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Scritto Martedì 02 aprile 2019 alle 15:57

On.Brambilla: ''Intorno a me'', centro dedicato alle famiglie con bimbi disabili

Un Centro creato appositamente per accogliere le famiglie con bambini affetti da disabilità neuromotorie e fornire loro, con competenza e continuità, consulenza e supporto gratuiti da parte di un’équipe di figure professionali specifiche, scelte sulla base dell’analisi dei bisogni che le famiglie stesse evidenziano: uno psicologo, un avvocato, un assistente sociale e un infermiere.

Si chiama Intorno a me ed è il progetto che intende realizzare Fondazione Ariel, da oltre 15 anni a fianco delle famiglie con bambini affetti da Paralisi Cerebrale Infantile - patologia neuromotoria che colpisce un bambino ogni 500 nuovi nati e che impedisce progressivamente i movimenti più elementari - per offrire servizi necessari a migliorare la qualità di vita del bambino e di tutta la sua famiglia. Per realizzare il Centro per la famiglia Intorno a me Ariel avvia dall’1 al 13 aprile una campagna con numero solidale: un sms o una telefonata al 45590 permetterà di avviare i lavori entro l’anno e raggiungere l’obiettivo di accogliere 150 famiglie nel primo anno di attività, rispondendo alle esigenze specifiche di ognuna di loro nel tempo.

Fino a oggi l’attività di Fondazione Ariel dedicata alle famiglie si è concentrata su un servizio di counseling gratuito, telefonico e online - che ha già risposto a 2.800 richieste di aiuto – oltre che su attività di animazione per i bambini con disabilità e occasioni di sollievo per i genitori e, ancora, sull’organizzazione di momenti formativi e gruppi di sostegno per mamme, papà, fratelli e nonni.

L'on. Michela Vittoria Brambilla con il dottor Nicola Portinaro
Fin dalla sua nascita Ariel ha allargato l’orizzonte del sostegno a tutto il nucleo familiare, adottando un approccio “family center care”, nella consapevolezza che il benessere del bambino è connesso a quello del proprio sistema di riferimento, cioè la sua famiglia, nella propria unicità. Da qui l’esigenza di una maggiore personalizzazione delle risposte e di un’offerta più articolata di servizi di counseling e sostegno nel tempo. Perché i genitori, non abbandonati a loro stessi, possano affrontare con serenità ed energia le complessità della disabilità, aiutando il piccolo a sviluppare abilità e potenzialità preziose per la sua crescita e il suo futuro.

In questi 15 anni la fondazione ha aiutato circa 3mila bambini, ha promosso attività di ricerca, ha risposto a 2.800 richieste d'aiuto e accompagnato circa duemila famiglie in quello che è senza dubbio un percorso difficile - ha detto il presidente di Ariel, notaio Massimo Linares -. La fondazione si è rivolta alle famiglie con un'attività di consulenza e supporto tramite call center e incontri dedicati, con al promozione della ricerca scientifica, senza dimenticare i momenti ludici in aiuto dei bambini. Con il nuovo centro vogliamo fornire supporto su vari livelli: anzitutto un aiuto psicologico continuativo, poi sotto il profilo dell'assistenza sociale e medico-infermieristica. Da ultimo intendiamo sviluppare un'area apposita per dare strumenti giuridici alle famiglie, perché si possano orientare in materia fiscale e previdenziale”.


Come direttore medico-scientifico - ha aggiunto il dott. Nicola Portinaro - tengo a sottolineare che in questi anni siamo riusciti a ottenere una notevole produzione scientifica, grazie a un laboratorio ad alta tecnologia e alla ricerca genetica e proteomica. Con queste ricerche abbiamo cambiato le nostre attitudini e le linee guida internazionali dal punto di vista chirurgico e riabilitativo. Questa campagna, che prevede un'assistenza a trecentosessanta gradi, avrà anche un'importante ricaduta in termini di ricerca”.

Auguro il massimo successo – dice l'on. Michela Vittoria Brambilla, ex presidente della commissione parlamentare dell'infanzia e dell'adolescenza - alla campagna della fondazione Ariel, certa che gli italiani risponderanno con generosità per promuovere la salute fisica e mentale dei bambini con paralisi cerebrale e disabilità neuromotorie. Il supporto dei servizi sanitari a questi piccoli pazienti è disomogeneo sul territorio e carente soprattutto nella fase della riabilitazione, che non è mai solo una riabilitazione fisica. I migliori risultati sono garantiti da un approccio “globale”, che fin dal primo momento coinvolge genitori, fratelli, nonni, tutta la famiglia. Proprio grazie al progetto “Intorno a me” - con la partecipazione di professionisti di diverse aree disciplinari: medica, psicologica, legale - la Fondazione intende assicurare la massima sinergia tra il percorso terapeutico del bambino e il necessario sostegno al nucleo familiare”.

Il privato sociale merita la riconoscenza di tutti noi, perché spesso arriva dove lo Stato fatica ad arrivare.
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