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Scritto Lunedì 10 giugno 2019 alle 22:27

Liceo Agnesi: lo storico barista Mauro Rusconi va in pensione

Panini, panzerotti, chiacchiere e caffè. Una buona parte dei ricordi degli ex alunni del liceo Agnesi di Merate è passata anche dal bar di Mauro Rusconi che, dal prossimo anno, lascerà la sua attività e si godrà la pensione.

Per molti il quinquennio della scuola superiore rappresenta il periodo della vita con i ricordi più belli, quelli che restano impressi per sempre nella memoria e nel cuore. I compagni di classe, i professori, le aule, i corridoi e poi, naturalmente, il bar della scuola: il bancone preso d'assedio durante la ricreazione, le bibite, le buste di patatine e l'insostituibile barista con cui scambiare quattro chiacchiere, una battuta, un sorriso. Al liceo Agnesi, per 28 anni, Mauro Rusconi ha presidiato quel bancone, diventando testimone dello scorrere delle generazioni e punto di riferimento di migliaia di studenti. Nel raccontarci la sua avventura, iniziata nel 1991, Rusconi riesce a stento a trattenere le lacrime.

 

«Prima di prendere in gestione il bar, lavoravo con i miei in un alimentari, che però furono costretti a chiudere dopo l'arrivo dei grandi supermercati. Mia sorella, invece, gestiva il bar di Villa Greppi e così, ogni tanto, le davo una mano e mi sono appassionato al mestiere. All'epoca l'Agnesi non aveva ancora un bar e mi sono presentato al preside dell'epoca, Ugo Baglivo, a cui ho proposto l'idea di aprirne uno».

Di fronte oggi alla scelta inderogabile della pensione è evidente l'amarezza per una decisione ponderata, ma comunque sofferta. Rusconi, infatti, lascia soprattutto "suoi alunni".

 

«Per me i ragazzi erano una botta di vita; ognuno aveva qualcosa da dare, qualcosa da insegnare: sono il nostro futuro. A volte gli adulti fanno finta di non capire, ma, dopo aver conosciuto così tanti adolescenti, sono sempre più convinto che siamo in una botte di ferro».

Rusconi è stato da sempre considerato uno di famiglia. «C'era chi mi raccontava i propri problemi, i grandi e piccoli drammi quotidiani: per loro la mia porta era sempre aperta. All'inizio mi chiamavano tutti zio, poi sono diventato il loro papà e, negli ultimi anni, il loro nonno. Ciò che mi mancherà di più sarà il rapporto con gli alunni, mentre non so se sentirò la mancanza degli adulti che, soprattutto negli ultimi anni, ho visto sempre più stanchi e sempre più in difficoltà per le continue innovazioni di una scuola che sta cambiando velocemente».

 

Emerge poi la delusione per la decisione del preside di chiudere la scuola, quasi in modo inaspettato, l'ultimo giorno dell'anno scolastico. «Volevo salutare tutti gli alunni, fare festa con loro, godermi questo ultimo giorno. Ma non mi è stato possibile».

Rusconi parla poi del suo futuro e del tempo restituito dopo una vita con la sveglia puntata alle quattro e mezza del mattino. «Ho intenzione di buttarmi un po' nel sociale, c'è sempre bisogno di una mano. Vedremo che cosa mi riserverà il futuro».

B.V.
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