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Scritto Lunedì 11 maggio 2020 alle 17:31

Europa: se non ora, quando?

Molti cittadini saranno insofferenti, non capendo molto di economia, di questi eterni dibattiti sulla trattativa in Europa (specie l'Eurogruppo composto dai 19 stati che hanno adottato come moneta l'euro, mentre sono 26 quelli totali) : su MES, Coronabond, Sure, Bei, Recovery Found e via dicendo. Ma sarebbe un errore, nonostante le urgenze sanitarie attuali, pensarle come elucubrazioni specialistiche ed affidarne la trattazione ai soli "esperti" (economisti. politici e presunti addetti ai lavori...) perché la partita in gioco ci riguarda tutti: le delicatissime scelte che i vari organismi decisionali potrebbero assumere sicuramente avranno ricadute quotidiane sulla vita di ognuno di noi a partire da come e su chi questa crisi pandemica, ma anche strutturale, scaricherà i suoi peggiori effetti. In una parola è una questione che potrà produrre nuove ed ancor più pesanti squilibri nel tessuto sociale ed economico. Basterebbe pensare a quello che è capitato poco tempo fa ai Greci. E' quindi tutto riconducibile ad una pura e unificante visione : è soprattutto una questione di giustizia e di consapevolezza con cui gestire il presente ma anche condizionante il futuro assetto sociale dei popoli europei e, in definitiva, anche mondiali. Ma prima di farsi risucchiare dagli aspetti tecnico/normativi occorrerebbe avere ben presente alcuni elementi basilari, comprensibili anche alle persone più semplici, che dovrebbero caratterizzare quella che si dovrebbe definire una Convivenza Civile degna di tal nome. Uno su tutti : Ogni sistema o modello di sviluppo dovrebbe avere effettivamente, e non solo dichiaratamente, al centro l'Uomo ! Questo vorrebbe dire che qualsiasi mezzo "operativo" per concretizzare questa centralità non potrebbe prescindere dal suo fine costitutivo e quindi dovrebbe essere ad esso necessariamente e continuamente subordinato. Chi di noi può invece oggi sostenere che l'attuale sistema economico e le sue "leggi di mercato" poggino su questa centralità e non siano invece il contrario e cioè che l'Uomo sia subordinato al Mercato ? Gli esempi sarebbero innumerevoli ed ognuno di noi potrebbe evocarli ma allora perché la Politica (quella con la P maiuscola, al servizio effettivo della Collettività) latita in questo suo ruolo di cambiamento degli effetti nefasti di questo sistema e del suo dominante "modello di sviluppo" ? Come si può accettare , per dirla come papa Francesco nella sua "Evangelii gaudium", che " non faccia notizia la morte di un anziano assiderato ridotto a vivere per strada, mentre lo sia un ribasso di due punti di borsa " o che si "sia sviluppata una globalizzazione dell'indifferenza" o " il feticismo del denaro e della dittatura di un'economia senza volto e senza scopo veramente umano" o che "tale squilibrio procede da ideologie che difendono l'autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria" ? E, relativamente all'attuale questione europea (non certo quella pensata dai suoi Padri Fondatori): come si può lasciare in mano questa possibilità di cambiamento di sistema a "sovranismi" mossi spesso solo da strumentali egoismi nazionalistici e non invece a forze che da sempre si ispirano, o dicono di ispirarsi, ad una più equa distribuzione della ricchezza e a una maggior giustizia sociale ? E' mai possibile che ad esempio si accetti che siano i cosiddetti investitori di mercato a condizionare le sorti di intere popolazioni in nome di presunte meritocrazie (spread) condizionate da entità tutt'altro che indipendenti (agenzie di rating) ? O accettare che il "sistema" richieda giustamente onestà e senso di responsabilità dai suoi cittadini e poi garantisca agli approfittatori sacche di evasione istituzionalizzata (Paradisi fiscali) ? O, per stare alla più stringente attualità, costringa subdolamente interi Stati ad indebitarsi per contrastare gli effetti di avvenimenti straordinari, come questa pandemia, non certo dipendenti dalla volontà dei loro popoli ? A che cosa servirebbero le istituzioni di cui questi stessi popoli si sarebbero dotati se non a tutelarli in queste situazioni ? Contano più le quadrature dei conti finanziari e le leggi di mercato o la vita delle persone ? Purtroppo il capolavoro di questo sistema è di aver veicolato, specie attraverso i grandi media, come interesse collettivo ciò che avvantaggia sempre più pochi. E' nella costatazione in queste palesi contraddizioni che risiede la non più rinviabile esigenza di un cambiamento di paradigmi ! Basti pensare all'ormai insostenibile questione ambientale, all'aumento stridente delle disuguaglianze tra e dentro gli stati, all'individualismo sempre più accentuato, alla mercificazione dei Beni Comuni Primari, alla Competitività ( e non alla Cooperazione) eretta a sistema, al cosiddetto "Libero mercato" che avvantaggia solo i più grandi ecc. ecc ... Certo, occorre saper tradurre tutto ciò in percorsi concreti da intraprendere e supportare nelle giuste sedi istituzionali (l'Italia potrebbe essere un'apripista sviluppando le sinergie con gli altri 8 Stati europei firmatari del documento del 25/3/20 ) ma il tutto non lasciandosi abbagliare da contingenti e falsamente risolutivi "Fondi salva Stati " e perseguendo logiche che pongono sul tavolo questioni strutturali come quelle di un'esenzione almeno parziale dei debiti sovrani (come per la Germania post bellica ma sin dall'antichità ci sono stati veri e propri azzeramenti ciclici dei debiti nei confronti degli "oppressi", basti pensare al Giubileo ebraico ...). Senza poi considerare quella che alcuni definiscono la "trappola del Debito" degli Stati. Un debito che ormai anche il più conservatore degli economisti ritiene strutturalmente inestinguibile e quindi, in pratica, utilizzato solo come strumento per garantire lauti interessi ai grandi creditori/investitori tenendo costantemente "sottoschiaffo" interi popoli. Gli strumenti di vero cambiamento ci sarebbero ( su questo sempre disponibile a confrontarmi con altri, non avendo in tasca la verità ...) ma bisogna avere la volontà ed il coraggio politico di coralmente proporli, avviarli e rapidamente implementarli. Intanto occorre che gli Stati, a partire dal nostro, riescano realmente a far pervenire tempestivamente le risorse d'emergenza ai cittadini in contingente difficoltà, come solo in parte sta avvenendo. Per ultimo mi permetto di disquisire su quanto affermato dal sig.Antonio Conrater nel suo articolo " Euro, MES e debito pubblico" semplicemente ricordandogli che è da oltre 25 anni ( a parte il 2009 e 2010) che lo Stato Italiano ha un comportamento virtuoso (con un avanzo primario e quindi con "entrate" maggiori rispetto alle "uscite", al netto degli interessi). E, per fare un esempio, dal 1980 al 2007 lo Stato italiano ha contratto 1335,54 miliardi di debito, sui quali ha pagato ben 1740,24 miliardi di interessi. Vorrei sapere quale famiglia di buon senso accetterebbe dalla propria banca un sistema che consenta di praticare prestiti con queste caratteristiche ! E per quanto riguarda una vera Europa dei Popoli : se non ora, quando iniziare realmente a concretizzarla ?
Germano Bosisio
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