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Scritto Giovedì 19 novembre 2020 alle 10:52

A chi i ristori? Ai milionari

Già la parola ristoro è un termine infelice, potevano chiamarlo contributo o risarcimento perché in realtà di questo si tratta, di un risarcimento per i mancati incassi, mentre chiamarlo ristoro sembra di dare un panino o una bevanda calda a un viandante. Ma il vero punto sono i beneficiari di questi ristori. Si possono capire il bar, il parrucchiere, l'artigiano che non ha lavorato per le strette del covid, naturalmente "ristorato" per quello che ha perso in base alla sua dichiarazione dei redditi, per non aggiungere la beffa del rimborso alla eventuale evasione viscale. Il problema è un altro.

Saranno ristorati i concessionari delle spiagge pubbliche, che per decenni in cambio di incassi milionari hanno pagato poche briciole allo Stato, in barba alla direttiva Bolkestein che l'Italia continua colpevolmente e masochisticamente a bloccare, perdendo incassi per aggiornare concessioni che vadano all'asta e siano pagate per il loro giusto valore. Ma lo fa per un buon fine, non scontentare una parte dell'elettorato; se l'altra parte si imbestialisce affari suoi, tanto quella parte non vota per loro.

Come il Papetee, stabilimento balneare reso celebre da Salvini e di proprietà di un deputato leghista, oggetto di un'inchiesta per evasione fiscale da 500mila euro, che fattura 3.2 milioni di euro l'anno e paga allo Stato un canone di 10.000 euro, meno di 2 euro al metro quadro. Oppure il Twiga di Briatore e Santanché dove 4 lettini ad agosto costano 1.000 euro al giorno, 4 milioni di fatturato annuo ma paga allo Stato un affitto di 17.600 euro, 3 euro l'anno ogni metro quadro.

Saranno ristorate le 3.500 discoteche che hanno denunciato in media un reddito annuo di 4.600 euro (meno di quello che incassano in una sera, la metà del reddito di una badante) e la cui associazione ha lamentato causa covid una perdita di 4 miliardi di euro, mentre pochi mesi prima aveva denunciato un fatturato di 1 miliardo l'anno. E che dire del Villapapetee, fratello del Papetee, discoteca capace di 7.000 persone a sera (numero riportato sul suo sito), dove una bottiglia di champagne costa 500 euro ma purtroppo l'utile annuo si ferma a 73.000 euro, la metà di un medico di base? Si vede che il Cuore Immacolato di Maria, a cui Salvini ha affidato l'Italia intera, non ha tempo per gestire una discoteca.
Non vogliamo forse aiutare il Billionaire di Briatore, un uomo il cui patrimonio era valutato nel 2014 da Forbes in 200 milioni di euro? Saranno ristorati i grandi chef che hanno un patrimonio di 5/8 milioni di euro, come Cracco o Cannavacciuolo, ai quali il mancato guadagno non ha certo messo l'acqua alla gola o costretto a chiudere?

Ecco, ristoriamoli tutti, tanto i soldi usciranno dalla fiscalità generale, cioè dal 42% di cittadini che versano il 91% di tutta l'IRPEF, che poi sono gli stessi che non vanno in discoteca né al Papetee né cenano da Cracco a 190 euro a persona.
Pepito Sbazzeguti
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