Scritto Marted́ 29 ottobre 2019 alle 09:05

Imbersago: tentata estorsione per una villetta. Chieste 4 condanne

Ha chiesto la condanna per tutti e quattro gli imputati a 3 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di 3000 euro di multa il pubblico ministero Paolo Del Grosso al termine della sua lunga requisitoria (durata un'ora e mezza) nella quale ha ripercorso per filo e per segno tutti i passaggi che hanno portato a processo Rocco A. (classe 1968), Marco F. (classe 1980), Josè S.S. (classe 1987) e Giuseppe D. (classe 1988), con l'accusa di tentata estorsione nei confronti di un 56enne imbersaghese.

L'udienza di lunedì, tenutasi al cospetto del collegio giudicante presieduto dal dr. Enrico Manzi -a latere le colleghe Martina Beggio e Maria Chiara Arrighi- è stata caratterizzata dalla "novità" del sistema di videoconferenza, installato ed ultimato nei giorni scorsi, e che ha evitato a giudici e parti di trasferirsi nelle aule "attrezzate" di tribunali limitrofi (come già accaduto per questo processo, "traslocato" prima a Como e poi nell'aula bunker di Milano), per via del regime di detenzione al carcere duro di uno dei soggetti che non può dunque lasciare la struttura.

In particolare Marco F., difeso dall'avvocato Montalto, ha assistito a tutta l'udienza dal carcere di Terni, dove è detenuto in regime di 41 bis, mentre Giuseppe D. -da tempo collaboratore di giustizia, reo confesso per questa vicenda- avrebbe dovuto presenziare da una posizione protetta ma ha fatto pervenire la propria rinuncia a comparire; presente in aula quindi solo il difensore di quest'ultimo, l'avvocato Nicolini, insieme agli altri due imputati, Rocco A. -libero, calabrese di origine come gli altri tre imputati ma all'epoca dei fatti residente a Cernusco Lombardone- difeso dall'avvocato Vitetta e Josè S. S., detenuto per altra causa e rappresentato dall'avvocato Mangone.

Il processo di lunedì è stato caratterizzato da una prima fase dedicata all'audizione dell'ultimo testimone residuo chiamato dalla difesa di Rocco A., l'architetto che ha presieduto i lavori della villetta dell'imbersaghese, edificio presso il quale fino al 2009 aveva lavorato l'impresa individuale dell'imputato, che ha subappaltato l'opera da una società di cui era proprietario lo zio della parte offesa -costituitasi parte civile, rappresentata dall'avvocato Sonia Riva-. Oggetto della tentata estorsione sarebbe -secondo la tesi accusatoria ancora da confermare- un credito vantato dall'impresa individuale Rocco A.- (nel frattempo dichiarata fallita nel 2010) nei confronti della parte civile, per una somma di denaro pari a 180.000 euro. L'inizio della presunta attività intimidatoria sarebbe riconducibile tuttavia a diversi anni dopo la fine lavori dell'edificio e più precisamente, come ricordato dal Pm nel corso della sua ricostruzione dei fatti, il 10 gennaio del 2013 con una chiamata da un prefisso svizzero seguita nei giorni successivi da altre due telefonate. "L'utenza svizzera che ha chiamato la parte offesa" ha detto il pm Del Grosso, "è stato accertato essere intestata alla moglie di Josè S. S. e ad essere in uso a questi e dall'attività investigativa prima e dalle dichiarazioni del pentito Giuseppe D. poi è risultato che era stato proprio Josè S. S. ad aver chiamato l'imbersaghese, consultandosi prima con gli altri tre". L'escalation di condotte criminose sarebbe culminata a luglio dello stesso anno con il deposito davanti l'abitazione della persona offesa di una tanica di benzina di 15 litri con attaccati dei proiettili e una busta con il messaggio "animale paga i debiti perchè altrimenti ti stacchiamo la testa e la prendiamo a calci" e con altre intercettazioni avvenute a settembre in un bar di Arlate di Rocco A. che -riferendosi sempre nei confronti dell'imbersaghese- ha distintamente pronunciato la frase "se io a questo devo tagliare le gambe, gliele taglio". La tesi della pubblica accusa, in estrema sintesi, vede come "mandante" - come definito anche dal pentito Giuseppe D. - di tutta l'attività del tentativo di estorsione Rocco A., che si sarebbe rivolto a Marco F. per recuperare il credito il quale, a sua volta, avrebbe chiesto l'ausilio dei suoi "bracci destro" Josè S. S. e il pentito Giuseppe D. Non reggono, sempre secondo il sostituto procuratore Del Grosso, le affermazioni di Rocco A. fornite nel suo esame testimoniale secondo le quali lui si sarebbe rivolto a Marco F. per cercare di organizzare un incontro con lo zio della parte offesa. Un'ultima analisi del pm sulla vicenda ha riguardato il presunto credito vantato dall'imputato nei confronti della parte offesa, secondo la pubblica accusa ritenuto inesistente; il procuratore ha infatti sostenuto che la procedura fallimentare "altro non fa che ricercare costantemente dei crediti o delle rimanenze: se fosse esistito un credito dovuto dalla persona offesa, il fallimento gliel'avrebbe richiesto sicuramente". Sulla stessa riga si è espressa l'avvocato Sonia Riva, evidenziando anch'ella l'ultimo punto trattato dalla pubblica accusa sull'inesistenza del credito vantato dall'imputato, e che ha chiesto la condanna di tutti gli imputati secondo nota spese depositata al collegio giudicante. Il legale, nelle sue conclusioni, ha evidenziato le pesanti conseguenze che il suo cliente ha dovuto affrontare a seguito della condotta criminosa da lui -presumibilmente- subita e per la quale, oltre all'acquisto di ulteriori telecamere di sorveglianza e sistemi di allarme perimetrali, nonché di inferriate e due cani che allontanino eventuali malintenzionati, "si trova ad aggirarsi per casa con fare circospetto, ha dovuto anche assumere ansiolitici e ha sofferto di insonnia ed ansia". Di diverso avviso sono state -ovviamente- le difese degli imputati che, a differenza della difesa di Giuseppe D. che ha richiesto per il calabrese classe 1988 la condanna secondo giustizia, essendo reo confesso, hanno proposto l'assoluzione o l'eventuale derubricazione perchè -a loro avviso- la parte civile era debitrice di una somma mai saldata. Il Presidente del collegio ha aggiornato il processo al prossimo 5 dicembre, per le repliche delle parti e per la sentenza.
B.F.
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