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Scritto Domenica 14 aprile 2019 alle 14:02

Merate, un lettore: via Verdi, arma di distrazione di massa. Tra il british Castelli e i nemici ora amici, quante domande

Mi ha tolto le parole di bocca, caro direttore. Peraltro con riferimenti letterari davanti ai quali mi inchino ammirato. Perché, insomma, anche a me  questa storia del progetto di Viale Verdi  ha davvero frantumato gli zebedei, manco fosse la madre di tutte le battaglie politiche e non invece uno dei tanti dibattiti sulle pessime condizioni di uno dei tanti quartieri della città. Un tema al cui fascino avevo ceduto in tempi non sospetti, sia pure senza immaginarne la deriva: viale Verdi – scrissi su queste colonne - può essere migliorato ma, per la sua conformazione e per la politica urbanistica dei gloriosi anni Sessanta, non potrà mai abiurare al suo ruolo di strada di collegamento verso il polo scolastico e l’ospedale. A meno di chiuderlo, si capisce.

Perché, dunque, tanta attenzione? Della giunta uscente non mi stupisce più nulla. Mentre mi arrovello a capire come il caro assessore Procopio (ma è solo un esempio) possa tornare tra le braccia di quella Lega che aveva amato e poi abiurato (saranno i famosi misteri della politica?), non posso fare a meno di chiedermi maliziosamente per quale motivo l’Amministrazione Massironi abbia atteso gli ultimi sei mesi per occuparsi di viale Verdi dopo avere avuto un’intera legislatura (ma io conterei anche quella Robbiani che se non è zuppa è pan bagnato) per occuparsene fin nei dettagli dei tombini. Invece, d’improvviso, ecco che il Viale diventa il “reddito di cittadinanza” della prossima campagna elettorale, il purosangue da cavalcare per arrivare dritti sparati nelle stanze di piazza degli Eroi. E tutti noi cittadini ad andare dietro, a questa gente, come quelle pecore  che – singolare coincidenza – l’hanno invaso qualche giorno fa. Senza accorgersi che, per brutalizzare, è stato partorito un progetto preliminare di dubbia efficacia, dai costi altissimi e che nessuna giunta potrà mai sostenere.

Ma, evidentemente, il fine era proprio questo. Una sorta di arma di “distrazione di massa”, come quella del leader maximo che ci fa una testa così con i migranti per non parlare delle aziende che chiudono e del debito pubblico che si impenna.In ogni caso, mi stupiscono anche di più le attuali (e credo future) minoranze. Aldo Castelli fa della sua politica british, tutta toni bassi e buone maniere, il proprio segno di riconoscimento. Ma l’essere una persona colta e bene educata non significa evitare la contrapposizione, anche dura se necessario.

Mi sarebbe piaciuto – per rimanere a quella corazzata Potonkin che è Viale verdi – se avesse chiesto (magari dai giornali o con qualche manifesto) quanto di etico ci sia nel fatto che a capo della commissione incaricata di vagliare il progetto ci sia il commerciante più importante di quella zona. Come se a decidere del Piano regolatore di Arcore ci fosse Berlusconi, insomma… Una volta lo chiamavano conflitto di interessi e ci riempivano paginate intere.

Il parcheggio nell'area ex Diana e Via San Francesco


Mi sarebbe piaciuto sentire qualche parola sullo scempio dell’ex area Diana e su quel parcheggio ultimato da mesi ma non ancora aperto. Ci era stato detto, a Palazzo, che avrebbe servito il centro storico. Peccato che, fino all’incrocio tra via San Francesco e via Frisia, non ci sia neppure lo straccio di un marciapiede e che neppure il più svagato dei pedoni si avventurerebbe da quelle lande. Magari, i nostri dell’opposizione, avrebbero potuto maliziosamente chiedere se quel parcheggio, in realtà, non sia un generoso gadget all'unica realtà che ne andrà ad usufruire. E, per chiarire, non sono i pedoni che vanno in centro.

Viale Lombardia

Mi sarebbe piaciuto sentire, per fare un altro esempio, degli annunciati lavori ai marciapiedi di viale Lombardia. I quali, a proposito di come deve essere disegnato un viale, sono in condizioni assai accettabili e comunque migliori del 90 per cento di quelli di qualsiasi strada cittadina. Avrebbero potuto domandare, magari, se era il caso di buttare 100 mila euro nel cesso in quel modo quando basterebbe, se proprio si vuole la perfezione, mandare i vigili a fare qualche multa ai padroni indisciplinati dei cani incontinenti.

La pista di atletica

Il parcheggio dello stadio Ferrario

Mi sarebbe piaciuto sentire qualche critica alla pista di atletica – massì chiamiamola così – realizzata tra  un incrocio trafficatissimo (e inquinatissimo) e una salutare stazione di servizio di carburanti. Pare che sia già malridotta. Un po’ come il parcheggio dello stadio Ferrario (mai realizzato) ma la cui società sportiva avrà a disposizione un generoso contributo comunale per rendere sintetico il secondo campo esistente. Magari avrebbero potuto, i nostri eroi, chiedersi se è tutta lì – un contributo ad personam contestato dalle altre associazioni sportive – la politica sportiva prossima ventura. Mi sarebbe piaciuto sentire qualche parola (perlomeno di conforto) da pendolare indefesso, sulle condizioni di Trenord che non azzecca un orario dai tempi in cui non c’era la Lega al comando dei treni. Ma il conducente, diceva appropriatamente l’adagio, non va disturbato e la colpa, una volta tanto, non è di chi c’era prima. Per il semplice fatto che era lo stesso di adesso.

Mi sarei atteso qualche domanda – e qualche critica feroce, magari – sulla maggioranza che “sposa” la minoranza leghista dalla quale si era divisa schifata e che ripropone più o meno le stesse facce. Come quell’assessore che, per sintetizzare, era assessore con Robbiani, lo è stato con Massironi e sicuramente lo sarà con Panzeri, perché tutto sommato, “ha fatto un passo indietro”. Ma è così importante rimanere incollati alla poltrona, come se si potesse anche solo seriamente immaginare di fare il politico di professione in una città di neppure 15 mila abitanti?Potrei andare avanti per un altro po’, caro direttore ma non voglio abusare della sua pazienza e di quella dei lettori. In tutta franchezza, ho la sgradevole sensazione che sia tutto già scritto, in uno stucchevole gioco delle parti al quale si è iscritto anche il neonato movimento 5Stelle con il suo approfondito programma.
Dicono, tutti tronfi,  di voler “tutelare l’ambiente a 360 gradi” e di "difendere l'ospedale di Merate".
Per il "come", evidentemente, bisogna andare in fiducia.
Alessandro M., Merate
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