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Scritto Giovedì 11 aprile 2013 alle 15:27

Malgrate: il PM chiede sei anni e otto mesi per il padre cinese accusato di atti sessuali con la figlia minorenne

Il dr. Del Grosso
Sei anni e otto mesi. Questa la pena chiesta quest'oggi dal pm Paolo Del Grosso per J.L., il malgratese di origine cinese a processo per atti atti sessuali con minorenne (art 609 quater cp). Stando infatti all'accusa l'uomo, impiegato in un laboratorio tessile, avrebbe importunato sessualmente la figlia maggiore, toccandola nelle parti intime e arrivando addirittura ad avere, in tre o quattro diverse circostanze, rapporti sessuali con la stessa.Prima della requisitoria del magistrato titolare del fascicolo, questa mattina in aula, si e' tenuto dinnanzi al collegio giudicante presieduto dal dottor Ceron con a latere i colleghi Catalano e Arrighi, l'esame dell'imputato il quale, seppur in Italia del 1998, ha necessitato dell'assistenza di un'interprete che l'ha aiutato nel rispondere alle domande. L'uomo ha così dichiarato di aver sempre avuto un ottimo rapporto con la ragazzina e di aver alzato le mani su di lei solo due volte, nel 2010. Alla base dei due litigi, culminati con qualche spintone e un paio di ceffoni, due bugie della giovane che, in un'occasione, sarebbe rincasata in ritardo e nell'altro avrebbe trascorso l' intera nottata fuori casa senza nulla dire ai genitori. J.L. ha poi spiegato di non essere mai stato messo al corrente dalla figlia, del legame instaurato quest'ultima con un ragazzo albanese e di essere venuto a conoscenza di tale circostanza da un vicino di casa che gli avrebbe riferito di aver visto la cinesina in atteggiamenti intimi con il fidanzatino. Addirittura, secondo il padre, la ragazza avrebbe avuto un rapporto sessuale in luogo pubblico con l'amichetto, rilievo questo smentito però dal vicino di casa citato da J.L., sentito come teste in una delle precedenti udienze. "Sua figlia dice che lei piu' volte ha provato a toccarla e che ha avuto 3-4 rapporti con lei. E' vero?" ha quindi domandato il pm, in maniera diretta. "Non e' vero", la risposta pronta dell'imputato che, a precisa domanda del dottor Ceron, ha anche negato di essersi mai spogliato davanti alla ragazzina. Ha invece confermato che il numero telefonico messo sotto intercettazione dagli inquirenti durante le indagini era sì intestato a lui ma in uso a un cognato. Il litigio dunque rimasto registrato vedeva coinvolti quest'ultimo e la sua fidanzata, non lui e la moglie o la figlia."Sono emerse prove sufficienti per sostenere la colpevolezza dell'imputato" ha invece esordito nella sua requisitoria il dottor Del Grosso, partendo come sempre dalle parole della persona offesa la quale, come detto in precedenza, aveva sostenuto di essere stata oggetto di "palpeggiamenti" dall'età di 11 anni e di aver avuto rapporti con il padre dai 13 anni, in entrambe le case in cui la famiglia ha vissuto nel periodo in oggetto, la sera come di giorno. Il tutto si sarebbe quindi protratto fino al 2010, anno in cui, come ricordato dal pm, la ragazza ha incontrato casualmente un'ex insegnante delle scuole medie, confessando per la prima volta il suo presunto dramma. Nell'interrogatorio a cui e' stata sottoposta la cinesina avrebbe "riferito con molta vergogna quanto subito, imbarazzata e con una certa partecipazione emotiva, ma sempre con coerenza". Altro "elemento significativo", sempre secondo il magistrato, sarebbe proprio il rapporto "tutto sommato positivo tra il padre e la figlia" come riferito dall'imputato stesso. "Non si capisce perche', allora, la parte offesa si sarebbe dovuta inventare accuse così infamanti" ha sostenuto l'accusa ritenendo anche fondata la motivazione addotta dalla ragazzina quando le e' stato chiesta come mai non avesse raccontato prima delle presunte attenzioni morbose del padre nei suoi confronti. "Aveva paura della reazione della mamma e di non rivedere i suoi fratelli, una giustificazione comprensibile". Maldestro, invece, sarebbe stato, secondo il pm, il tentativo dell'uomo di "gettare ombra sulla figlia" dichiarando che la giovane si sarebbe prestata a un rapporto sessuale in luogo pubblico con il fidanzatino albanese. "Ciò e' stato smentito dal ragazzo nelle sommarie informazioni e dal vicino di casa sentito come teste". Tutto cio' premesso, il dottor Del Grosso ha quindi chiesto, considerato anche il vincolo della continuazione, sei anni e otto mesi di reclusione. L'epilogo della vicenda, arriverà il prossimo 27 giugno quando dopo le requisitorie della difesa e della parte civile, il collegio pronuncerà la sentenza.

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A.M.
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