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Scritto Giovedì 18 aprile 2013 alle 19:59

Colico: la picchia, la chiude in casa, le ruba dei gioielli e pretende dei soldi. A processo

E fu amore "al primo click" ma alla passione seguì poi la richiesta di denaro e una presunta notte da incubo con l'amata rinchiusa in una camera da letto, insulti, calci e sberle...  Per poi veder di nuovo sbocciare, tra i due protagonisti di questa storia, quella passione che vorrebbe ora far cancellare nella vittima quel brutto ricordo, approdato però quest'oggi in tribunale. Ha un po' del romanzo rosa (ma è tutto reale) il procedimento penale apertosi questa mattina presso il foro di Lecco. L'imputato è R.D., leccese, pregiudicato e attualmente impossibilitato, per una presedente condanna, a lasciare la città pugliese entrato in relazione con la sua accusatrice chattando via Facebook.  Egli secondo la querela presentata in data 10 aprile 2012 dalla signora C.B., classe 1963 negoziante di Piantedo, in Valtellina, "salito al Nord" per farle visita, la sera del 9 avrebbe dapprima avuto un alterco con la stessa, insultandola con termini come "puttana" e "troia" per poi mollarle almeno un ceffone sul viso e calci nelle gambe. Dopodiché le avrebbe rubato alcuni monili (un anello, un bracciale e forse un orologio) celandoli tra i suoi effetti personali per arrivare infine a rinchiuderla in una stanza, impedendole di lasciare l'appartamento di Colico da poco preso in affitto dalla cinquantenne, in quell'epoca in fase di separazione dal marito. Solo l'indomani, le avrebbe riaperto la porta "imponendole" di recarsi in banca per prelevare 2.000€ necessari, probabilmente, per far rientro nella sua terra d'origine.
Il suo "piano" sarebbe però fallito a seguito dell'arrivo presso l'abitazione scenario della presunta rapina impropria, della madre e della figlia di C.B., in ansia per le sue sorti, dopo aver visto la serranda della sua bottega ancora abbassata alle 9 del mattino e dopo aver provato ripetutamente a chiamarla al cellulare, senza ricevere risposta. Usiamo il condizionale, nel tratteggiare questa vicenda, prima di tutto perché il procedimento per accertare le eventuali responsabilità dell'uomo è appena cominciato e anche perché dinnanzi al collegio giudicante presieduto dal dottor Ambrogio Ceron, la donna ha in parte ritrattato l'accaduto, confermato invece dalla madre e della figlia della stessa, con le quali si confidò nell'immediatezza dei fatti, sentite in aula come testi così come  due Carabinieri della Stazione di Colico. Essendo tornata infatti in buoni rapporti con il leccese, al quale sarebbe ancora legata sentimentalmente, la cinquantenne davanti ai giudici ha fatto di tutto per attenuare la posizione dell'imputato, rischiando anche un'eventuale accusa per falsa testimonianza come le ha rammentato il dottor Ceron.
Sia il maresciallo Maiorano che il brigadiere Giannasi hanno invece riferito di aver effettivamente rinvenuto in un borsello e in un beauty di proprietà dei R.D. i gioielli per il cui furto la signora aveva sporto denuncia. Il processo è stato aggiornato al prossimo 30 maggio quando sarà data la possibilità all'imputato di sottoporsi a esame e si arriverà alla discussione finale con le requisitorie del pm Rosa Valotta titolare del fascicolo e dell'avvocato Marilena Guglielmana, difensore del pugliese.
A.M.
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