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Scritto Lunedì 02 novembre 2015 alle 08:49

Riforma sanitaria /4: ruolo dei Presidi Ospedalieri Territoriali. Inrca con Ps, materno-infantile e specialistiche per il casatese

Come preannunciato al termine della "precedente puntata" - la terza - il nuovo capitolo dell'approfondimento dedicato alla riforma sanitaria lombarda sarà ora interamente incentrato sui cosiddetti "Pot", i Presidi Ospedalieri Territoriali, anche per fugare ogni residuo di dubbio che questa possa essere la "fine" del percorso involutivo dell'ospedale San Leopoldo Mandic di Merate.
Come sempre però - in un gioco di scatole cinesi - riserviamo poche righe ad "informazioni di servizio" di più ampio respiro: bene, come noto, dopo la ridistribuzione delle deleghe in Giunta regionale - e dopo dunque l'infausta uscita di scena di Mario Mantovani - il presidente Roberto Maroni ha mantenuto per sé la Sanità. Una scelta che porta a prevedere che l'iter attuativo della riforma sarà spedito. L'obiettivo come ormai è chiaro è di arrivare alle nomine dei nuovi direttori generali entro l'inizio dell'anno per avviare così l'iter parallelo del piano sociosanitario lombardo e la predisposizione dei nuovi Poa (i piano organizzativi aziendali) delle nascenti AST e ASST disegnate nell'ormai celebre "allegato 1" che - almeno per il momento - rimarrà tale come annunciato ieri dal Governatore in persona, essendo ormai arrivati alla scadenza prefissata del 31 ottobre. Questo contesto fa prevedere che, almeno i primi mesi del 2016, saranno caratterizzati da una vivace discussione - ai vari livelli - in merito alla concreta attuazione dei principi della legge e dunque di come tali "indicazioni" saranno recepite per promuovere forme di integrazione operative e gestionali tra i soggetti erogatori dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali. Ovvero, in altri termini, come sempre, in quale modo si passerà dalle "parole" ai "fatti".
Ciò che è certo è che il settore ospedaliero sarà interessato dalle operazioni di classificazione dei presidi (nel lecchese il Manzoni, come abbiamo già ricordato, vorrebbe aspirare al secondo livello e al Mandic nulla manca per mantenere il primo) mentre tutto da configurare sarà il settore territoriale al quale afferiranno i Presidi ospedalieri territoriale (Pot) e i Servizi socio sanitari territoriali (PressT).
A quest'ultimi riserveremo la quinta tappa del viaggio. Ecco invece una veloce inquadratura dei primi.
L'ospedale Umberto I di Bellano
I Pot sono individuati dalla riforma come "strutture multiservizi deputate all'erogazione di prestazioni residenziali sanitarie e socio sanitarie a media e bassa intensità per acuti e cronici".
Nulla di nuovo, sia chiaro: Toscana, Veneto ed Emilia da tempo puntano su realtà diversamente chiamate "casa della salute", "ospedali di comunità" o "ospedali di prossimità" che dir si voglia, accumunate da una "base" pressappoco comune: specialità presenti sempre in ogni caso sono la medicina generale, la medicina specialistica, i servizi sociali e il servizio amministrativo; 20.000 abitanti la popolazione di riferimento; orario di apertura da un minimo di 8 ore al giorno fino all'h.24; scheda clinica - sociale del cittadino condivisa tra tutto il personale. A tali strutture afferiscono - nei modelli già sperimentati - quei pazienti che hanno bisogno di assistenza continua ma non delle prestazioni super-specialistiche di un ospedale.
La creazione di tali Pot è così da inquadrare, a livello generale, in un contesto di transizione demografica - invecchiamento della popolazione - che porta con sé una transizione epidemiologica con forte aumento delle malattie croniche. La risposta a questa situazione - e questo è indubbiamente un punto fisso - non può essere l'assistenza ospedaliera anche perché si rischia un'escalation di costi a fronte di scarsi benefici. Nel mutamento dunque dell'asse assistenziale "dalla corsia" al territorio i Pot assumono la duplice caratteristica di essere la struttura fisica territoriali ben riconoscibile integrativa e in parte alternativa ai nosocomi. In più possono rispondere alla necessità di deospedalizzare la sanità e quindi anche la salute e nel contempo evitare l'istituzionalizzazione territoriale cosa che invece potenzialmente fanno le strutture come le residente assistenziali assistite (Rsa) o le strutture di cura intermedia.
