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Scritto Giovedì 14 ottobre 2021 alle 15:43

Nella cantina di Mario Ghezzi il buon vino di antica tradizione prodotto sui colli Brianzoli

Il profumo del vino lo ha accompagnato come un ‘fil rouge' per tutta la sua vita. Quando Mario Ghezzi è nato, ormai 77 anni fa, i suoi genitori gestivano una osteria in paese e successivamente, quando arrivarono le prime bibite e l'acqua minerale in bottiglia, iniziarono a commercializzare anche bevande.

Ancora oggi Mario passa la maggior parte del suo tempo dividendosi tra i vari impianti dove coltiva le sue viti, tra Montevecchia e La Valletta, e la "storica" cantina.

Fino agli anni 80 la sua attività si era limitata all'acquisto delle uve, nell'Oltrepo Pavese e in Piemonte, che poi lavorava e commercializzava nella cantina di Rovagnate. Negli anni successivi era andato alla scoperta delle uve della Puglia che acquistava per poi trasformarle sempre nella cantina di casa.

 

Mario Ghezzi

Successivamente con altri tre soci acquistò una cantina a Squinzano dove lavorava le uve per trarne buon vino che trasferiva poi in Brianza.

Negli anni ha cercato in tutta Italia un luogo dove produrre il proprio vino, ma alla fine ha prevalso l'attaccamento alla sua terra. Un legame così forte che ha portato Mario Ghezzi a rinunciare all'ultimo minuto all'acquisto di una tenuta in Toscana, in provincia di Siena.

La svolta, nella ricerca del luogo ideale è arrivata nel 1981, quando Giorgio Rughetto, noto immobiliarista di Merate, gli propose una cascina con dei vigneti a Montevecchia, precisamente al Casarigo.

"E' stato in quel momento che ho capito che era quello che cercavo da anni. Senza esitazioni con mio fratello Aldo portammo a termine la trattativa e acquistammo l'intera proprietà, quella che poi è diventata l'azienda agricola Valcurone, che tutti conoscono. Ormai avevo una certa esperienza nel mondo della viticoltura e decidemmo di abbandonare la coltivazione tradizionale che si faceva allora, quando tra i filari veniva piantato anche il rosmarino e la salvia, per dedicarci ad una coltivazione più intensiva. Con l'aiuto di mia moglie e di quello che poi è diventato il sindaco di Olgiate Molgora, Giovanni Bernocco piantammo i primi filari realizzando così il nuovo vigneto".

 

Il Santuario visto dal Montechiaro

Ghezzi mise a dimora barbatelle di Chardonnay e Cabernet sauvignon... Passarono meno di dieci anni poi i fratelli Mario e Aldo Ghezzi decisero di diversificare l'attività di famiglia. A Mario toccò l'azienda con annessa cantina a Rovagnate, mentre Aldo concentrò tutti i suoi sforzi nella tenuta Valcurone, che trasformò in un suggestivo agriturismo immerso nei vigneti.

A quel punto Mario si era ormai rassegnato, non era destino che coltivasse le viti nella sua terra. Ma la vita aveva ancora in serbo delle sorprese per lui...

"Ero andato a pranzo a Montevecchia con un amico e scoprii che era in vendita il Pilastrello, lungo la via Belvedere poco sotto il Santuario. Si trattava di una vecchia cascina circondata da due ettari di terreno a balze, praticamente ricoperto di rovi. Non mi persi d'animo e avviai la trattativa. Trovato l'accordo sul prezzo versai una caparra di 50 milioni di lire all'immobiliare che, invece di concludere l'operazione, si volatilizzò con i soldi. L'iter processuale durò alcuni anni, ma ormai ero nuovamente deciso a coltivare le viti e quindi affittai tre ettari di terreno sempre a Montevecchia sul Montechiaro...".

In pochi conoscono il Montechiaro di Montevecchia, un promontorio che fa il paio con il Santuario della Beata Vergine del Carmelo da dove si gode di un suggestivo panorama. Sempre in pochi hanno avuto il privilegio di ammirare la Brianza a 360 gradi dalla vetta della collina, dove si ha la sensazione di poter toccare il cielo con un dito.

Ben presto il Montechiaro si coprì di barbatelle che in pochi anni diventarono vitigni rigogliosi e generosi che ormai da venticinque anni producono uve pregiate.

Quello fu solo l'inizio, perché poi Mario Ghezzi andò a caccia di altri terreni per espandere il suo vigneto.

"In località Ghisalba trovai un terreno ideale che affittai e trasformai nella 'vigna del sindaco' (il terreno è di proprietà dello storico sindaco di Montevecchia Eugenio Mascheroni) e un altro appezzamento che diventò la 'vigna del notaio' (l'area è di proprietà del dottor Antonio Mascheroni, notaio in Monza)".

Anche la scelta dei vitigni da mettere a dimora non avvenne per caso, Mario Ghezzi decise di consultare un luminare del settore per conoscere quali viti fossero adatte al clima e ai terreni della collina di Montevecchia.

