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Scritto Sabato 01 agosto 2020 alle 09:10

Calco: la redenzione di Simone Tavola, 'ultra-gravel' con un passato tra droga, rapine, prigione e due interventi al cuore

Ci sono vicende umane che nella loro unicità lasciano senza fiato. Specie quando si tratta di storie di redenzione, di riemersione da un abisso che sembrava non avere fine, di uomini che chiunque avrebbe dato per spacciati e per assodato fossero irrecuperabili come mele marce, diventati improvvisamente ciliegie in una macedonia di prugne secche.

Simone Tavola nel corso di un incontro-testimonianza a scuola

Nessuno qualche anno fa avrebbe scommesso un centesimo su Simone Tavola. Oggi invece in pochissimi riuscirebbero a stargli dietro quando punta i piedi sui pedali della sua gravel bike top di gamma, offertagli dallo sponsor riuscito ad accaparrarsi - tra i numerosi pretendenti - le sue prestazioni. Lunedì 3 agosto partirà da Calco, dove è cresciuto e vive, per percorrere un totale di 680 chilometri in sella alla sua bici e la telecamera ben fissata sul caschetto per riprendere tutto e diffondere ciò che fa: l'influencer, in buona sostanza, cioè mostrare agli altri uno tra i tanti stili di vita che si possono indossare nel corso della propria esistenza. Il suo è quello dell'ultra sportivo, con una scusa in più per seguirlo sui social e incominciare ad emularlo: un passato instabile come il suo solitamente non ti porta a diventare un iron man, perciò perché non provarci? Quando lo incontri o ci parli, infatti, non penseresti mai ciò ha alle spalle: tre mesi di coma, nel 2006, dovuti ad un'endocardite infettiva che lo ha portato ad affrontare negli anni due interventi al cuore con tanto di trapianto di valvole cardiache, e poi una tossicodipendenza, rapine in banca, un arresto e sette anni di carcere.

La copertina della sua biografia

A 44 anni, oltre ad essere l'esempio di ciò che i principi della rieducazione in carcere e la buona volontà possono fare su di un ex tossico-rapinatore che aveva indubbiamente intrapreso una strada sbagliata, il calchese Tavola è anche una specie di miracolo della natura e della scienza. ''Ho praticamente i battiti di un atleta e i miei medici a volte non riescono a crederci'' racconta, aggiungendo di aver convinto persino il suo cardiochirurgo a seguirlo in bici. ''Dopo il primo trapianto di valvole, una volta ripresomi dall'endocardite e dall'ischemia celebrale che mi hanno portato al coma e ad una temporanea paralisi, ho incominciato contro il parere medico a correre e pian piano ho iniziato a fare 'iron': 3,8 chilometri a nuoto, 180 in bici e altri 40 di corsa. Il mio problema è che nessuno mi dà l'idoneità per fare le gare, con i problemi che ho avuto. Così ho scoperto il mondo delle gravel bike: sono delle biciclette da strada con un'impostazione molto morbida ma con delle ruote simili a quelle di uno mountain bike. Nel corso della pandemia sono letteralmente andate a ruba, tanto che non se ne trovano più in commercio''.

Simone Tavola in sella alla sua gravel bike

Un giorno di qualche mese fa, ha raccontato, aggiungendo ''quasi per scherzo'', Tavola ha preso ed è partito per Bormio con un amico, percorrendo tra andata e ritorno a Calco 360 chilometri. ''Dopo Bormio ho fatto Calco-Bobbio-Moneglia-Calco per un totale di 530 chilometri'' ha spiegato. Ora, con la collaborazione dei suoi main-sponsor (X-Bike di Oggiono, Cinelli e Sport Specialist) ha in programma di partire, come anticipato, per un percorso ancora più lungo dove toccherà tappe come Palazzolo sull'Oglio, Ponte di Legno e il Passo del Tonale, percorrendo perlopiù ciclovie. ''Ho un amico che me le trova, il mio intento è soprattutto quello di fare conoscere ad altri appassionati di bici percorsi particolari e lontani dalle strade principali'' ha proseguito. ''Per allenarmi percorro ogni giorno centinaia di chilometri, pedalo oltre sei ore di fila, entro in quello che definisco il nirvana della bicicletta''. Tutto ciò, lo ammette, lo deve anche a suo padre che si impegno affinchè al figlio venissero impiantate delle valvole cardiache biosintetiche anziché quelle tradizionali. ''Le devo cambiare ogni dieci anni - ha raccontato - ma ogni volta sono una persona nuova e posso allenarmi come voglio".

I meriti della sua rinascita non può che spartirli anche con sé stesso e con ciò che ha imparato prima in carcere e poi nella comunità di don Mazzi, ma anche in gran parte con la moglie Alessia - aggiunge - la persona che ''mi dà la possibilità di fare tutto ciò e collabora con me e chi mi fa i percorsi''. L'arresto, avvenuto nel 2010 nell'ambito dell'operazione Coppola (coordinata dalla Polizia di Stato di Lecco), fu una specie di manna dal cielo. ''Facevo rapine perché nella logica che seguivo allora era sicuramente meglio che rubare ad anziani o ai più poveri'' ha spiegato. ''In carcere ho ritrovato me stesso. Ho passato due anni e mezzo a Monza, altri cinque a Bollate. Qui mi sono distinto nell'area industriale quando con il direttore ho spinto perché uomini e donne lavorassero insieme. In quegli anni, anche se in cella, sono riuscito a fare carriera in Enel, tanto che quando sono uscito mi hanno offerto un posto in ufficio in Piazza Duomo a Milano. Da quando ho chiuso il 500esimo contratto mi chiamano il Bitta, come Paolo Bitta di Camera Caffè. Ho lasciato perché il lavoro del commerciale non fa per me in fondo. Ero forte, ma vige la regola 'morte tua, vita mia' e così ho deciso di mollare tutto''. Oggi, oltre ad essere un ultra gravel (disciplina che sta di fatto inventando per primo nel mondo), Simone Tavola racconta la sua testimonianza nelle scuole, sempre in collaborazione con il centro di don Mazzi. Nel 2015 ha inoltre pubblicato il libro ''La vita ti sorprende quando meno te lo aspetti''. Ormai da tempo, infine, gestisce il blog bittastyle.wordpress.com dove racconta tutta, ma propria tutta la sua vita: dalla tossicodipendenza alle rapine, ai problemi di salute fino alla sua splendida rinascita.

E' possibile seguire le imprese di Simone Tavola anche dal suo canale Instagram.
Alberto Secci
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