Scritto Martedì 05 ottobre 2010 alle 21:00

Merate: il rito della consegna dell’olio della lampada. ''La ricchezza non è tutto nella vita''


E' stato il comune di Montevecchia quest'anno ad offrire l'olio per la lampada di San Francesco che arderà  nel convento dei frati di Sabbioncello. Una cerimonia che si ripete tutti gli anni in onore del patrono d'Italia e che va a confermare quel legame inscindibile tra la comunità francescana e la società civile. Presenti alla cerimonia i sindaci Andrea Robbiani (Merate), Carla Brivio (Montevecchia), Sergio Bagnato (Cernusco Lombardone) e Gabriele Caglio (vicesindaco di Osnago).
 
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A presiedere la funzione religiosa che, nonostante il tempo avverso, ha visto una buona partecipazione di fedeli, il parroco di Montevecchia Don Pierangelo Caslini, con l'accompagnamento della corale parrocchiale.


Il rito che, come dicevamo, ogni anno vede a turno un comune offrire simbolicamente l'olio per la lampada votiva di San Francesco è iniziato con una breve processione lungo la navata principale che ha portato gli officianti sull'altare.

A sinistra Padre Pietro, nuovo frate guardiano del convento

Don Pierangelo Caslini e, a destra, il sindaco di Montevecchia mentre offre l'olio

Poi è cominciata la Messa durante la quale don Pierangelo ha raccontato del poverello di Assisi. "Da ricco che era si è fatto povero vedendo l'ingiustizia degli operai di suo padre che lavoravano per dare a lui ricchezza" ha spiegato il sacerdote "così ad un certo punto si converte e si spoglia in mezzo alla pubblica piazza. Ecco anche noi dobbiamo imparare da San Francesco e comprendere che la ricchezza non è il tutto della vita.

Sergio Bagnato, Gabriele Caglio, Andrea Robbiani e Carla Brivio

A sinistra il consigliere Luciano Marsoni e gli assessore Andrea Massironi e Massimo Panzeri



La ricchezza rischia di fare dell'uomo un prigioniero dei beni terreni offuscando la vista a Dio e aprendo la via a un egoismo solitario che fomenta l'odio. Essere fedeli a Cristo e servirlo significa essere poveri nello Spirito. San Francesco ci insegna a liberarci dall'avarizia e dall'egoismo, con la povertà del cuore e dell'amore fraterno. Dobbiamo aprire le nostre mani e il nostro cuore per dare a chi non ha.

Da sinistra il maresciallo della Gdf Piemontesi, il capitano Giorgio Santacroce, il maresciallo capo Edonio Pecoraro, il vicesindaco Massimiliano Vivenzio e l'assessore alla cultura Giusy Spezzaferri


La corale di Montevecchia che ha animato la funzione

La povertà di San Francesco diventa così maestra e amica di vita, spronandoci a mirare più in alto, liberando il cuore dall'amore per le cose terrene che sono scale per salire a Dio e specchio per riflettere la bontà e la bellezza di Dio".
S.V.
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