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Scritto Domenica 24 febbraio 2019 alle 08:29

Il potere non ascolta la voce dell'Altro perchè è troppo sedotto dal piacere narcisistico di essere al centro della scena

In questi giorni, anche da queste parti, ci si domanda e ci si interroga per la condanna che l'ex presidente della Regione Lombardia ha  avuto. Le ragioni e le opinioni sono varie, ognuna ha in sé una sua ragione d'essere. Non entro nel merito della sentenza. Come criminologo sono per le pene alternative al carcere. Ma il clima è un altro. Non lo condivido.
La vicenda politica mi sollecita una riflessione sulla dialettica seduzione e potere. Seduzione origina da “se ducere “ condurre fuori di se, andare oltre qualcosa che si pone fuori dal seminato, dal tracciato e portare a sé. Nel senso comune sedurre significa indurre l'Altro a lasciare le sue difese, le sue convinzioni per essere condotto verso una meta, un oggetto, un desiderio.
Il potere è un sostantivo che significa dominio: da dominĭu(m), deriv. di domĭnus ‘signore, padrone’ Il dominio ha la facoltà legittima di esercitare il pubblico potere da una persona su un’altra in virtù del ruolo, della funzione che riveste come l’autorità del padre sui figli; l’autorità del governo, dei ministri o abusare, approfittare della propria autorità.
Quando l'atto di se ducere interagisce con il potere, con il dominio si istituisce un paradigma forte che condiziona l'agire della persona all'interno del contesto famigliare, politico, religioso e relazionale.
Nell'ambito famigliare la dialettica seduzione e potere conduce a delle patologie che sfociano spesso e volentieri in conflitti tra i vari componente da trascendere i limiti della convivenza e della convivialità. La dinamica seduzione e potere domina non solo la sfera privata ma è presente in ambito pubblico e nelle diverse strutture istituzionali.
Nell'ambito dell'istituzione religiose è eclatante quello della pedofilia e riguarda gli abusi sessuali dei prelati. E' un comportamento disadattivo patologico scaturito da una dialettica perversa e deformante di seduzione e potere. Quando queste due componenti si coniugano in un modo distorto e difettivo ciò che scaturisce è un prodotto deformate e violento dove c'è sempre un carnefice e una vittima.
La stessa cosa accade in ambito politico. Quando il potere reale, simbolico e fantasmatico è sedotto o è seducente, il politico è catturato da questa dialettica e viene manipolato dalla seduzione e dal potere tanto da perdere il contatto con la dimensione reale.
Questa dialettica nella società mediatica iperinterattiva, espositiva amplifica il suo ruolo per attrarre a sé il consesso e sedurre l'Altro per consolidare il suo potere.
Non solo, succede che si appropria della dinamica seduzione-potere per dominare la scena, manipolare il consenso, deformare il percepito per imporre la sua volontà. In questo processo dominato dalla seduzione-potere il rischio reale e sostanziale è quello di uscire dai confini della legalità, norma, regola istituzionale.
La dialettica perversa della seduzione e del potere porta a sviluppare comportamenti megalomanici, narcisistici, persecutori che sconfinano, debordano. Il sedotto è a sua volta dominato dalla seduzione e è accecato dal potere tanto da non cogliere i limiti.
Il potere non ascolta la voce dell'Altro perché è troppo sedotto dal piacere narcisistico di essere al centro della scena e di essere la sfinge dominante che con superbia e avarizia guarda dall'alto gli altri e li vede sempre piccoli come gli abitanti delle isole di Lilliput e Blefuscu di Gulliver.
dr. Enrico Magni
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