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Scritto Mercoledì 06 febbraio 2019 alle 17:58

Merate: gli interventi del progetto Valsecchi sono contenuti nel Piano del traffico 2007. Che però conferma i 2 semafori

La città di Merate è dotata di un Piano Urbano del Traffico (PUT) dal 2007, consigliatura Giovanni Battista Albani, assessore alla partita l'ingegner Ernesto Passoni. Il piano è stato redatto dalla società Polinomia di Milano coordinata dall'ingegner Andrea Debernardi, che ha redatto numerosi altri PUT, dentro e fuori provincia, di comuni spesso confinanti al fine di armonizzare le scelte viabilistiche. Lo studio è durato un paio d'anni con rilevazioni sul campo, indagini, statistiche, interviste, analisi, proiezioni. Diciamo questo per sottolineare a chi non conoscesse il tema, l'elevata affidabilità del lavoro svolto da Debernardi.

Estratto della mappa del PUT


Oggi le cose non sono poi tanto cambiate da allora. Soprattutto in via Verdi. Sono stati chiusi alcuni locali e ne sono stati aperti altri. Bar storici come il Mentin o il Verdi hanno lasciato posto ad altre attività commerciali e di somministrazione cibi e bevande. Ma nel complesso l'assetto urbanistico non è mutato nella sostanza. Semmai c'è da registrare il trasferimento della scuola elementare di via F.lli Cernuschi in via Montello e in quel comparto di via de Gasperi, sì che ci sono seri problemi di viabilità e sicurezza. Che cosa scriveva l'ingegner Debernardi dodici anni fa? Questo: "La direttrice stradale est-ovest costituita da via Verdi e da via De Gasperi rappresenta il principale asse di distribuzione dei flussi di traffico all'interno del territorio comunale. La loro importanza, nell'economia della mobilità meratese rende necessaria una migliore qualificazione ed una più completa funzionalità dell'asse. In tal senso occorre un ripensamento delle caratteristiche dell'asse in termini consoni alla sua funzione di distribuzione urbana che garantisca: a) un'adeguata fluidità ai nodi semaforizzati; b) una migliore regolazione della sosta laterale da disporre preferibilmente su piazzale esterno; c) una ragionevole protezione delle svolte a sinistra con accessi laterali e degli attraversamenti pedonali; d) una completa continuità dei percorsi pedonali e ciclopedonali posti longitudinalmente alla carreggiata stradale". E ancora: "Si tratta quindi di dimensionare la carreggiata tenendo conto delle necessità derivanti dal transito di autobus extraurbani, dalla necessità di inserire corsie di preselezione ai semafori, dalla verifica della continuità dei margini laterali. Il nuovo dimensionamento potrà dare luogo nell'immediato ad una modifica della segnaletica orizzontale, cui potrà accompagnarsi una graduale realizzazione dei dispositivi necessari a dare concretezza fisica al nuovo assetto della piattaforma: realizzazione di isole spartitraffico o salvagente, di fermate attrezzate, allargamento dei marciapiedi, riorganizzazione degli spazi di sosta". Come si vede, nulla di quanto è contenuto nel progetto Valsecchi è inedito. Tutto già scritto ma solo in parte applicato nel corso degli anni. Una cosa però differisce e profondamente il piano Debernardi da quello Valsecchi: il primo confermava i semafori, gli unici sul territorio comunale confermati dal PUT del 2007 mentre il secondo punta deciso alla desemaforizzazione. Che poi rappresenta una robusta fetta del milione e settecentomila euro di sole opere. Inoltre sparisce la pista ciclabile. Come si vede infatti nella cartina i due incroci regolati da impianti semaforici sono rimasti nella previsione di sviluppo del piano urbano del traffico. In realtà l'ipotesi di desemaforizzare i crocevia con interventi molto costosi e sui quali permangono forti dubbi circa la reale fruibilità dati gli spazi disponibili molto angusti era contenuta nel programma 2014 di Più Merate. Nei cinque anni trascorsi nulla è stato realizzato in questo senso. A Angelo Valsecchi, però, l'indicazione è stata chiara: desemaforizzare! Costi quel che costi.
C.B.
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