Per entrare nel concreto: in Lombardia - lo ha ripetuto in tutte le occasioni anche Maroni stesso - i malati cronici sono il 30% della popolazione. Si tratta di diabetici, cardiopatici, anziani con problemi respiratori, persone in dialisi... Tutti pazienti che richiedono cure e assistenza continua, che assorbono i due terzi del bilancio sanitario. Soprattutto utenti che spesso si rivolgono al pronto soccorso senza però averne effettivamente bisogno: nel 2014 il 35% delle persone arrivate nei reparti di emergenza è stato contrassegnato da un codice bianco o verde (i meno gravi).
La sede dell'Inrca di Casatenovo
Il Pot deve dunque possedere caratteristiche intermedie tra il ricovero ospedaliero propriamente detto e le altre possibili risposte assistenziali domiciliari o residenziali con le quali non si pone in alternativa ma in uno stretto rapporto di collaborazione funzionale nel tentativo di costruire una rete di servizi sanitari extraospedalieri.
Essendo una struttura territoriale tutti gli aspetti gestionali e di direzione saranno di competenza del direttore dell'ambito distrettuale. I ricoveri saranno invece sempre programmati e finalizzati alla soddisfazione di un bisogno rivelato e quindi a carattere provvisorio. L'ammissione avverrà su proposta del medico di medicina generale o del medico ospedaliero se il paziente è ricoverato in un nosocomio. In quest'ultimo caso sarà indispensabile il consenso del curante di famiglia che avrà la responsabilità della condotta diagnostica e terapeutica dell'utente. Al momento dell'accesso il medico di base - che sarà presente in orari di accesso programmato e potrà avvalersi di consulti di specialisti - coadiuvato se richiesto da altre figure professionali formulerà il piano assistenziale che verrà condiviso dal paziente stesso e dai famigliari. Nel concreto, poi, l'assistenza sanitaria verrà erogata con le modalità ospedaliere (farmaci, presidi ecc..).
Dove realizzare tali nuove realtà? Nei modelli già sperimentati per la sede ideale del Pot si è fatto ricorso ad edifici ex novo, sedi di volontariato, poliambulatori ma la struttura può derivare anche dalla dismissione o riorganizzazione di presidi ospedalieri, non tanto perché si deve riconvertire un ospedale quanto perché si deve poter offrire alla popolazione una organizzazione assistenziale flessibile e all'altezza dei cambiamenti in atto.
Nella proposta di sperimentazione per la costituzione del polo territoriale sociosanitario del meratese-casatese - per calare la riforma direttamente "da noi" - l'ubicazione del primo Pot viene indicata a Casatenovo presso il presidio dell'Inrca che a questo scopo potrebbe essere utilizzato parzialmente, sfruttando le aree di degenza rese disponibili dal previsto trasferimento (ad aggi ancora senza una data) della pneumologia al Mandic. L'area di riferimento potrebbe quindi essere - in fase sperimentale - la popolazione del casatese (40.000 unità). 10 i posti letto immaginati, dando alla figura dell'infermiere un ruolo centrale e andando fin da subito oltre i requisiti minimi per avere uno "Pot di base". La struttura è infatti  attrezzata per il servizio sulle 24 ore, dotata di un punto di primo soccorso per la gestione dell'acuzie leggere o piccoli traumi oltre alla cronicità. Si ipotizza poi: un'eventuale area completa materno infantile con consultori, preparazione al parto e maternità responsabile; un'ampia presenza di attività specialistica poliambulatoriale; spazi idonei per la presenza di un'ala con letti di cura intermedia o a bassa intensità assistenziale.
La scelta del presidio di Monteregio per attivare una sperimentazione fornirà elementi anche per definire ambiti e localizzazioni per gli altri ambiti territoriale dell'ASST. Si guarda con particolare attenzione agli spazi disponibili presso il presidio riabilitativo di Bellano. Più complessa - anche per dimensioni - la realtà dell'ambito territoriale lecchese dove i punti di riferimento potrebbero essere ricercati anche nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa), nei poliambulatori dotati di radiologia tradizionale e centri prelievo nonché in strutture private accreditate.



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Alice Mandelli
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