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Scritto Venerdì 23 ottobre 2020 alle 16:50

Covid: Mandic, sospesi i ricoveri programmati ma differibili ervono posti letto per acuti e subacuti, interventi solo urgenti

L'ospedale Manzoni di Lecco
L'assessore al welfare Giulio Gallera precisa che non si tratta di un lockdown sanitario ma di una “rimodulazione delle attività non urgenti”. Nel concreto c'è da fare spazio ai posti letto covid intensivi, per acuti e sub acuti che di giorno in giorno, stanno già tornando ad appropriarsi dei reparti ospedalieri e dunque le attività programmate sono state sospese.
Salvo successive disposizioni gli ospedali hub (18 in Lombardia tra cui il Manzoni di Lecco) vedranno gradualmente ridotta “una parte dell'attività programmata ad eccezione di quella legata alle reti oncologiche e 'tempo-dipendenti' per la cura delle gravi patologie neurologiche, cardiovascolari e dei grandi traumi".
Per quelli non hub, come il Mandic, l'attività di ricovero programmato viene sospesa “in modo da rendere disponibili posti letto Covid per acuti e subacuti, garantendo sempre la continuità delle prestazioni urgenti e non differibili. Viene consolidato il legame fra centri Hub e non Hub anche attraverso l'attivazione di percorsi di cura e assistenza specifici con equipe multidisciplinari inter-ospedaliere".
Gli istituti di ricerca come l'Inrca si devono preparare ad accogliere i pazienti inviati dagli ospedali, che presentino caratteristiche cliniche compatibili con le loro competenze specialistiche.
L'ospedale Mandic di Merate
Insomma punto e daccapo si ritorna a marzo hanno già sentenziato le RSU aziendali.
Del resto, 4mila contagi in sole 24 ore in Regione fanno ritenere che la situazione sia fuori controllo e che serva nuovamente un intervento rapido, che dovrà metterà nuovamente a dura prova la resistenza del sistema sanitario.
Le rappresentanze sindacali interne all'azienda sono già sulle barricate. Dalle informazioni che filtrano, infatti, ci sarebbero già diversi dipendenti contagiati.
Dal 1° ottobre al 18 si parla di sei persone, alcune delle quali contagiatesi a casa.
Con la settimana che sta per terminare la conta delle persone “infette” sarebbe salita a 16. Ci sarebbero un medico del 118, un'infermiera, un tecnico di laboratorio, uno di malattie infettive, un fisioterapista, una psicologa.
Tra le accuse delle Rsu, inoltre, l'ipotesi che qualcuno del personale sia già pronto ad andare a prestare servizio nell'ospedale della Fiera di Milano, lasciando così sguarnite le già scarne fila lecchesi.
A latere della situazione di rimodulazione annunciata da Gallera, restano discutibili sempre secondo le RSU le scelte aziendali di non attivare il drive in a Lecco per i tamponi, di non avere proceduto con massicce assunzioni di personale in vista dell'ondata che era già stata annunciata.
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