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Scritto Martedì 31 agosto 2021 alle 11:41

Pagnano: don Fabrizio Bonalume alla guida della formazione professionale salesiana italiana. Da 27 anni consacrato a Dio

Don Fabrizio al centro con i suoi ragazzi

Quest'anno don Fabrizio Bonalume ha ricordato i 15 anni dalla sua ordinazione sacerdotale (27 dalla consacrazione religiosa nell'ordine dei salesiani) avvenuta il 17 giugno 2006 a Brescia per mano di monsignor Francesco Beschi, attuale vescovo di Bergamo. Un momento che ha vissuto nell'intimità della sua comunità e della famiglia, alla quale è molto legato e dove è tornato questa estate per qualche settimana, prima di ripartire per il prestigioso incarico che gli è stato assegnato a Roma come coordinatore della formazione professionale italiana salesiana.

A sinistra don Fabrizio il giorno della sua ordinazione

 

A don Fabrizio, nativo di Pagnano, abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di questi quindici anni, con uno sguardo approfondito sulla missione salesiana e il rapporto con i giovani e le sfide che attendono il mondo del lavoro e la sua missione.


Dove è maturata la scelta di votarsi per sempre a Dio?

Sono stati fondamentali gli anni di studio a Sesto San Giovanni. Ho fatto le scuole superiori e lì è nata la mia decisione di entrare nella famiglia dei salesiani. Dopo l'ordinazione ho lavorato a Bologna nel centro di formazione professionale prima come catechista/animatore per tre anni e poi come direttore. Sono rimasto 9 anni e poi sono andato per tre anni in una casa a san Lazzaro di Savena dove abbiamo un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e una sezione di formazione. Sono infine tornato a Bologna altri tre anni e ora andrò a Roma negli uffici nazionali per coordinare la formazione professionale salesiana.


Di cosa si occupa? Cosa prevede il suo ruolo a contatto con i giovani?
Fino a quest'anno, quando ero attivo nel centro di formazione, avevo a che fare con ragazzi che volevano imparare un lavoro: si organizzavano corsi triennali per acquisire le competenze necessarie a inserirsi nel mondo del lavoro. Mentre facciamo questo tipo di formazione ci impegniamo anche a plasmare la persona con le sue qualità umane e dunque nella sua interezza.
A Roma, invece, avrò un incarico di rappresentanza più politica con quelle che possono essere le istituzioni o le varie industrie per tenere un raccordo forte con i loro bisogni e poter preparare giovani che rispondano alle loro richieste. Mi occuperò anche di intessere relazioni con le parti sociali, per la parte che riguarda i contratti eventualmente da rivedere per chi lavora nei nostri centri.

 

Sono cambiati i giovani in questi anni? Se sì come?
Ogni anno che passa sembra che i ragazzi abbiano meno interessi pratici e siano più legati al mondo dei social e a quello virtuale e questo rende più difficile farli appassionare a un lavoro in modo che possano poi ricercare anche nuovi interessi.
Quello che abbiamo constatato è che è cambiato molto l'ingresso e il numero di nazioni presenti nelle classi dei nostri centri professionali. A Bologna abbiamo toccato 33 nazioni, siamo di fronte dunque a una multiculturalità fortissima. Di contro i primi anni si vedeva la difficoltà dei giovani a incontrarsi, ora è sempre più normale relazionarsi senza più fare troppe distinzioni.

 

 

I salesiani hanno sempre avuto una tradizione molto forte nella formazione della persona legata al mondo del lavoro. Quali sono le sfide che attendono oggi il giovane che si affaccia a una professione e al tempo stesso i suoi "formatori"? Come vi state muovendo con le vostre scuole?
Con la ripartenza post-covid stiamo tentando di riprendere i contatti forti con le aziende e come
CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane - Formazione e Aggiornamento Professionale)
abbiamo parecchi accordi con realtà nazionali, l'ultimo con una grossa società per partecipare a un programma che permetterà di portare aziende leader del settore all'interno delle scuole per fare ore di formazione e presentazione di nuove tecniche e nuove competenze richieste ad esempio nell'automotive. Il mercato si sta evolvendo con il 4.0 e stanno cambiando le competenze richieste: l'accordo forte con le imprese ci permettere di rimanere sempre più allineati con le competenze e le qualità richieste.


C'è stata una persona determinante per la sua scelta di vita consacrata?
Sicuramente il mio responsabile salesiano quando ero a Sesto, don Dino Viviani: sono stati anni bellissimi che mi hanno aiutato a crescere e mi hanno arricchito profondamente.

 

 

Oggi don Fabrizio a chi si ispira?
A san Giovanni Bosco naturalmente e poi ai tanti salesiani, coadiutori, consacrati, laici che hanno fatto i voti senza diventare sacerdoti e che sono stati fondamentali per la mia scelta. Sono per me un esempio ancora oggi da prendere a modello per quando faccio lezione con i miei ragazzi.


Cosa sogna don Fabrizio?
Ora vado negli uffici a svolgere il mio ministero. Sogno di tornare in fretta a lavorare in mezzo ai giovani.

S.V.
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