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Scritto Sabato 13 aprile 2019 alle 10:49

Merate, l’estensore del PUT su Viale Verdi: vanno bene anche le rotonde ma si rischia che poi la nuova strada attirerà più traffico

Quasi non ha fatto in tempo ad annunciare che da quel momento era aperto lo spazio per gli interventi del pubblico il candidato sindaco di ''Cambia Merate!'' Aldo Castelli, moderatore della serata che si è svolta venerdì nella sala civica Fratelli Cernuschi di Viale Lombardia, dove si è parlato di viabilità e trasporti a livello sovracomunale, che Giuseppe Papaleo, presidente del Comitato Viale Verdi, aveva già agguantato in mano il microfono e, con il suo solito modo diretto di fare, posto all'ospite della serata una serie di domande che, evidentemente, non stava più nella pelle di porre.

Giuseppe Papaleo e Aldo Castelli

Dopotutto, non capita tutte le sere di potere incontrare il tecnico che nel 2007 lavorò al Piano Urbano del Traffico di Merate (quello vigente) che non prevedeva alcuna rotonda nei due incroci di Viale Verdi, l'arteria che sarà in futuro oggetto di riqualificazione, dove invece oggi uno studio di fattibilità tecnico ed economica, approvato in settimana dal consiglio comunale meratese, per un costo complessivo di 3 milioni di euro, dice che dovranno esserci. L'ingegner Andrea Debernardi, per quanto il suo parere fosse probabilmente il più atteso nel grande dibattito che si è ingenerato negli ultimi mesi attorno all'opera pubblica in questione, è stato tuttavia più vago di quanto ci si potesse attendere, o almeno per chi sperava che si sarebbe apertamente schierato contro le rotonde (e probabilmente tra questi c'erano gli esponenti del gruppo consigliare di minoranza ''Sei Merate'', da sempre contrari a come è stato studiato l'intervento) o per chi al contrario sperava che l'ingegnere sarebbe tornato sui suoi passi dicendosi favorevole alla desemaforizzazione (tra questi sicuramente Papaleo, visto il modo con cui ha apertamente cercato di difenderla venendo persino ''ripreso'' da alcuni tra il pubblico che hanno dovuto chiedergli di non fare comizio).

Questi ultimi, tuttavia, possono in qualche modo ritenersi più soddisfatti dei primi, dopo avere ascoltato il pensiero di Debernardi, incalzato appunto da alcune domande poste dal ''capopopolo'' di Viale Verdi. ''Lei, ingegnere, nel 2007 contava sul presupposto che fosse attuata la desemaforizzazione del nodo di Cernusco, dopodiché nel PUT di Merate ha lasciato i due semafori di Viale Verdi. Ecco, non essendo la desemaforizzazione mai stata attuata, il risultato è stato che il traffico si è riversato sul Viale. Alla luce di ciò, oggi lei riproporrebbe il mantenimento dei due semafori? E poi vorrei chiederle, che differenza passa dalla fluidificazione del traffico attraverso una rotonda e tramite i semafori intelligenti?''.

VIDEO


Quello della desemaforizzazione del semaforo di Cernusco, insieme al potenziamento delle vie Como e Bergamo di Merate, erano di fatto le strategie portanti per il riassetto viario di quell'area e che, considerate tutte insieme, consentivano a Viale Verdi di mantenere sul proprio percorso i due semafori che oggi, senza essersi attuate quelle strategie, vogliono essere ''fatti fuori''.  ''Dobbiamo tenere in considerazione, innanzitutto, che in quel periodo la crisi non c'era ancora e negli anni a seguire nessuno è riuscito a mettere in pratica la strategia che quel piano perseguiva'' ha risposto Debernardi. ''Merate ha un traffico più specifico di quanto non si pensi, nel senso che anche quello lungo la statale o lungo il provinciale che va ad Imbersago per quasi la metà entra od esce dall'insieme degli attrattori del Meratese che sono il centro della città, che mantiene per fortuna una sua attrattività commerciale e di servizi, la zona di Novate, con l'Ospedale, l'Agenzia delle entrate e le scuole, e poi due pesanti sistemi commerciali che sono uno quello di via Bergamo e l'altro è a Cernusco ma estremamente vicino a Merate. Una quota consistente di traffico va in questi quattro punti. La strategia del 2007 proponeva di rafforzare un asse più basso di Viale Verdi formato dal nodo di Cernusco, via Como, via Bergamo e il nodo di Robbiate. Quella strategia, verificata più volte, era efficace nel garantire il progetto di riqualificazione di Viale Verdi che già c'era nel 2007 e si diceva andasse riqualificato come asse di distribuzione urbana e non come asse di attraversamento, tenendo i semafori proprio perché in questa cornice con meno traffico questi davano maggiori garanzie che non si sarebbe creato l'effetto opposto''.

L'ing. Debernardi

Debernardi ha proseguito il suo intervento dicendo di capire che le strategie attuali prevedano la desemaforizzazione di Viale Verdi (essendo mancata quella di Cernusco). ''Questa operazione, tuttavia, deve però darsi un obbiettivo chiaro'' ha spiegato. ''Io sicuramente accetto che quanto da me definito anni fa non si è potuto mettere in opera, e ha ragione chi sostiene che Viale Verdi faccia in parte la funzione di via Como-via Bergamo. Ma le cose stanno andando in una maniera tale che potrebbe iniziare a farlo anche di più, perché oggi quelle code fatte dai semafori, in modo improprio mettono un limite''. Il tecnico è quindi passato a chiarire cosa è meglio, obiettivamente, tra una rotonda ed un semaforo intelligente. ''In teoria, rotonde e semafori hanno prestazioni anche abbastanza simili'' ha spiegato Debernardi. ''La differenza più grossa è che la rotonda è un sistema in grado di autoregolarsi, mentre i semafori devono essere programmati e richiedono una costante manutenzione. Oggi lo scompenso che troviamo ad esempio sull'incrocio di via Fratelli Cernuschi, dove il verde dura di più di quello in Viale Verdi, è una caratteristica molto tipica dei nostri semafori. Il traffico evolve nel tempo e se non ci sono, come le hanno grandi città, strutture che rivedono periodicamente i cicli semaforici, allora effettivamente funzionano peggio delle rotonde, ma per il semplice fatto che devono essere gestiti''. L'obbiettivo che vogliono perseguire gli amministratori, ha poi ribadito l'ingegnere, deve essere ben chiaro, poiché in un progetto come quello della riqualificazione di Viale Verdi devono coesistere una serie di necessità per cui spesso si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, con il rischio ''di fare una bella strada ma che attira più traffico''. E in fondo è la vera preoccupazione di quanti criticano la soluzione della Provincia: facciamo un bel viale, togliamo i semafori sostituendoli con le rotonde e poi rischiamo di renderci conto, a cose fatte, che il traffico è aumentato proprio perché a Cernusco è rimasto il doppio semaforo.

Ma a quel punto indietro non si potrà più tornare. Con buona pace anche di Papaleo.
A.S.
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