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Scritto Martedì 12 marzo 2019 alle 09:13

Osnago: migranti, sicurezza e percezione. Le criticità del dl Salvini e le ricadute locali

Si è svolto ieri il secondo incontro sull'immigrazione patrocinato dal Comune. Sono stati toccati i punti più tecnici della questione grazie a ospiti quali Rosy Battaglia (giornalista di Valori.it), Paolo Pobbiati (attivista di Amnesty International) e Filippo Galbiati (sindaco di Casatenovo e Presidente dell'assemblea dei sindaci del distretto ATS Brianza) che affrontano quotidianamente le dinamiche migratorie e le loro problematiche.


Anche quest'incontro è stato introdotto da Paolo Strina di Progetto Osnago, associazione che ha promosso l'evento assieme al circolo ARCI La Loco, Amnesty International e Il Pellicano. È stata ribadita la necessità di incontri che possano far conoscere i dati reali e creare controinformazione rispetto alla retorica pubblica spesso incentrata invece sulle emozioni e le percezioni. «Un diritto in meno per qualcuno non è mai un diritto in più a qualcun'altro.» ha affermato Strina, ravvisando nella propaganda politica uno strumento pericoloso che avrebbe avuto il demerito di far identificare l'uomo che si sposta come "il problema". Nelle discussioni attorno al tema, infatti, immigrazione e sicurezza sono spesso associate e la prima sembrerebbe minacciare la seconda. È intervenuto anche il sindaco di Osnago Paolo Brivio propugnando le ragioni del modello di accoglienza diffusa (contrastato dal cosiddetto dl Sicurezza) che, pur con tutte le contraddizioni, sarebbe riuscito ad assorbire con efficacia sempre crescente la straordinaria pressione migratoria degli ultimi anni. «Questo lo dobbiamo anche e soprattutto alla mobilitazione di tante risorse del privato sociale, del mondo cattolico e di tanti enti locali» ha sostenuto il primo cittadino.
Rosy Battaglia è stata la prima ospite a parlare e ha colto l'occasione della serata per presentare il dossier del quale è coautrice: "Migranti, gli sciacalli della finanza brindano a Salvini". «Abbiamo usato questo titolo molto forte perché abbiamo raccolto diverse segnalazioni da colleghi del giornalismo investigativo all'estero di società interessate al business dei migranti» ha spiegato l'autrice. Lo smantellamento del sistema SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr), composto da piccole strutture sparse sul territorio, causerebbe l'eliminazione di quei servizi che favorirebbero l'integrazione dell'immigrato; inoltre il risparmio previsto nelle ragioni del decreto sarebbe illusorio perché nei centri di accoglienza straordinaria la permanenza del richiedente asilo sarebbe mediamente più lunga. Battaglia ha sottolineato il fatto che i fondi per la gestione degli immigrati dipendono dal Ministero dell'Interno e i bandi sono pubblicati dalle prefetture per cui, più che la cifra spesa, sarebbe l'assenza di verifiche il vero problema. «La mancanza di trasparenza ha fatto in modo che in alcune situazioni le prefetture facessero assegnazione diretta anziché bandi pubblici avvantaggiando tra le cooperative i famosi big dell'accoglienza» ha continuato la giornalista. Dopo aver sciorinato altri dati, si è soffermata sul fatto che all'arrivo negli hotspot (centri di prima accoglienza per lo smistamento e identificazione, ndr), col modello attuale, il migrante verrebbe di fatto privato della libertà vedendosi negato il permesso di allontanarsi dalla struttura. L'intervento si è poi concluso col raffronto con la Germania, Paese che considererebbe l'immigrazione un investimento da sostenere per far fronte a problemi di depressione della natalità, per questo motivo impiegherebbe somme importanti per accompagnare il migrante in un percorso di formazione ed emancipazione.

Filippo Galbiati, Rosy Battaglia, Paolo Pobbiati

E' toccato poi a Paolo Pobbiati dare una panoramica dei motivi che spingerebbero le persone a lasciare la propria casa. Tra questi, spesso sottaciuto, si farebbe sempre più importante il fattore ambientale: nel 2017 sarebbero emigrate per questa ragione 17 milioni di persone. «In zone dell'Africa subsahariana ci sono intere regioni che non sono più in grado di dare da mangiare a popolazioni che vivono lì da sempre, i cambiamenti climatici provocheranno molte più partenze nei prossimi decenni» ha preconizzato Pobbiati. Oltre a quelli che sono stati definiti triggers (elementi scatenanti, ndr), sono stati poi esposti i pull factors (fattori d'attrazione, ndr): accesso al lavoro, al reddito, sicurezza alimentare e sanitaria ecc. «Queste persone in realtà vanno solo fino a dove possono permettersi di andare, perché migrare costa tanto. A volte ci sono villaggi interi che si tassano per consentire a pochi ragazzi dei loro di poter emigrare sperando nelle rimesse dall'estero, ma resta un azzardo.» ha spiegato Pobbiati. Infine, una parte importante del discorso è stata dedicata agli accordi stabiliti tra i vari Stati europei e i Paesi di partenza tra cui Turchia e Libia. L'accento è stato posto sul dilemma etico di finanziare dittature per fare in modo che si occupino del problema al posto nostro con scarsissima considerazione dei diritti umani. Inoltre sarebbero proprio le stesse dittature, con limitazioni alle libertà individuali, persecuzioni e altro a causare parte del flusso migratorio. «Le scelte dei governi di questi ultimi anni vanno, a mio avviso, rispettate perché sono sostenute da un ampio consenso. La gente ha la percezione concreta che questo fenomeno non sia stato governato a dovere. Chi partecipa a una serata come questa ha già un certo orientamento, ma bisogna considerare la percezione ampiamente diffusa» così ha parlato Filippo Galbiati introducendo il suo intervento in un'ottica di autocritica. Con la consapevolezza di dover adottare un'altra strategia comunicativa si è detto comunque favorevole al sistema di accoglienza diffusa portando a supporto della propria idea l'esempio dei migranti vulnerabili, soprattutto quelli con problemi psichici. Figure quindi non autosufficienti e addirittura pericolose per la comunità qualora venisse a mancare il sostegno necessario che si potrebbe realizzare solo all'interno di una struttura quale lo SPRAR che promuove un percorso di accompagnamento e controllo. Con la progettata cancellazione di questi centri tutti gli oneri derivanti sarebbero a carico delle singole municipalità. Il discorso si è chiuso con l'augurio che i governi adottino soluzioni non emergenziali per gestire un fenomeno intrinseco dell'epoca corrente. A conclusione della serata una lunga e vivace sessione di domande e risposte a integrare quanto detto, l'incontro è terminato alle 23.30.
Dennis Mandelli
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