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Scritto Mercoledì 29 dicembre 2010 alle 13:39

''Metastasi'': ex partigiano vende un deposito di armi alla mafia e alle Brigate Rosse. Chi indaga?

Enrico Magni
Non basta indignarsi in Consiglio Comunale additando la stampa o altri mezzi d'informazione eccessivamente critici e scandalistici nei confronti di alcuni rappresentanti politici locali.
Evviva la stampa libera di destra, di sinistra, di centro, di sopra e di sotto.
Evviva la scrittura, evviva i libri, evviva gli autori, evviva i giornali, evviva Omero, evviva Johann Gutenberg, evviva Bi Sheng scopritore in Cina dei caratteri mobili  nel 1041, evviva i fratelli Lumière per aver inventato il cinema, evviva  Marconi per aver inventato la radio...; insomma  per fortuna c'è sempre qualcuno che permette di riflettere, pensare, criticare.
Nel libro “Metastasi”, che è un affresco macchiaiolo della dimensione del dinamismo dell'illegalità e di chi opera nella stessa, c'è un passaggio che non ha sollecitato scalpore e riguarda la vicenda dell'arsenale dei partigiani raccontato a pagina 155.
“ Nel novembre del 1980 inizio a lavorare come guardia giurata per l'Ilvi – che cambia nome in Sicuritalia – prendo il porto d'armi e alle conoscenze legate a Coco Trovato aggiungo quelle dei nuovi colleghi appassionati di armi...Tre mesi dopo la mia assunzione, vengo a sapere da uno dell'Ilvi che un anziano partigiano di Mandello del Lario ha a disposizione casse di armi, di munizioni e di bombe a mano. Lo contatto e gli offro dei soldi. Andiamo in una grotta, sui monti tra Mandello e Abbadia Lariana. Sembra una galleria. Dalla chiesa di Rongio, una piccola frazione di Mandello, saliamo a piedi per quasi mezz'ora fino a un sentiero che tutti chiamano del Fiume perché costeggia un ruscello. E poi fino all'Alpe di Era, quasi a mille metri di altitudine...Poi camminiamo ancora e raggiungiamo un'altra grotta più stretta e più piccola della precedente. Lì c'è il deposito di armi più grande che abbia mai visto: molte Mg42, le mitragliatrici pesanti tedesche, decine di cassette di proiettili 7,62 e persino mortai da 80...L'indomani torno dal partigiano con una busta. Dentro ci sono 20 milioni in contanti e mi porto via due casse di armi e stavolta senza fare il giro del giorno prima. Dopo una settimana rivendo per 80 milioni di lire il tutto a tre siciliani che vivono a Lecco...In poco tempo svuotiamo praticamente il deposito...Quindici giorni dopo la scarpinata per arrivare alla grotta dell'ex partigiano, ci capita di passare sui Piani dei Resinelli sopra Ballabio...Quando arriviamo, troviamo una dozzina di persone impegnate a sparare con revolver di piccolo calibro... Rusconi chiede se vogliono qualcosa di calibro superiore...Accettano per 5 milioni...ci dicono a mezza lingua che appartengono alle Brigate rosse.” 

Sono due eventi, raccontati, importanti. Prima domanda. Chi è il partigiano? Che fine hanno fatto quei soldi? E' possibile che altri ex partigiani non sapessero di quel deposito? Ci sono stati altri depositi? Che fine hanno fatto? Secondo la storiografia partigiana tra Como e Lecco ci sono la 1°, la 2° e la 16° Divisione Garibaldi Lombardia, la divisione Puecker, la Brigata Piazza, la Brigata Benetta, la V° Brigata Benetta. A quale raggruppamento appartiene l'ex partigiano, che se fosse vero il racconto, metterebbe a dura prova il senso di responsabilità e l'impegno dei partigiani?
E' opportuno che l'ANPI Provinciale di Lecco, con gli storici locali cercassero di fare chiarezza su questa vicenda, se fosse vera, inquietante. L'onore dei Partigiani e chi è morto per liberare l'Italia dall'occupazione nazi-fascista, non può e non deve essere macchiato. E' indispensabile fare chiarezza. Quelle armi, se fosse vero il racconto, sono servite per armare le organizzazioni criminose e le Brigate Rosse. Così pure è opportuno approfondire anche il secondo racconto. Basta ricostruire i fatti. Non bisogna spaventarsi delle parole, dei racconti.
Questo passaggio del libro necessita di essere approfondito e non va eluso affermando che chi racconta è inaffidabile.
Dott. Enrico Magni
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