• Sei il visitatore n° 476.180.392
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Venerdì 29 marzo 2013 alle 08:22

Merate: perché ''l’intera popolazione'' deve pagare quote di servizi a domanda individuale?

Sinora ci siamo tenuti a debita distanza dalla stucchevole polemica sull'aumento del costo del buono pasto (48 centesimi) giustificato dal Comune con la necessità di realizzare il centro cottura nella scuola di Via Montello di Merate. Ma tacere dopo l'ultima boutade non è più possibile. Secondo il settimanale cittadino, la portavoce del Comitato genitori ha affermato: "Che la quota del centro di cottura sia spalmata su tutta la popolazione". Eh no, cara amica. La quota che è e resta per il pasto, la paga il consumatore. Qui non si vuole ribadire che dopo i piaceri si assumano i conseguenti doveri ma è ora di finirla con questo populismo da quattro soldi secondo cui qualsiasi aumento, anche modesto deve essere a carico della collettività. Perché di questo passo avremo l'aumento della tassa rifiuti, con l'arrivo della Tares da "spalmare" su chi può pagare e, in coda, la retta del bus a quanti non hanno figli e pertanto, non avendo spese, debbono essere puniti. Ognuno si assuma le proprie responsabilità  e ciascuno amministri se stesso e la propria famiglia - se ce l'ha - con la necessaria oculatezza. L'intervento pubblico, perché quello sollecitato dalla portavoce è un intervento pubblico che si aggiunge alla quota di incremento di cui già si fa carico il Comune, ossia il pubblico ancora una volta, deve essere limitato a casi specifici, casi straordinari. Qui non si vuole generalizzare, con la consapevolezza di camminare sui cocci di vetro, ma quando si decide liberamente di mettere al mondo i figli, sempre più numerosi secondo le ultime statistiche, se ne si assumano i relativi costi, oltre a beneficiare dell'indubbia gioia di un figlio. E poi siamo in presenza di un aumento medio mensile di meno di 10 euro circa. Ora non si dica che non è possibile "tagliare" qualche spesuccia effimera per pagare il buono mensa del bimbo. Ripetiamo i casi particolari vanno aiutati ma la presa di posizione a prescindere, la protesta contro il Comune, ossia contro l'intera collettività che ha espresso gli amministratori, deve fondare su motivi robusti, francamente non risibili come 48 centesimi in più al giorno, un decimo del costo di un pacchetto di sigarette, poco meno della metà di un caffè. I servizi sono a tariffa proprio perché rappresentano un costo individuale e come tale deve essere sostenuto dal singolo. Tra fasce Isee, esenzioni dai ticket, detrazioni per figli a carico, quote di costi a domanda individuale caricati sulla spesa pubblica, il Comune fa già la sua parte in abbondanza e quanti non beneficiano di nulla di tutto ciò si fanno già carico di spese prive di corrispettivo. Il single paga la tassa rifiuti sicuramente più alta in quanto calcolata sulla superficie della casa e non sul numero di quanti vi abitano, sostiene il medesimo costo di riscaldamento di una famiglia, le stesse spese condominiali, l'Imu senza detrazioni e spende più o meno la stessa cifra per il gas della cucina e l'illuminazione. Ma se non versa in particolari condizioni di indigenza deve contare solo su se stesso, per far fronte a tutte le spese che non condivide con alcuno. Al contrario è probabile che molti genitori delle cui istanze si è fatta interprete la portavoce del Comitato lavorino entrambi. Tutto considerato, dunque, siamo dell'opinione che richiedere di spalmare 48 centesimi/giorno sull'intera popolazione sia un'assurdità. E, in molti casi, anche una vera presa in giro.
Claudio Brambilla
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco