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Scritto Martedì 12 giugno 2012 alle 16:09

Lecco: scelte post-diploma e mercato del lavoro. Ecco come si indirizzano i giovani

Il professor Mario Mezzanzanica
Come si comportano gli studenti della provincia di Lecco dopo aver conseguito il diploma o la qualifica professionale? Quali strade decidono di intraprendere? Come si inseriscono nel mercato del lavoro? Queste alcune delle domande a cui si è tentato di rispondere con il rapporto "Dopo il diploma: tra università e lavoro", realizzato dal Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità (CRISP) e promosso dalla Provincia di Lecco.
Questa indagine è stata effettuata sugli studenti diplomati o qualificati nell'anno scolastico 2008-09 attraverso la modalità di rilevazione CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing).
Dall'analisi dei risultati sono emersi diversi dati significativi. Partendo dagli studenti che hanno ottenuto una qualifica professionale si evince, infatti, che il 51% ha deciso di proseguire gli studi fino ad arrivare al diploma di scuola secondaria superiore. Del restante 49%, il 67% dei qualificati nei CFP (Centri di Formazione Professionale) e il 66% di quelli che provengono dagli Istituti Professionali risulta occupato.
Se analizziamo invece i diplomati, il 52% si è iscritto a un corso di laurea e, all'interno di questi studenti, si può notare che il 56% è di genere femminile. Nella scelta di frequentare l'università influisce sicuramente l'istituto di provenienza. Se, infatti, il 97% di coloro che hanno ottenuto un diploma liceale e il 62% degli studenti provenienti da un istituto tecnico hanno deciso di proseguire gli studi, solo il 27% dei provenienti dai CFP e dagli istituti professionali 3+2 e il 24% degli istituti professionali classici si iscrive a un corso di laurea. È da notare, a riguardo, che ben il 69% degli intervistati dichiara di riscontrare una coerenza elevata tra diploma e il corso di laurea. Rimanendo tra coloro che hanno scelto d'iscriversi all'università, la percentuale degli abbandoni risulta essere del 12%, soprattutto tra gli studenti che provengono dagli istituti professionali.
Dati significativi emergono anche dalla sezione del rapporto che analizza la relazione tra università e lavoro. Per prima cosa è interessante notare come oltre il 65% degli studenti che frequentano l'università abbia anche un'occupazione, che per ben il 46% si trova all'interno del lavoro nero (si tratta soprattutto di ripetizioni). Per quanto concerne il resto del campione troviamo che il 19% lavora con un contratto "A chiamata", il 12% con un Co.Co.Pro, il 10% a tempo determinato, il 7% collaborazione occasionale e soltanto il 3% con un contratto a tempo indeterminato.
I ragazzi che invece hanno deciso di non continuare gli studi sono riusciti a trovare lavoro in tempi relativamente brevi. Un qualificato ha infatti impiegato per la ricerca del lavoro in media cinque mesi, mentre la percentuale si alza di poco per i diplomati da istituti tecnici (5 mesi e mezzo) e per i diplomati professionali (oltre 6 mesi). La piccola parte di liceali che non si è iscritta all'università ha trovato lavoro, invece, solamente dopo 12 mesi.
Tra questi intervistati è da notare che la retribuzione netta si differenzia in maniera considerevole a seconda del genere. Se, infatti, tra i maschi la quota prevalente (38%) si assesta tra i 1.000 e 1.250 euro, tra le femmine questa si abbassa tra i 700 e i 1.000 euro (ben il 39% delle lavoratrici). Venendo alla tipologia contrattuale si può osservare come il contratto a Tempo Indeterminato sia quello prevalente (30%), seguito da vicino da quello a Tempo Determinato 27% e dall'apprendistato (22%), quest'ultimo utilizzato soprattutto dalle piccole imprese.
Per concludere si può prendere in esame la parte del campione che non risulta essere occupato e neppure iscritto all'università, ossia il 17%. Di questi soggetti, provenienti in maggioranza dai CFP (33%), risulta che l'88% è alla ricerca di un lavoro mentre il 12% non lo cerca.
Secondo il professor Mario Mezzanzanica, responsabile della ricerca, il sistema scolastico della provincia di Lecco "risulta essere di buon livello e a dimostrarlo è in maniera particolare il dato riguardante la coerenza tra diploma e corso di laurea prescelto, che risulta essere del 63%". Ad avvalorare questa tesi ci pensa un ultimo dato raccolto: ben il 62% degli intervistati ha, infatti, dichiarato che rifarebbe le stesse scelte scolastiche.
Daniele Frisco
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