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Scritto Venerdì 08 maggio 2020 alle 17:55

Da Cernusco a Lecco in moto per il tampone. Ma non è possibile eseguirli anche al Mandic?

A spasso con il Convid-19… Sembra assurdo, ma ai pazienti in convalescenza da Coronavirus, viene chiesto di recarsi autonomamente all’ospedale di Lecco, per effettuare il tampone. Possono raggiungere il presidio in auto, in moto ma anche in treno, volendo. Vengono dimessi e accompagnati a casa con un percorso protetto, in quanto potenzialmente contagiosi e dopo una rigidissima quarantena, nel corso della quale devono vivere in completo isolamento, viene chiesto loro di lasciare la loro casa come dei normali cittadini. Come se non fossero ancora potenzialmente infetti.




Mercoledì abbiamo così deciso di andare anche noi a Lecco “seguendo” un paziente, lo “storico” ma ormai quasi sicuramente guarito malato di Covid-19, Ferruccio Amonini di Cernusco Lombardone.
Dopo 38 giorni di ricovero in ospedale e 16 di quarantena domiciliare è arrivato il grande giorno. Mercoledì 7 maggio ha raggiunto l’ospedale Manzoni di Lecco per sottoporsi al primo tampone dopo le dimissioni dal Mandic di Merate.


Con una giornata così bella e mite cosa c’era di meglio di una bella passeggiata in moto. E infatti ha deciso di raggiungere l’ospedale di Lecco con la sua fiammante Vespa rossa. E noi lo abbiamo seguito.


Alle 13,15 a casa Amonini fervono i preparativi per la partenza, l’appuntamento è per le 14,30 ma non sia mai detto che l’Alpino arrivi in ritardo a un appuntamento. Inizia la vestizione: una prima mascherina e poi un’altra ancora della serie “two is meglio che one”, giaccone e guanti in pelle.
Saluta mamma Pia, che gli fa le ultime raccomandazioni e la figlia Alessia che si affaccia alla finestra dell’abitazione vicina. In questo periodo hanno ovviamente vissuto separati.


https://youtu.be/WrtbLGH-9eY

Siamo pronti, Ferruccio salta in sella alla Vespa, si infila i guanti da motociclista, il casco e parte. E noi dietro di lui in auto. C’è un discreto traffico in direzione Lecco e quindi procede con prudenza, così non fatichiamo a stargli dietro. Il viaggio in realtà è una passeggiata. Per lui che è stato recluso per 54 giorni è stupendo riscoprire il mondo… E per di più è una bellissima giornata.


Non c’è la sensazione di esser in viaggio verso l’ospedale per effettuare il tampone, sembra più una gita fuori porta. Alzando gli occhi si scorge il Resegone venirci in contro, dall’altra parte i Corni di Canzo… Poi compare il lago, dopo tutto questo tempo passato tra quattro mura Ferruccio apprezza più di chiunque altro. Ogni tanto qualche motociclista lo affianca, ovviamente ignaro di essere vicino ad un potenziale Covid-19. Appena la strada e il traffico lo consentono, supera e via…


Arrivati all’ospedale “Manzoni” si infila nel parcheggio sotterraneo. Eccoci arrivati.
Si toglie il casco e i guanti in pelle per sostituirli con quelli in lattice. Si sistema la rigogliosa capigliatura ormai fuori controllo dopo tutto questo tempo senza vedere un parrucchiere e si riposiziona le due mascherine.
Ci avviamo insieme verso l’ascensore e da -3 ci porterà al piano 0. Una volta all’ingresso cerchiamo l‘accesso riservato ai pazienti. Entriamo meniamo però subito bloccati al check point per la misurazione della temperatura corporea.
Nulla di anomalo, possiamo quindi procedere. Con le scale mobili raggiungiamo il quarto piano dove appunto c’è il reparto “Malattie infettive”. Pochi metri e c’è l’ambulatorio per tamponi per i pazienti non ricoverati.  Lui varca la pesante porta in ferro e a questo punto ci dobbiamo separare. Restiamo in quella che di fatto è la sala d’attesa dove c’è un intenso via vai di persone. Sono tutte lì per lo stesso motivo: il tampone. Chi per il primo, chi per il secondo ma c’è anche chi è lì per la terza volta.


In pratica sembra di assistere a una sorta di raduno di potenziali infetti Covid-19. Ma non bisognava evitare assembramenti, contatti, eccetera, eccetera…?
Passa circa mezz’ora quando l’Alpino ricompare, pimpante più che mai. Non nasconde il fatto che da un po' di giorni si sente in forma e non vede l’ora di poter tornare “libero”.
“Va tutte bene - ci dice – mi hanno visitato e auscultato i polmoni.  Poi mi hanno fatto un prelievo di sangue e sto benedetto tampone, il prelievo nel naso è stato molto fastidioso…”.
L’Alpino si sta però già chiedendo se il bar del “Manzoni” è aperto per bere un caffè. Raggiungiamo il piano terra, sempre con le scale mobili e si infila dentro la caffetteria…



Tutto finito? Assolutamente no.
“Martedì mi telefonano per darmi l’esito del tampone – spiega l’Alpino, che ora però deve tornare in assoluta quarantena – e se è negativo come spero, mi fanno un altro tampone di conferma. Se anche quello è negativo torno per un’ultima visita e per chiudere definitamente la pratica”.


Insomma, se tutto va bene dovrà tornare a Lecco ancora un paio di volte, ma almeno in quel caso ci sono buone probabilità che il primo tampone avrà confermato la sua negatività. Almeno c’è da sperarlo…


Ora si tornata casa, l’ora d’aria è finita e si torna agli “arresti domiciliari”. Per fortuna è filato tutto liscio e non è successo nulla, ma sarebbe bastato un banale incidente. Il discorso vale ovviamente anche per tutti i convalescenti Covid “Invitati” a Lecco.


Ferruccio è soddisfatto della passeggiata in Vespa. Chissà se anche l’eventuale ospite, il Covid-19, ha apprezzato la gita…



Lo sapremo martedì!
Angelo Baiguini
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