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Scritto Lunedì 03 agosto 2020 alle 08:58

ASST: la radiologia ai tempi del "Covid". Prestazioni al letto o al P.S. aumentate fino al 700% nei tre mesi dell'emergenza. I TSRM sono stati gli occhi della salute per i medici in corsia

Sono stati gli occhi per i medici che senza di loro sarebbero stati ciechi e avrebbero brancolato nel buio con lo spettro del covid pronto a sferrare il suo attacco a ogni fianco lasciato scoperto e indifeso. Ma nel silenzio e nel nascondimento, tipico di chi non riveste un ruolo da prima linea, ma lavora dietro le quinte svolgendo una mansione importantissima e imprescindibile, i tenici di radiologia (TSRM - Tecnici Sanitari di Radiologia Medica) non si sono mai sottratti al carico di lavoro che, lo diranno i numeri che andremo a snocciolare, li ha costretti a turni aggiuntivi ed estenuanti. Con un rischio di contagio elevatissimo, affrontato con senso del dovere e di responsabilità.

 

Nei mesi di marzo, aprile, maggio le prestazioni erogate dal reparto di radiologia hanno subito un pesante calo: -47,6% per il Mandic e -38,3% per il Manzoni. In queste cifre sono compresi gli esami svolti per pazienti esterni (-58% per quelli afferiti a Merate e -63,2% per Lecco).
La ragione, come intuibile, è stata la riconversione degli ospedali da luoghi di cura delle varie patologie a presidi in grado di accogliere e assistere pazienti contagiati dal virus, riducendo al minimo le attività essenziali, garantendo quelle urgenti, azzerando visite ed esami programmati e non ritenuti indifferibili.


Le unità operative di radiologia dei due presidi, afferenti al dipartimento di diagnostica e immagini, hanno dovuto presto adeguarsi all'emergenza sanitaria in corso per gestire in maniera organizzata ed efficace i flussi di pazienti che ogni giorno giungevano in ospedale con patologie respiratorie gravi e complesse.
Sospese le attività ambulatoriali e le prestazioni in agenda, si è lavorato per decongestionare gli spazi, limitare l'afflusso di persone, allestire misure di contenimento e distanziamento sociale. Attorno a metà marzo, sia Merate che Lecco, hanno completato tali operazioni per prepararsi ad affrontare l'impatto covid.


Il personale è stato ridistribuito tra giorno e notte, raddoppiando i pomeriggio e incrementando anche l'organico del sabato e della domenica. In sostanza i giorni sono stati pienamente operativi, 7 su 7. Annullate chiaramente le ferie e ridotti i riposi.
La indagini diagnostiche hanno subito un'impennata impressionante.
Le chiamate per eseguire RX al torace in pronto soccorso nei tre mesi “sciagurati” erano state 100 nel 2019 per il Mandic e 990 per il Manzoni. Quest'anno il presidio meratese ha subito un balzo del 723% (823 esami) e quello lecchese del 109% (2069).




La gravità dei pazienti e la tendenza a non spostarli dal giaciglio per evitare compromissioni negli ambienti e dunque potenziali contagi ha visto un incremento vertiginoso delle chiamate per eseguire i raggi direttamente presso il letto di degenza.
Nel 2019 per il Mandic erano state 308.



Nel 2020 lo stesso numero è stato registrato solamente nel mese di aprile, cui si devono sommare marzo e maggio per arrivare a un totale di 1135 (+268% rispetto all'anno precedente). Al Manzoni l'incremento è stato del 184%, passando da 1225 esami al letto del paziente a 3480.





Insomma tre mesi in trincea dove ciascuno ha dato il massimo, mettendo a repentaglio anche la propria salute e quella dei famigliari a casa, stravolgendo consuetudini e abituandosi a nuove modalità di lavoro e nuove tempistiche.
I TSRM spesso confusi con altre figure della sanità o misconosciuti come professionisti dalle istituzioni, sono stati tra i protagonisti di questa sfida chiamata covid diventando davvero, con le loro lastre che davano la visione dei disastri creati a livello polmonare dal virus, gli occhi della salute.
S.V.
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