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Scritto Lunedì 23 agosto 2010 alle 18:34

MOLGORA, BEVERA E AFFINI. LI SI VUOLE BELLI O SICURI?

La massicciata della Molgoretta distrutta dalla forza dell'acqua e il Ponte Piemari lungo il torrente

 

 

L'alveo della Molgoretta invaso dai massi e una tubazione poco utile lungo il Molgora

 

Questo non è un atto di accusa. Vorrebbe e dovrebbe esserlo, ma non dispongo degli strumenti idonei perché lo sia. La materia ha contenuto di pura scienza e io non sono uno scienziato. Ma per vedere, per capire, per argomentare e dubitare basto e avanzo.

I sindaci, gli assessori, i tecnici cui è rivolto si facciano da se un esame di coscienza e valutino se è davvero giunto il momento di imparare dalla triste esperienza fatta e pagata da altri, nel 2002, nel 2008 e oggi nel 2010. Intervalli strettissimi, direi. Diversamente chiedere lo stato di calamità naturale aggiungerà solo dramma a dramma. Il dramma dell'efficienza formale che tracima su quello della inefficienza sostanziale.

Ci sono sindaci che in questi giorni hanno acceso una candela alla Madonna per ringraziarla che il proprio territorio non è attraversato da corsi d'acqua. Dove c'è acqua c'è pericolo. Non è questione di dimensioni. Che sia mare, lago, fiume, torrente, rio, stagno o pozza d'acqua dove c'è acqua, acqua arriva, e quando arriva in grande quantità i danni che può fare sono incalcolabili, ma non imprevedibili e in ottima parte evitabili o contenibili.

Il punto è tutto qui.

Noi abbiamo, a parte il lago di Lecco e il fiume Adda, un torrente, che in alcuni tratti si fa torrentello, che attraversa comuni come Santa Maria Hoè e Olgiate Molgora (soprattutto quest'ultimo) i cui nomi - Molgora, Molgoretta - sono simboli del passato e inducono alla tenerezza conservativa. Ogni x mesi gruppi di volontari ne ripuliscono i bordi e vi sono enti pubblici delegati per la cura e la pulizia dell'alveo e degli argini, dove ci sono. Questi torrenti esistono e si tengono, ma accanto alle loro rive sorgono case e capannoni. Alcuni edifici sono li da decenni, altri sono in corso di costruzione a dimostrazione che vi sono amministrazioni comunali per le quali, anche dopo la sbarco sulla luna, l'acqua può fare male solo a chi disdegna l'igiene personale. In entrambi i casi deve essere garantita loro la sicurezza. Quantomeno una ragionevole e ragionata sicurezza. A Olgiate Molgora, località Monticello, via Mozzanica, il Comune ha concesso permesso di costruire per una villetta a cinque/sette metri dalla Molgoretta. Va bene, ma deve essere garantito a chi ha pagato oneri di urbanizzazione per edificare di poter vivere all'asciutto. Se questa garanzia non può essere data vanno restituiti i soldi in modo che possano provvedervi in proprio. L'acqua deve scendere dal cielo, non salire dalla terra.

Lungo il Molgora o la Molgoretta non si va a prendere il sole. Non si fanno i picnic e neppure si discende in canoa. Eppure - dicono i residenti con ancora i piedi in ammollo - chi ha messo mano in passato alla manutenzione del corso d'acqua ha ragionato come se si trattasse di rinfrescare torrenti collocati all'interno di parchi nazionali. Sono stati eliminati i dislivelli che in caso di piena interrompono la forza dell'acqua imponendole di rallentare. Le sponde sono state realizzate in piacevoli e fragili composti di grandi pietre cementate con terriccio che si sgretolano come pastafrolla sotto la forza d'urto dell'acqua. L'alveo del torrente è stato livellato e i detriti sassosi di precedenti piene lo hanno alzato e portato a un tale punto di saturazione che basta un acquazzone insistito per farlo tracimare. Sotto il ponte della frazione Monticello, in via Mozzanica, che vedete in una delle foto sotto il titolo, un tempo ci passava un cavallo. Oggi ci passa a malapena un uomo a carponi. I canali scolmatori posti ai lati della strada provinciale 58 che dallo Scarpone porta a Santa Maria Hoe' e che raccolgono le acque piovane per convogliarle nel Molgora sono ostruiti da erbacce e rovi e non vengono puliti. L'acqua tracima, scende lungo la strada e sfruttando le pendenze travolge quello che incontra. Aggiungasi la scarsissima cura che il privato ha dei suoi beni naturali. Il taglio delle piante è abbandonato, la verifica e la cura dei cigli stradali che confinano con boschi di proprietà ignorata. Non vogliono spendere. E' curioso che vi siano un proprietari convinti che case e terreni si automantengano da se. Meriterebbero l'esproprio o quanto meno che le amministrazioni comunali dimostrassero serietà e rigore non sempre e solo a gogò.

Gli argini in pietroni smottati e la stradina che attraversa la Molgora a Molino Spagnolo


Il letto troppo alto del Molgora e "calme fresche e dolci acque"

Rimane il fatto che il nubifragio di ferragosto può ripetersi tra un quarto di secolo, tra due settimane o la prossima estate. E allora io penso che il sindaco di Olgiate Molgora che, mi dicono al Molino Spagnolo, non si è fatto vedere neppure per una parola di municipale conforto debba provare il senso di responsabilità di decidere immediatamente una volta per tutte cosa fare di questo corso d'acqua dolce che ogni tanto da violentemente di stomaco. Gli interventi tampone che pure costano non servono più. Va bene chiedere i soldi della calamità naturale, ma in attesa, cominciamo a mettere giù un preciso piano di intervento. L'acqua non aspetta. Bisogna monitorare il Molgora palmo a palmo e intervenire con decisione e senza intermittenze sia per l'abbassamento dell'alveo che per la ricostruzione di argini con materiali e tecniche meno belle ma più sicure. E bisogna cominciare subito. Costa, e allora? Si istituisca una tassa di scopo, si chiamino i cittadini a partecipare. Non bisogna aspettare un terremoto per sentirsi improvvisamente buoni. Anche in questo modo si dimostra amore per la propria terra. Si, anche aiutando chi ha casa o fabbrica o studio a due passi dal Molgora e l'ha costruita perché gli è stato dato il permesso. E non si dica che quello che è capitato a ferragosto capita due volte in un secolo. Si muore una sola volta, ma il servizio sanitario nazionale gratuito è stato istituito proprio per evitare che la morte possa arrivare per cause diverse da quelle naturali.

Il luogo della cascata a Molino Spagnolo

Il rischio - serissimo - è che queste mie parole cadano nell'oblio. Ma io non ho casa accanto al Molgora e me lo posso permettere. Quelli che ce l' hanno devono abbandonare la critica sterile e indirizzarla dentro forme civili e propositive. Comincino a indirizzare a Comune, Provincia e Regione una segnalazione di stato di pericolo e ripetano le tre raccomandate ogni sette giorni, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. Sono pochi soldi in francobolli. Devono educatamente fare saltare loro i nervi, devono portarli al logoramento nervoso. Nella peggiore delle ipotesi si doteranno di armi efficacissime per ottenere in giudizio il risarcimento dei danni, nessuno escluso. Non si lascino andare e non si fermino ai cartelli di protesta. Facciano gruppo e vadano a tutti i Consigli Comunali e in perfetto silenzio i cartelli li espongano grandi con scritta a caratteri cubitali la loro paura. E avvertano la stampa. I politici hanno paura della stampa. In politica un articolo può risultare più dannoso di una esondazione.

Alberico Fumagalli
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