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Scritto Venerdì 16 luglio 2010 alle 00:47

Il fronte compatto Ospedale/ Territorio non ha dubbi su chi nominare direttore medico del Mandic. A chi giova remare contro?

"Ai fini igienico-sanitari il Direttore medico dirige il  presidio  con autonomia   tecnico-professionale.  Opera  sulla  base  degli indirizzi  stabiliti  dal Direttore sanitario Aziendale e  concorre  al  raggiungimento  degli obiettivi fissati  dal  Direttore Generale.

Il direttore sanitario aziendale attribuisce la supervisione di ciascun dipartimento a ciascuno dei direttori medici di presidio. Sono quindi sovra-ordinati gerarchicamente e funzionalmente ai Direttori dei Dipartimenti sanitari (rappresentano  la Direzione   strategica all'interno  dei  Dipartimenti  loro assegnati)".
E' un estratto del piano Organizzativo Funzionale Aziendale. Il passo col quale il POFA illustra la figura del Direttore medico di presidio. Martedì Ambrogio Bertoglio dirà chi dovrà rivestire questo ruolo essenziale per il futuro del San Leopoldo Mandic per i prossimi cinque anni. Una scelta delicatissima di cui il Direttore generale dovrà assumere la piena responsabilità anche se l'indicazione netta giunge dal direttore sanitario aziendale, Giuseppe Genduso. Responsabilità e conseguenze da affrontare in prima (e unica) persona dentro e fuori l'ospedale.  

Con la lettera diffusa giovedì al termine dell'esecutivo dell'Assemblea distrettuale, il Territorio ha tracciato in maniera chiara e inequivocabile l'identikit del futuro responsabile sanitario dell'ospedale di Merate. Non tenerne conto sarebbe per il dottor Bertoglio un'azione legittima ma molto grave. In una  azienda  come  la  nostra  dove da  anni  si  sperimentano  i  Dipartimenti   Interpresidio  "forti" infatti, il  ruolo  del Direttore  Medico  di  presidio  risulta  fondamentale.   Deve  contare  su  di una  robusta  esperienza  maturata   nel  campo  della  "mediazione"  continua per  trovare  la  "quadra"  tra  le  esigenze aziendali  e quelle  del Presidio passando appunto dai Dipartimenti. In modo particolare nel campo della assegnazione delle risorse umane. Non deve operare a senso unico per imporre le scelte stabilite al vertice della piramide. Se innovative e giuste deve sapere creare la condivisione necessaria a rimuovere gli ostacoli che di norma caratterizzano il cambiamento. Se sbagliate deve gestire il ritorno delle proposte al committente sfruttando anche in questo caso la massima condivisione degli operatori interessati .

L'aspettativa per la nomina è addirittura palpabile nelle corsie del Mandic. I primari interpellati auspicano convinti, sia pure a voce bassa, che la scelta sia ben meditata e, soprattutto, vada nella giusta direzione, invocata anche dai 26 sindaci del meratese-casatese. Una decisione diversa mortificherebbe un Territorio profondamente legato al proprio ospedale. Peraltro per quanto la decisione spetti al vertice della piramide in un rapporto aziendale corretto si dovrebbero ascoltare anche i dirigenti del presidio interessato alla nomina. L'opinione dei primari potrebbe senz'altro aiutare il dottor Bertoglio, anche lui ex dirigente dell'ospedale di Merate, a compiere la scelta auspicata dalla stragrande maggioranza del personale e dal territorio al gran completo.

Come giornale registriamo la situazione reale da un osservatorio privilegiato. Sperando che questi elementi possano essere utili al dottor Bertoglio. Del resto l'importanza del territorio in termini di cooperazione e sinergia è uno dei leit motiv dell'assessore regionale Bresciani che ha voluto inserire a chiare lettere l'assunto dentro il Piano sanitario regionale.

Chi scrive, detto fuori dai denti, auspica che il Direttore generale "strappi" la dottoressa Patrizia Monti allo staff del dottor Pietro Caltagirone e la riporti alla testa del presidio di Via Cerri. La professionalità della dottoressa Monti è stata certificata da vent'anni di servizio nel ruolo, all'ospedale di Merate e dallo stesso Caltagirone che dopo aver lavorato assieme nei cinque anni in cui ha diretto l'A.O. di Lecco le ha offerto una collaborazione di altissimo livello al prestigioso San Matteo di Pavia. Patrizia Monti è storicamente l'interfaccia migliore per il Territorio e per il personale del Mandic. A nostro parere solo la soluzione Monti può giustificare la nomina quinquennale a pochi mesi dalla scadenza del mandato dei direttori generali. Altrimenti meglio mantenere la situazione attuale e lasciare a chi verrà l'onere di nominare il proprio strettissimo collaboratore per i cinque anni di mandato. Qualsiasi altra soluzione, alla luce anche di quanto sta accadendo tra le mura del presidio, verrebbe letta come un via libera al ridimensionamento operativo. Che non vuol dire la chiusura, tanto per evitare ai soliti noti di ripetere la litania dell'investimento in muri e macchinari. Vuol dire bloccare le energie vitali che sono ricche e dinamiche restringendo poco alla volta le possibilità di crescita e di sviluppo del presidio.
Claudio Brambilla
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