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Scritto Mercoledì 17 aprile 2019 alle 09:35

Merate: Calenda lancia ''Siamo Europei'' dal palco dell’auditorium, e attacca il Governo

E' passato anche dall'auditorium ''Spezzaferri'' di Merate il cammino verso le elezioni europee del partito che si presenterà accanto al PD nella corsa per un posto a Bruxelles, ''Siamo Europei''. Presente, lunedì pomeriggio, colui che lo ha fondato e ne ha ideato il manifesto, l'ex ministro allo Sviluppo Economico dei governi Renzi prima e Gentiloni poi, Carlo Calenda.

L'ex ministro Carlo Calenda

 

Giunto in Piazza degli Eroi con un discreto anticipo, e dopo avere ordinato un espresso al ''Miki Bar'', intorno alle 19 puntuale l'ex ministro aveva già raggiunto sul palco Federico Dusi e Matteo Laffi, promotori dell'incontro, e Irene Tinagli, economista e docente universitaria di origini toscane, ma ''milanese di adozione'' come ha detto, che sarà candidata di ''Siamo Europei'' per la circoscrizione che comprendere anche il Meratese. A lei è spettato il primo intervento, o per meglio dire il primo di una lunga serie di attacchi sferzati durante la serata contro l'attuale Governo.

Matteo Laffi (sopra) e Gino Del Boca

''Lo scorso marzo avevo scelto di non ricandidarmi''
ha spiegato Tinagli, facendo riferimento al suo passato da parlamentare. ''Carlo però mi ha chiamata in occasione di queste europee, facendomi capire che non è questo il momento di starsene a casa. Stiamo vivendo un momento particolarmente difficile di forte imbarbarimento. Non è solo un dramma economico, ma lo è anche culturale, civico, dove tutto va alla deriva, in un crescendo illiberale. L'unica soluzione è unire le forze e restituire all'Italia politiche di sviluppo, e gli scenari europei possono ridare ampio respiro anche alla nostra politica. Non ho potuto dire di no a Carlo anche se so che sarà una battaglia durissima, ma che vale la pena di essere combattuta al fine di rimanere in Europa e stare seduti a quei tavoli finché non abbiamo ottenuto ciò che ci serve. Questo governo ha già smesso di parlare di economia e disoccupazione, nonostante quest'ultima abbia ricominciato a salire. Eppure sembra che l'unico problema in Italia sia un campo rom di Roma''.

Irene Tinagli

Tinagli ha concluso lanciando una forte critica alle simpatie, mai celate più di tanto, che il ministro dell'Interno Matteo Salvini nutre nei confronti di Putin. ''C'è chi lo vorrebbe imitare, ma sappiamo di come la Russia sia uno dei paesi ad oggi più illiberali'' ha commentato. ''E noi dobbiamo difendere la comunità europea come fosse il luogo dove è possibile mettere in comune ciò che abbiamo. Solo così possiamo pensare di risolvere la crisi del Mediterraneo. Ciò di cui abbiamo bisogno è di condividere con i Paesi alleati certe priorità come politiche di innovazione per le imprese, ciò che servirebbe alla Germania ad esempio, oppure rendere più efficiente il sistema agricolo con la Francia o risolvere il problema dell'occupazione giovanile, che oltre a noi lo ha anche la Spagna''.

Le considerazioni che sono seguite, quando dopo Tinagli ha preso la parola Calenda, si sono rivelate colpi verso chi è al Governo ancora meglio sferzati. Ma ''i due ragazzotti'', come ha definito i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, non sono stati gli unici destinatari delle critiche dell'ex ministro, che ha parlato apertamente anche della debolezza che caratterizza in questi anni la sinistra italiana.

Federico Dusi

''Sono profondamente convinto di una cosa, e cioè che loro non sono forti, siamo noi deboli'' ha commentato. ''Passiamo le giornate a distinguerci l'uno dall'altro su fatti irrilevanti, cercando di capire chi è più di sinistra. Ma se non cambiamo questa come tante altre malattie, come quella che ci spinge a rimuovere dalla memoria tutto quello che promettevano e non è mai stato realizzato, come la crescita al 3%, allora in questo Occidente fratturato stavolta non salviamo le penne''.

VIDEO

Tra i principali ''peccati'' commessi dalla sinistra, secondo Calenda, ci sono stati quelli di avere avuto un'arroganza eccessiva, quando gli schieramenti al Governo erano a parti invertite. ''Abbiamo commesso molti errori'' ha proseguito. ''Il primo, quello di dimostrare troppa arroganza, anche se in buona fede. Esportavamo le nostre eccellenze per dare la sensazione che l'Italia non fosse in crisi, ma il messaggio che passava è che noi stavamo soprattutto con chi vinceva. L'innovazione tecnologica ancora spaventa ma è una cosa estremamente positiva, e non siamo riusciti a dirlo. Vedete, nessuno è convinto che Di Maio abbia un curriculum migliore del mio. Ma c'è una cosa che lui riesce a trasmettere e noi abbiamo smesso di farlo, e cioè la rappresentanza, dire al cittadino che 'io rappresenterò i tuoi interessi'. C'è però una bella differenza tra il proporre un percorso più lungo come il nostro e creare una dipendenza allo Stato data dai sussidi''.

Più a sinistra Aldo Castelli, candidato di ''Cambia Merate!''

L'Europa che ha in mente Calenda, come ha spiegato lui stesso e poi ricalcato dall'intervento finale di Federico Dusi, il quale ha voluto chiedere all'ex ministro che cosa può significare stare nell'UE per i più giovani, dovrà smettere di essere un'Europa delle Nazioni ma piuttosto dovrà diventare un organo coeso, dove si prendano scelte per il bene di tutti e non solo di alcuni. ''Non so come raggiungeremo questo obbiettivo, ma so che lo raggiungeremo'' ha concluso Calenda. ''E dimostreremo che l'Italia è molto più forte di chi la vuole debole''.
A.S.
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