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Scritto Sabato 09 febbraio 2019 alle 10:53

Via Verdi e l'incubo di Quarto Oggiaro

Claudio Brambilla esprime nel suo ultimo editoriale, “con tutto il rispetto per il Comitato e per i residenti di via Verdi”, dei dubbi molto seri sull’opportunità di investire nel faraonico progetto Valsecchi una buona metà delle risorse che appaiono oggi repentinamente disponibili per il comune di Merate (oggi, diciamo, perché, come profetizzavano brillantemente gli ottonari del Magnifico, vediamo bene che nell’attuale congiuntura politico-economica “di doman non c’è certezza”). “A fine mandato, - aggiunge il direttore di Merateonline - impegnare tante risorse senza il minimo consulto popolare appare un atto di forza”. Come dargli torto? Il quadro viene poi completato dal circostanziato articolo dell’ingegner Passoni, che ci mostra come, contrariamente alle indicazioni fornite (almeno ufficialmente) dal Comune, il progetto sponsorizzato dall’attuale amministrazione non si configuri nemmeno come una vera riqualificazione urbana, ma si riduca a una serie di misure volte principalmente ad agevolare (anche, in corrispondenza delle rotonde, a scapito della sicurezza dei pedoni) il traffico automobilistico attraverso il quartiere.
Possiamo anche dubitare, come fa un non meglio identificato Alessandro, dell’intelligenza dei semafori intelligenti, preferire l’incubo della Quarto Oggiaro degli anni 70 ai contesti urbani a misura d’uomo che ho avuto la fortuna di visitare in Olanda o proporre come modello "l’intero centro" della Budapest di Viktor Orban dove (c’era forse da dubitarne?) “le svolte a sinistra sono vietate”, ma questi sono i fatti. Ai residenti di via Verdi rappresentati da Giuseppe Papaleo, che certo hanno il diritto – come afferma anche Claudio Brambilla - a interventi migliorativi, vorrei chiedere se ritengano davvero nel loro interesse trasformare il viale (che appartiene a tutti i meratesi, e non soltanto agli Alessandri che, per esprimerci a modo loro, pare non possano fare a meno di girare in macchina anche tra il bar e l’edicola) in una sorta di tangenziale interna.
A chi si candida ad amministrare Merate nel prossimo quinquennio coglierei invece l'occasione per chiedere (qualora la disponibilità del tesoretto di cui stiamo parlando dovesse risultare confermata) se, invece di apprestarsi ad approfittare a man bassa della larga maggioranza consiliare che l’attuale sistema maggioritario assegnerà ancora una volta ai rappresentanti una minoranza del corpo elettorale, non vogliano impegnarsi pubblicamente a varare una qualche forma (non demagogica) di “bilancio partecipato”.
Michele Bossi
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