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Scritto Venerdì 14 gennaio 2011 alle 15:00

5 gennaio 1960: il convoglio 341 deraglia alla stazione di Monza. Sedici le vittime, diversi i meratesi. Il ricordo di Antonio Conrater


Immagine tratta dal Giornale della Memoria e dal sito Arengario.net (Alfredo Viganò)

Domani mattina alle ore 10 il sindaco di Monza Marco Mariani scoprirà una lapide nei pressi del sottopasso di Via Libertà a ricordo del tragico deragliamento ferroviario di cinquant’anni fa, avvenuto il 5 gennaio 1960.Il convoglio 341, con 10 carrozze cariche di oltre 200 pendolari provenienti dal capoluogo lecchese diretti a Milano, deraglia e si schianta contro le impalcature di un cantiere. I macchinisti non sentono o non vedono, per via della nebbia fittissima, i segnali che indicano l’avvicinarsi del cantiere e dunque l’obbligo a rallentare. Il treno entra a velocità elevata nell’area cantiere. Il locomotore rimane sui binari, alcune carrozze si piegano, tre vagoni precipitano in un cortile.


Da Il giornale della Memoria: Nella suggestiva ricostruzione di Achille Paticucci per il Corriere del 6 gennaio 1960, il deragliamento di Monza. Il convoglio esce dai binari perchè arriva in velocità sul cantiere dei lavori di Via Piave. Il locomotore supera l'attraversamento, rimanendo miracolosamente sulle rotaie, mentre i primi tre vagoni crollano nel cortile del Lanitificio BBB, dove la strage avrebbe potuto ingigantirsi: le operaie, quel giorno, erano entrate un'ora prima (tratto da "Il Giornale della Memoria" n. 01 - 2010).

E’ una strage: donne e uomini rimangono schiacciati tra le lamiere, un sacerdote di Dervio Don Giuseppe Gaffulli che stava recandosi al capezzale della madre viene trafitto da un binario divelto. A chi si salva e apre gli occhi tra il fumo e le urla di dolore dei feriti, si presenta una scena apocalittica.
Iniziano le operazioni di soccorso e la conta, drammatica, delle vittime: 16 morti (15 sul colpo, la sedicesima in ospedale) e 123 i feriti.

Tra questi ci sono moltissimi meratesi, pendolari per studio o per lavoro. Con scherzi del destino davvero crudeli. Come quello di Silvana Vismara, 24 anni di Cernusco, che giunta in stazione si era accorta di avere dimenticato il portafoglio, era corsa a casa in piazza della chiesa ed era riuscita a prendere per un soffio il treno. O come quello di Marisa che il giorno successivo alla strage vaga nel salone di Villa Reale a Monza cercando il fidanzato, Elio Sangiorgio, 20 anni di Olgiate Molgora. Fino a quando un poliziotto, vedendola distrutta alla ricerca di una conferma o di una smentita al suo dolore, le si avvicina e le mostra l'agenda rinvenuta addosso al cadavere di un giovane. Alla data del 5 gennaio, il proprietario del taccuino aveva scritto: "Oggi vedrò la mia Marisa".Quel giorno sul convoglio 341 c’era anche Antonio Conrater, ex sindaco di Cernusco attuale assessore provinciale, che a quei tempi era ancora studente. Ecco il ricordo di quella drammatica mattina:
Antonio Conrater
Domani mattina il Sindaco di Monza Mariani scoprirà una lapide per ricordare il deragliamento  di cinquant’anni fa a Monza.
L’ ho saputo ieri casualmente a Calolzio . Ero dall’Assessore Hoffer che parteciperà  per Calolzio alla cerimonia.
C’ero anch’io su quel treno .
A quel tempo frequentavo il liceo Zucchi di Monza e tutte le mattine prendevamo - con molti altri ragazzi  di Merate - il treno delle sette e trenta a Cernusco.
Viaggiavamo in prima classe ( c’era una buona riduzione per gli studenti ! ) in vagoni accoglienti con poltrone di velluto e poggiatesta bianchi di lino.
Nella composizione del treno le  carrozze di prima classe erano due : la prima e la quarta .
I pendolari sono abitudinari e così io salivo sempre sulla prima carrozza.
Quella mattina però ( a volte capitava ) il treno aveva frenato in ritardo e – come dicevamo noi – era andato a finire  quasi a Osnago .
Così io ero salito sulla quarta carrozza e forse quella frenata in ritardo mi aveva salvato la vita.
Si  perché la maggior parte dei morti  furono proprio sulla prima carrozza che dovette assorbire l’impatto più violento  del deragliamento.
C’era molta nebbia quella mattina ( quei nebbioni da tagliare col coltello che oggi sembrano non esserci più ) e a Villasanta facevano scoppiare dei petardi per segnalare ai treni in arrivo i lavori in corso sul cavalcavia di Monza.
Ricordo anch’io di averli sentiti ma il treno inspiegabilmente non si fermò .
Quando la carrozza cominciò sobbalzare e si piegò su un fianco percorrendo un lungo tratto  strisciando sulla fiancata , nessuno di noi capì cosa stesse succedendo.
Lo capimmo dopo quando – usciti a carponi  dal finestrino - ci si presentò una scena apocalittica .
Appena uscito mi ero sentito chiamare per nome : “Antonio…Antonio….”  era il mio amico Angelo Bini che si era arrampicato in cima al vagone e dall’alto guardava l’incredibile spettacolo alla ricerca degli amici .
Ma eravamo giovani e in qualche modo il fatto di essere vivi ci rendeva euforici.
Non sapevamo che un binario divelto dal deragliamento era entrato nella terza carrozza e aveva trafitto come una spada un sacerdote tranquillamente seduto al suo posto.
L’abbiamo letto con orrore il giorno dopo sui giornali .
Quel binario è ancora appeso a un capannone dell’allora stabilimento delle Lane B.B.B.
Qualche volta quando passo mi capita di vederlo ma ormai le emozioni di allora sono troppo lontane.
Anche Cernusco ha avuto due morti Lucia Colombo e Silvana Vismara : due persone giovani  che conoscevo molto bene e che  appartenevano a famiglie molto  amiche .
Mio papà che era segretario comunale andò quella sera coi parenti all’obitorio e tornò sconvolto .
Antonio Conrater



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