuovo piano socio-sanitario regionale. Ora però spetta ai sindaci uscire dal letargo e chiedere, suggerire, discutere con Lovisari e Votta. A breve si dovrà rinnovare la presidenza dell'assemblea distrettuale. Felice Baio, presidente in carica, ha rigorosamente osservato il dettato della Legge 31, anche quando poteva socchiudere almeno la porta del dialogo. Ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro, per quel che possiamo saperne, sul fronte dell'assistenza sociale ma non ha ritenuto di andare oltre alcune lettere indirizzate al dottor Bertoglio per chiedere conto di investimenti promessi e non realizzati, come la Risonanza magnetica fissa. E' auspicabile che il suo (eventuale) successore prosegua l'attività sin qui svolta ma si affianchi anche ai dirigenti del Mandic su cui "fare ponte" per allacciare un confronto costruttivo con la Direzione strategica aziendale, sia ospedaliera che sanitaria. I risultati non mancheranno.  
Claudio Brambilla
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