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Scritto Venerdì 23 ottobre 2020 alle 18:54

Osnago: le falle del sistema sanitario lombardo nel gestire il Covid-19. Le riflessioni di primario, direttore sanitario e MMG

Una tavola rotonda virtuale per riflettere sulla gestione dell’emergenza Coronavirus in Lombardia. Inizialmente pensata da Progetto Osnago, che ha organizzato la serata, per essere svolta in presenza presso la sala civica “Sandro Pertini”, è stata riprogrammata in videoconferenza alla luce del nuovo scenario epidemiologico.

Mentre in contemporanea su Rete4, Daniela Santanché e Flavio Briatore, ospiti di Paolo Del Debbio, innescavano per l’ennesima volta la lotta per fazioni sull’aggressività del virus – a loro dire più debole rispetto alla prima ondata – da Osnago, giovedì 22 ottobre, partivano invece sollecitazioni più concrete, dalla viva voce di chi ha vissuto la prima fase e si prepara ad affrontare la seconda, si spera l’ultima. Davide Guzzon, primario di Anestesia e Rianimazione del Mandic di Merate; Andrea Millul, direttore sanitario della RSA Airoldi e Muzzi di Lecco; Laura Rossi, medico di base a Cernusco Lombardone; Michele Usuelli, neonatologo e consigliere regionale. Un parterre prevalentemente tecnico e non distante dalle esigenze informative dei cittadini. 


A fare gli onori di casa, il sindaco Paolo Brivio collegato dal Municipio di Osnago. Parole ripetute più volte: “impreparazione” e “improvvisazione”. Ha raccontato un aneddoto risalente al 23 febbraio. Nelle chat dei sindaci si discuteva se annullare le sfilate di carnevale e, in controtendenza con il giorno prima, si optava in mattinata per il no. Nel pomeriggio la Lombardia annunciava la chiusura delle scuole e in serata i sindaci venivano convocati dal presidente della Regione Attilio Fontana e dall’assessore Giulio Gallera ad una videoconferenza proiettata in ogni capoluogo di Provincia. “88 sindaci lecchesi si ritrovano nella sala della Prefettura. 88 persone che convergono in uno spazio chiuso, l’esatto contrario di quello che oggi sappiamo si dovrebbe fare. Una sorta di festival dell’improvvisazione che avrebbe consentito al virus di riprodursi se uno di noi fosse stato positivo” ha commentato il primo cittadino. Brivio ha poi denunciato l’assenza di un piano pandemico e la discordanza tra i vari livelli istituzionali su come affrontare l’emergenza. Quindi il ritorno al presente. “In questi ultimi giorni siamo tornati allo sport a cui eravamo abituati: la decodificazione delle norme – ha continuato il sindaco – Purtroppo mentre a settembre sembrava che la capacità di lettura e tracciamento potesse essere più accurata, figlia di un sistema ormai messo a regime, dobbiamo constatare che da una settimana a questa parte il sistema è nuovamente in panne, in ritardo nella segnalazione dei casi”. Ha criticato perciò l’imprecisione dei dati ufficiali, che risultano sottostimati. 


La dott.ssa Laura Rossi

Osnago, secondo le statistiche ufficiali, ha avuto una cinquantina di positivi, una ventina nella seconda ondata. Numeri che appaiono in difetto rispetto alla testimonianza della dott.ssa Rossi, che ha molti pazienti di Osnago. “Penso che questi numeri non siano nemmeno lontanamente paragonabili alla realtà – ha sostenuto il medico di famiglia – Su 100 pazienti che avevo a marzo con sintomi chiaramente della malattia Covid, quattro o cinque sono stati notificati come positivi perché sono quelli che sono arrivati fino all’ospedale”. Proporzioni che la dicono lunga sulla reale entità del fenomeno. “Se non riusciamo a tracciare i contatti, a fare prevenzione, cioè a isolare, diventa difficile prevenire l’ondata di malati in ospedale” ha dichiarato la dottoressa. Verbi declinati al presente perché l’impressione degli ultimi giorni è appunto quella analoga dei mesi più complessi. Uno spaccato duro della situazione che dovrebbe aiutare a responsabilizzare le persone, per non tornare a quando si aveva difficoltà a reperire le bombole di ossigeno in farmacia, per evitare di mettere sotto pressione gli ospedali, costretti a sacrificare l’attività ordinaria. 


Il dott. Davide Guzzon

Gli ospedali, appunto. Particolarmente toccante è stato l’intervento del dott. Davide Guzzon. La sua Unità di Anestesia e Rianimazione a Merate è stata completamente colpita dall’onda d’urto del Covid-19. “Ci siamo trovati travolti da una ondata di pazienti, soprattutto dalla bergamasca colpita durissimamente dalla malattia – ha ricordato Guzzon – Se il piano della nostra azienda di Lecco era quello abbastanza ordinato, di avere un centro di raccolta nell’ospedale principale dei pazienti con coronavirus in modo da lasciare liberi quelli periferici come Merate, è successo che l’ospedale di Lecco è stato saturato da pazienti trasferiti da altra provincia e l’ospedale di Merate in breve giro, cioè in due giorni, si è riempito di pazienti analoghi”.

