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Scritto Mercoledì 24 aprile 2019 alle 19:14

Novate, Ruwan badante cingalese: mia moglie e i miei 3 figli salvi per miracolo dall'attentato dove sono morti i miei cugini

Nell'attentato di Pasqua nella chiesa di San Sebastiano a Negombo ha perso il cugino con la moglie, numerosi amici e vicini di casa con i quali era cresciuto, in totale 104 persone del suo quartiere.Ma di fronte a una tragedia disumana nei numeri e nelle modalità per come si è consumata, quel Dio in nome del quale sono state commesse empietà, gli ha preservato la moglie e i tre figli.
Ruwan ancora non ci crede, non sa darsi ragione di come il destino gli sia stato propizio e di come una scelta, inusuale peraltro, abbia cambiato il corso della sua vita.
44 anni, nativo dello Sri Lanka, da 11 in Italia, a Novate è un volto conosciutissimo. Qui infatti da sempre fa il collaboratore domestico presso una famiglia del paese e nelle rappresentazioni natalizie inscenate dalla parrocchia ha più volte recitato nella parte di "Re magio" complice la carnagione olivastra e la corporatura che gli danno un che di regale.

Ruwan e sotto la moglie con i tre figli

Il giorno di Pasqua si trovava a Medjugorje con un gruppo di cingalesi della comunità di Milano. Un pellegrinaggio di preghiera, interrotto dalla notizia degli attentati compiuti a danno delle chiese cristiane, con centinaia di morti e feriti. "Erano le 5.30 quando mi è suonato il telefono. Era mia moglie, disperata, piangeva. Mi ha raccontato quello che è successo. Mi si è fermato il cuore e il mio pensiero è andato subito a loro, se si fossero salvati tutti" ha raccontato dall'abitazione di Via Bramante dove lavora. "La chiesa dove è esploso l'ordigno si trova a 400 metri da casa mia. L'avevo vista a gennaio quando ero tornato per la festività di San Sebastiano: era bella, era stata ristrutturata da poco per i 150 anni. Ora non c'è più nulla. La mia famiglia è scampata per miracolo alla morte".
Come da tradizione, infatti, la famiglia di Ruwan Silva, era solita recarsi al mattino di Pasqua in chiesa per la funzione cui fa seguito la processione. Non così quest'anno. "Erano già d'accordo di partecipare alla Messa mattutina, poi invece mio figlio maggiore ha detto alla mamma che sarebbe stato meglio andare la sera, così il giorno successivo avrebbero potuto fare visita a un conoscente che aveva avuto un lutto e poi andare alla processione dopo la Messa. Non so davvero come possa essere stato possibile. Noi siamo molto abitudinari e per noi è una tradizione andare alle funzioni del mattino di Pasqua. Ma la decisione di mio figlio ha salvato tutta la famiglia". 

Nel tondo rosso l'attentantore, nel cerchio giallo Indira e Sanat

Sanat e Indira

Non così è stato per il cugino che in chiesa con la moglie seduto a metà della navata è morto nell'esplosione. "Sanat e Indira erano alla funzione con il figlio adolescente. I genitori sono morti mentre il ragazzo, che era seduto sulla stessa panca tra di loro, inspiegabilmente si è salvato. Di Indira non si è riuscito ancora a recuperare il corpo...".
La mattina dell'attentato, tra l'altro, il secondo figlio di Ruwan si era recato sul sagrato della chiesa per attendere la fine della funzione e partecipare così alla processione portando le effigi sacre. Per un soffio è scampato all'esplosione. Sconvolto e temendo che qualcuno della famiglia potesse essere andato comunque a Messa, il ragazzo è entrato nell'edificio trovandosi di fronte decine di corpi dilaniati. E' così ritornato di corsa a casa per avvertire la mamma e i fratelli dell'accaduto. Il maggiore è tornato alla chiesa per aiutare nei soccorsi, quasi per un senso di dovere e gratitudine a Dio per essere scampato a morte certa.

La chiesa di San Sebastiano prima e dopo l'attentato

"Siamo sempre stati un popolo pacifico" ha concluso Ruwan "non abbiamo mai avuto problemi e le diverse religioni hanno sempre convissuto serenamente. Nessuno si aspettava tutto ciò. Ora c'è un clima di paura e di terrore, i ragazzi non vanno a scuola e c'è il coprifuoco. Non si può uscire perchè sono state trovate altre bombe e il paese è a rischio. Il nostro è un quartiere di circa 700 famiglie che vivono attorno alla chiesa di San Sebastiano. Tante di queste sono state distrutte. 104 persone sono morte, altre ferite e altre ancora disperse. Una tragedia. E solo un miracolo ha salvato i miei cari proprio mentre io ero a Medjugorje a pregare la Madonna".
S.V.
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