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Scritto Lunedì 13 febbraio 2012 alle 19:28

Credito scarso e costosissimo, indeducibilità fiscale, crisi produttiva e ora anche l’Imu. Come resisteranno le imprese a tutto ciò?

In questi giorni gran parte delle banche stanno comunicando ai clienti i prossimi aumenti di tasso e di spese. La base di calcolo dei prestiti/finanziamenti a tasso variabile è sempre la stessa: euribor 1 o 3 mesi pari a 0,66% - 1,08%. Sei mesi fa i due parametri quotavano rispettivamente 1,38% - 1,56%. Un bel calo che però ha portato benefici solo a coloro che hanno in corso mutui o leasing a interesse variabile, i cui indici di riferimento, tasso base e spread, sono fissati all'atto della stipula. Per tutti gli altri, privati, commercianti, artigiani, professionisti, imprenditori agricoltori ecc. ecc l'abbassamento dell'indice di riferimento base non significa nulla. Perché se un anno fa lo spread, ossia la maggiorazione applicata dalla banca oscillava tra 1,5 e 3 punti percentuali oggi sotto i 6 punti difficilmente si scende. Gli spread sui leasing viaggiano attorno a 6 punti base. Le stesse banche di credito cooperativo applicano maggiorazioni in genere superiori a 500 punti basi. Gli Istituti principali raramente concedono fidi di cassa sotto il 7% "finito" e sotto il 4% l'anticipo o lo sconto dei crediti commerciali (cambiali e ricevute bancarie). Poi ci sono le tantissime voci di spesa per la tenuta conto e per ciascuna operazione. Infine nel migliore stile italiano si è fatta una gran pubblicità all'abolizione della commissione massimo scoperto che trimestralmente colpiva con una maggiorazione dello 0,25 - 0,50% la punta di maggior utilizzo del fido ma pochi dicono che sono state introdotte altre e più pesanti spese camuffate sotto varie voci per lo più riconducibili al monte dei fidi accordati. Oggi, insomma si paga più di ieri. A questo quadro va aggiunta la pressoché impossibilità delle banche a concedere prestiti. Anche quelle che si sono rifornite all'1% presso la Bce tengono i soldi in cassa per rafforzare l'indice di solidità patrimoniale. Così il mondo delle imprese in senso lato è penalizzato due volte: dispone di minori quantità di denaro (spesso i fidi vengono ridotti senza una causa ma semplicemente per la necessità dell'istituto di ridurre gli impieghi) e il credito è sempre più caro. Con i margini industriali ridotti all'osso la crescita dell'incidenza degli oneri finanziari minaccia di azzerare la base imponibile dove la leva finanziaria è elevata. A ciò si aggiunge l'indetraibilità fiscale del 20 o del 30% sui fabbricati e l'indetraibilità totale sui terreni nudi a destinazione industriale. I quali però, e qui arriviamo al punto, pagano l'Imu. Abbiamo ampiamente illustrato i possibili effetti della nuova Imposta Municipale Unica che non abbiamo esitato a definire una patrimoniale mascherata. Ancora non si ha la netta percezione della slavina che si sta abbattendo sui produttori di reddito, oltre che sulle famiglie intestatarie della casa in cui abitano. Ma se queste possono godere di detrazioni fisse e variabili in funzione del numero dei figli, le imprese, dalla ditta individuale alla Spa proprietarie di fabbricati devono prepararsi a far fronte a una batosta fiscale molto dura. E più immobili si dispone più pesante sarà il colpo da fronteggiare in un momento di persistente crisi sia finanziaria sia produttiva. I fabbricati dovranno essere prima rivalutati e si stima in ragione di un + 60% circa come rendita catastale. Poi riportati i valori a quelli che si presume siano allineati col mercato si andrà a calcolare l'Imu che il DL Monti indica nello 0,76% come misura base. Con possibilità però di diminuire o aumentare di 3 punti. La seconda ipotesi è naturalmente quella più probabile. I Comuni, penalizzati dai tagli ai trasferimenti, tenderanno ad applicare aliquote più alte di quelle base: almeno lo 0,5% sulla prima casa e lo 0,96% su tutti gli altri immobili. E il costo unitario, dopo la rivalutazione, se non raddoppierà poco ci manca. Ancora non si sono levate le proteste delle associazioni di categoria, neppure quelle dei consulenti fiscali e del lavoro. Come del resto non si erano levate quando Visco introdusse la parziale indeducibilità dei costi sui fabbricati, che pure l'azienda sosteneva e sostiene se ha in corso finanziamenti (mutui o leasing). Tra crisi produttiva con crescita economica negativa, almeno secondo le stime per il 1° semestre, stitichezza del credito e costo esorbitante del danaro e la nuova pesantissima imposta c'è davvero da temere per la tenuta di quelle imprese che ancora resistono, nonostante tutto. Nonostante, persino, le vessatorie norme sulla formazione e sicurezza che impongono decine e decine di ore di corsi a dipendenti e tutor (spesso i titolari) sottraendo ancora tempi alla produzione con incrementi di spesa per corsi di dubbia utilità.
Claudio Brambilla
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