“I pazienti sono stati ricoverati in ogni spazio, a seconda dei bisogni di cura – ha raccontato Guzzon – I più critici sono finiti in terapia intensiva, che è stata ampliata per quello che si poteva. Poi altri spazi di terapia intensiva sono stati creati in strutture interne all’ospedale, in particolare l’Unità di terapia intensiva respiratoria dell’INRCA, la pneumologia, e in Unità coronarica. Qualche paziente si è trovato per 24-36 ore in Pronto soccorso, dove c’era una rianimazione vera e propria”. Tanti pazienti non critici sono stati curati con dei supporti respiratori come le Cpap o le Niv (ventilazione non invasiva) in altri reparti del Mandic, nella corsia degli pneumologi, in medicina, moltissimi in Pronto soccorso, altrettanti in Unità coronarica. “In altri tempi li avremmo trattati tutti in rianimazione” ha concluso il primario. 


Il dott. Andrea Millul

Nell’occhio del ciclone, le RSA. Per settimane e settimane sono state le indiziate speciali dei numeri relativi ai decessi. A distanza di qualche mese ne parla il dott. Andrea Millul che ha vissuto l’evoluzione del contesto dall’interno. “Siamo stati catapultati in un mondo completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. Ci siamo trovati a gestire il personale come se fossero preparati e formati in infettivologia, nella gestione dei dpi, al di là della loro scarsezza. C’era un’oggettiva impreparazione” ha ammesso il direttore sanitario della “Airoldi e Muzzi” di Lecco. “Normalmente siamo molto più simili all’hospice. Ci occupiamo dell’accompagnamento all’ultima fase della vita che vede a fianco una rete familiare, che ha dovuto elaborare il lutto in maniera inedita. Ci siamo trovati a volte a fingerci parenti, con gli infermieri che come gesto di pietas si sono improvvisati figlia o figlio. Quindi anche il personale si è trovato a dover elaborare il lutto” ha dichiarato Millul. Forte il senso di impotenza, dopo nottate passate a comunicare ai parenti i decessi dei propri cari. Ma anche qualche lato inaspettatamente positivo: “Ho 4 ospiti di 104 anni che probabilmente sono sopravvissuti alla spagnola, hanno affrontato almeno una guerra mondiale. Molti nostri pazienti hanno avuto una capacità di resilienza che ci ha sorpreso”.


Il dott. Michele Usuelli

Un fiume in piena il consigliere regionale Michele Usuelli (+Europa), medico, per un paio di anni alla Terapia intensiva neonatale di Lecco. Si è scagliato apertamente contro la Legge n. 23/2015, al secolo “Riforma Maroni”, rea di aver spacchettato le funzioni delle ex ASL tra ATS e ASST. “La medicina del territorio veniva considerata dalla destra al potere una cosa da sfigati, non era sexy abbastanza” ha commentato con piglio deciso il consigliere Usuelli. Ha denunciato l’incompetenza dei vertici politici lombardi in materia sanitaria, nonostante 19 miliardi su 25 della spesa a bilancio venga destinata a questo ambito. “I cittadini quando si recano alle urne non capiscono che si va a votare la sanità – ha detto il pediatra – La scelta dei partiti nella selezione della classe dirigente ha fatto sì che su 80 consiglieri regionali di alfabetizzato in medicina ce ne sia uno, che sono io. Ci sono poi altri due medici, ma hanno fatto i sindaci tutta la vita e l’ultimo paziente l’hanno visto vent’anni fa. In Giunta nessuno capisce di medicina. Questa è la prima considerazione di sistema”. Ha poi denunciato: “L’unica direttiva che perveniva in maniera reiterata erano le sanzioni al personale sanitario che si fosse permesso a commentare pubblicamente ciò che stava avvenendo”.

Un intervento, quello di Usuelli, senza sconti. Ma non ha toccato i presunti scandali sotto i riflettori, come quello dei camici di Fontana. Ha toccato esempi meno noti, ma che restituiscono l’impressione che il copione non sia cambiato rispetto a quando c’era l’alibi della novità.


 Paolo Strina

“Da settembre la Commissione Sanità di Regione Lombardia è bloccata a discutere due proposte di Legge, con tutte le cose che abbiamo da fare: una di Fratelli d’Italia e una della Lega sul riassetto del sistema sulle tossicodipendenze – ha dichiarato Michele Usuelli – Due giorni fa in Consiglio regionale le mozioni presentate dai due principali partiti che governano la Lombardia, Lega e Forza Italia, erano  sull’inserimento delle maculopatie nei LEA, e l’altra era per rendere più snelli i meccanismi per le Onlus di ricevere i soldi. Siamo completamente fuori fuoco”. Tanti altri gli esempi concreti portati all’attenzione, lontano dai sofismi. I trasferimenti da ospedale a ospedale dei pazienti fissati dai medici telefonicamente, senza disporre di piattaforme informatiche messe a sistema; la scarsa innovazione della telemedicina; l’impossibilità dei medici di base, in certe ATS come la nostra, a prenotare i tamponi, quando il fattore tempo è fondamentale. Il tutto per una opzione nella tendina a comparsa del software che non può essere selezionata. Un difetto più volte segnalato da diversi mesi dai MMG (medici di medicina generale) ma che non ha ancora trovato una risoluzione.

L’esperienza della prima ondata ha invece portato un fattore di conoscenza importante per affrontare la seconda fase, soprattutto a livello clinico. Quello che è apparso mancare, dalle testimonianze, è un rapido riassetto del sistema. La dottoressa Rossi ha ad esempio segnalato che le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), formate da medici che si recano direttamente nelle case di pazienti sintomatici, hanno strumentazioni inadeguate: fonendoscopio, saturimetro e paracetamolo. 
Le considerazioni che ognuno può elaborare al termine della conferenza sono facilmente profetiche rispetto a quello che ci aspetta nei prossimi giorni.
Marco Pessina
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