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Scritto Martedì 14 maggio 2019 alle 18:51

Tratta FS Seregno-Carnate: altre proteste sulla chiusura

Si levano nuove voci di disapprovazione sulla "tormentata" tratta Seregno-Carnate, ad ormai sei mesi di distanza dall'interruzione del servizio ordinario. Mentre si profila piuttosto lontana la riattivazione della linea, e appurato ad oggi il basso utilizzo della soluzione sostitutiva su gomma proposta, giungono nuovi commenti dello stesso segno negativo finora riscontrato sulla vicenda. Un'ulteriore presa di posizione che riassume bene lo stato d'animo comune degli interessati. Non solo dei pochi pendolari che beneficiavano fino al 9 dicembre scorso del tratto ferroviario, ma anche delle amministrazioni coinvolte. In questo caso, a "rispolverare" il discorso ci ha pensato l'amministrazione di Sovico (uno dei cinque comuni maggiormente coinvolti insieme a Macherio, Lesmo, Carnate e Seregno), che in occasione del sit-in di febbraio alla stazione di Lesmo, organizzato dai pendolari del tracciato e alla presenza del consigliere regionale della Lega Alessandro Corbetta, per voce del sindaco Alfredo Colombo, aveva fatto intendere di tenere particolarmente alla riapertura della tratta.

La stazione di Macherio-Sovico sulla linea Seregno-Carnate

Ebbene, sull'ultimo numero del notiziario comunale, l'amministrazione riannoda il filo dell'argomento, ritenendo che la scelta di RFI di sospendere il servizio "sine die" resta al di fuori di una chiara programmazione strategica, asserendo tra l'altro come il percorso ferroviario si ponga in antitesi con una mobilità di tipo locale, tenuto conto anche che il sistema stradale, anche e specialmente a livello sovracomunale risulti ormai prossimo alla saturazione. Non in secondo ordine di importanza, viene sottolineata la scelta singolare di RFI, di eseguire importanti lavori di riqualificazione, completa alla stazione di Lesmo, e parziale di quella di Macherio, poco prima della sospensione della linea. Insomma, un altro segnale di malcontento che si aggiunge a quello già abbondantemente espresso da più parti in questi mesi, e che quasi sicuramente non vedrà una ricaduta positiva prima della seconda metà del 2020.
M.L.
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