"Mi informai per avere una consulenza dal professor Attilio Scienza, ma mi dissero che era impossibile coinvolgere un esperto di quel livello per un impianto di modeste dimensioni come il mio. Non sono però mai stato il tipo che si scoraggia facilmente. Casualmente mi capitò tra le mani il programma del Vinitaly di quell'anno e vidi che c'era una conferenza il cui relatore era proprio il professor Scienza. Non ci pensai due volte, il giorno e all'ora indicata mi presentai all'incontro. Attesi la fine della conferenza e poi mi avvicinai al professore tirandogli la giacchetta: 'Dottor Scienza vorrei una sua consulenza in quanto voglio produrre del vino di Milano'. Lui non si scompose, mi guardò e mi disse: a San Colombano? No professore a Montevecchia, perché come scrive Mario Soldati nel suo libro "Vino al vino", dalla statua della Madonna del Santuario di Montevecchia a quella del Duomo di Milano ci sono ventiquattro chilometri, mentre quella di San Colombano ne dista ben 40 di chilometri. Il vino di Milano quindi è quello che si produce a Montevecchia".

Nessuno sa come e perché, fatto sta che il professor Scienza venne a Montevecchia, dove ad attenderlo c'era appunto Mario Ghezzi con tutto il suo entusiasmo. Trascorsero una giornata insieme in collina, interrompendo il sopralluogo solo per un buon pranzo, visitando i campi dove Mario Ghezzi voleva piantare le viti. Quando l'esperto lasciò Montevecchia Mario Ghezzi era più determinato di prima a piantare le viti, ma soprattutto aveva le idee chiare su quello che sarebbe stato il suo progetto.

Il vigneto sul Montechiaro a Montevecchia

"Purtroppo, il dottor Scienza non trovò delle viti autoctone e alla fine dovetti andare anche in Francia per trovare le piante con le caratteristiche che mi aveva indicato il professore. Del resto con lui ero stato chiaro, le mie viti ideali dovevano avere tre caratteristiche: dovevano produrre il vino più buono possibile, la maggior quantità di uva possibile per produrre il vino più buono possibile e richiedere il minor lavoro possibile per produrre il vino più buono possibile".

Quando Ghezzi aveva ormai vitato tutti i terreni alla Ghisalba venne a sapere che anche l'omonima cascina, che si trova nel mezzo dei suoi vigneti, era in vendita. E' un'occasione che non può perdere e così acquista il vecchio edificio rurale che successivamente trasforma in cantina con annesso l'agriturismo "Le Terrazze", il quartier generale dell'azienda agricola. Nel frattempo anche la vicenda dei terreni al Pilastrello giunge a conclusione e Mario Ghezzi diventa finalmente proprietario di altri due ettari di terreno terrazzato.

"A quei tempi avevo già una produzione discreta e la difficoltà era commercializzare il vino... Quindi inizialmente decisi non piantare altre viti al Pilastrello che rimase incolto e in balia dei rovi per alcuni anni. Il terreno è particolarmente impervio ed è costituito da 26 terrazze di cui solo quattordici sono lavorabili meccanicamente. Quindi a quel punto decisi di piantare le viti solo su queste. Sulle altre dodici balze ho poi deciso, con un gruppo di amici, di piantare degli ulivi".

Complessivamente l'azienda agricola "Le Terrazze" possedeva fino ad un paio di anni fa poco meno di dieci ettari di terreno coltivato a viti. Tre anni fa però Mario Ghezzi ha deciso di acquistare ancora due ettari di terreno alla Bernaga, dove ha piantato neanche a dirlo delle nuove viti.

"Alla Bernaga ci sono le mie origini e per me quel vigneto ha un valore affettivo importante. L'ho acquistato quando avevo 73 anni e ci abbiamo piantato del Chardonnay e Sauvignon Blanc. Quest'anno abbiamo fatto la prima vendemmia ed è stata una grande soddisfazione".

Complessivamente l'azienda agricola "Le Terrazze" produce una media di 400 quintali di uva l'anno. Ma come è stata quest'anno la vendemmia?

"Diciamo che sono molto soddisfatto della qualità, abbiamo avuto un mese di settembre spettacolare e questo ci ha aiutato molto. Per quanto riguarda la quantità abbiamo avuto una resa minore del 15 per cento rispetto alla media solita. Questo comunque non ci preoccupa, per noi ciò che conta è la qualità. La vendemmia è ora conclusa e il vino si trova presso la cantina del Consorzio, ma possiamo già dire che produrremo dell'ottimo vino. Sono cinque le etichette che proponiamo, il "Piancianel" che del vino che producevano i nostri ‘vecchi' ha mantenuto solo il nome, quello che produciamo oggi è un vino di qualità. Poi c'è il Cepp, un vino rosso strutturato, il "Munciar", un bianco che prende il nome dal Montechiaro e il "Pasii", un passito di grande intensità, basti dire che da 100 chili di uva otteniamo 18 litri di vino. Motivo di orgoglio è il nostro "B.B.", il nostro 'bollicine' che non si ispira a Brigitte Bardot ma ne eguaglia il fascino".

Da Rovagnate al Piemonte e poi fino in Puglia passando dalla Toscana, ma alla fine Mario Ghezzi ha capito che lui il vino lo voleva produrre con le uve della sua terra. E ci è riuscito!

Angelo Baiguini
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