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Scritto Sabato 26 ottobre 2013 alle 09:53

''Canone TV'', chi lo paga e chi no: Italia, al solito, a due volti. Al Nord in regola oltre il 70%, al sud tassi di evasione al 90%. Il raffronto tra la provincia di Lecco e paesi ''gemelli''

Di esempi in Italia come Collobiano (provincia di Vercelli), non ne esistono. In questo comune piemontese, un centinaio di abitanti e una quarantina di famiglie, tutti i possessori di un televisore ad uso privato pagano il canone Rai. Nessuno escluso. I 38 apparecchi di trasmissione corrispondono esattamene ai 38 nuclei che ne fanno un uso domestico e ai 38 cedolini che sono stati emessi e regolarmente corrisposti.
I dati più recenti messi in circolazione qualche settimana parlano di un'Italia, tanto per cambiare, divisa a zone dove ci sono province con una virtuosità "esemplare" e altre dove il tasso di evasione è al 90%.
In media oltre l'80% di regolari si registra in Toscana e Friuli, il 70% nel nord e buona parte del centro mentre in Campania, Calabria e Sicilia stando ai dati c'è da pensare che una famiglia su due non sappia nemmeno così sia il televisore, visto che non corrisponde il canone pur essendone soggetta.


Dalle tabelle fornite dalla Rai, suddivise regione per regione, comune per comune abbiamo estrapolato i dati relativi alla provincia di Lecco con le sue 90 amministrazioni e abbiamo poi fatto un raffronto con realtà molto simili per popolazione e numero di famiglie del Sud Italia.
Partiamo da Merate. All'anagrafe (alla data di raccolta dati RAI) gli abitanti risultano 14.943 e le famiglie 6.166. Di queste solo 5.593, secondo i parametri stabiliti dal regolamento, sono soggette a canone per il possesso del televisore (la differenza è infatti data da nuclei che per età e reddito non rientrano). 4.798 gli apparecchi televisivi ad uso privato dichiarati che portano a una diffusione ogni cento famiglie pari al 77% e all'85% su 100 famiglie soggette a canone. In pratica il tasso di evasione, se ipotizziamo che praticamente ogni famiglia possegga un televisore, è pari al 15%.
Il corrispettivo meratese potrebbe essere Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. 14.836 gli abitanti per 5.063 famiglie di cui 4.603 soggette a canone. Gli apparecchi televisivi dichiarati sono solo 1.721, il che significa una diffusione dello "strumento" del 34% e una corresponsione del canone effettuata solo dal 37% dei sottoposti, quindi con un tasso di evasione che si avvicina al 63%.
Prendiamo ora Olgiate. La diffusione delle televisioni è pari a 77,4% (1.975 tv su 2.550 nuclei). Le famiglie soggette a canone (che presentano dunque tutti i requisiti per doverlo pagare), sono 2.326: gli olgiatesi corrispondono per l'85% a quanto prevede la normativa. A Strongoli (provincia di Crotone) le famiglie sono 2.234 e quelle soggette a canone 1.972. Curioso il fatto che il numero di apparecchi "accatastati" per uso privato siano solo 570. In pratica la diffusione di tali apparecchi è in una famiglia su 4 e la densità delle tv ad uso privato nelle famiglie soggette a canone è del 29%. Tutte le altre, in teoria, non lo posseggono.
In Valletta prendiamo l'esempio di Santa Maria. Qui i residenti sono 2.256, le famiglie 858, di cui 813 con i requisiti per il pagamento. I televisori registrati sono 670 e il conto è presto fatto con una diffusione pari all'83%. Facciamo il parallelismo con San Gregorio di Ippona (provincia di Vibo Valentia). 2.272 i residenti, 874 le famigli e 826 quelle soggette a canone. Bene i televisori risultano essere solo 145. In pratica il 16% delle famiglie lo possiede e quelle che pagano il canone solo il 17% (le altre o non hanno la tv o non l'hanno dichiarata e quindi non pagano il canone).


Tra i tassi di diffusione della tv nelle famiglie soggette a canone, quello più basso appartiene a San Marcellino (Caserta) ed è pari al 9%. In pratica su 100 famiglie che possiedono i requisiti per pagare il canone, solo 9 lo fanno. Le altre 91 o non possiedono un apparecchio o molto più probabilmente lo possiedono senza corrispondere i 113 euro previsti.
Il comune gemello, per tipologia di popolazione e di contribuenti, potrebbe essere Casatenovo. Peccato che qui la densità di TV ogni 100 famiglie vincolate al canone sia dell'83%. Le tv sono infatti 3.875 per 5.137 famiglie di cui 4.650 nella condizione di pagare.
C'è poi il caso di Cancello ed Arnone in provincia di Caserta. Su 1998 famiglie, 1789 sono vincolate al pagamento ma a possedere la tv sono solo in 374 per una percentuale dunque del 21. Un comune simile nella nostra provincia è Barzanò. Le famiglie sono 2.069 e quelle "paganti" 1.906. La diffusione dei tv color è decisamente più elevata, con 1.626 apparecchi. Questo significa che su 100 nuclei che potenzialmente hanno i requisiti per essere assoggettati al canone, sono 85 quelli che lo corrispondono realmente. Gli altri 15 o non possiedono lo strumento o, anche in questo caso, seppure con proporzioni decisamente più basse, non lo pagano.
A Rogeno la virtuosità rasenta l'80%. In pratica quasi tutti i possessori di televisione (907) pagano il canone (1.136 i nuclei assoggettati). Leggermente diverse le proporzioni a Platì, in provincia di Reggio Calabri, dove accade esattamente il contrario. I nuclei titolati a pagare sono 1.178 (quindi molto simili a Rogeno), solo che le televisioni registrate per uso privato sono solo 132 e dunque la densità di diffusione è dell'11%. Solo una famiglia su 10 possiede un televisore e paga il canone.
Insomma ecco l'ennesima faccia di un'Italia a metà, divisa tra zone virtuose e altre decisamente meno dove, al di là dell'atteggiamento civile e rispettoso delle regole dei cittadini, a stupire sono sempre gli enti preposti ai controlli che, se in taluni casi sono fin troppo zelanti, altre volte sono del tutto assenti.
Saba Viscardi
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