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Scritto Martedì 29 gennaio 2019 alle 23:50

Merate: prima serata per il centrosinistra, nei locali del luogo dal quale l’attuale maggioranza vedeva la rinascita della città

"Vede, ho notato che tante delle sue interviste hanno avuto come protagonista un personaggio del passato. E questo la dice già lunga. Quindi direi, lei chiede a me, uomo del passato, di prospettare un futuro. Beh, a quel che vedo temo che sarà ancora dal passato che nascerà il futuro.".


8 novembre 2017, con queste parole si chiudeva l'intervista a Aldo Castelli. 29 gennaio 2019, sul banco Giovanni Battista Albani, classe 1942 e Aldo Castelli classe 1949. E' ancora dal passato che nascerà il futuro di Merate.

Giovanni Battista Albani e Aldo Castelli


Una serata partecipata quella di oggi tenutasi - non si sa quanto a caso e quanto provocatoriamente - nei locali occupati dall'associazione Arte 20 dell'Area Cazzaniga. Di certo non di buon auspicio. Avremmo evitato. Un luogo lugubre, quasi spettrale, scarsamente illuminato, ma non perché non è stato ancora avviato l'investimento record di 92mila euro per rifare l'impianto illuminante - francamente una follia della Giunta uscente - ma semplicemente perché la metà di neon e lampadine è bruciata e nessuno ha pensato di sostituirle. Un'ottantina di persone, molti volti noti, pochi giovani anche se Gino Del Boca, l'unico che ha buttato sul tavolo un'idea per così dire "rivoluzionaria" - vendiamo villa Confalonieri se i margini per un intervento non ci sono - ha spiegato che tanti ragazzi stanno già lavorando per le Europee, perché è in Europa che guardano per sognare il proprio futuro. E i confini comunali sono troppo angusti. Ma i giovani ci sono, ha assicurato il segretario del PD. Una buona notizia. La serata è stata aperta dall'ex sindaco Albani, alla guida della macchina elettorale con un tic di troppo rivolto allo specchietto retrovisore. Una carrellata di buoni propositi per la città cui tutti vogliamo bene. Poi il candidato in pectore Castelli, con un esordio dirimente: i nostri riferimenti sono l'Europa e Mattarella. Questo per noi è il discrimine. Giusto per marcare il territorio e fare chiarezza su aspetti fondamentali che vedono Lega e Cinque Stelle pronunciare dichiarazioni di segno alterno un giorno sì e l'altro pure. Poi l'invito a redigere il programma insieme: cioè insieme al gruppo Albani, a Sei Merate - che secondo Ernesto passoni dovrebbe essere il nome anche della futura lista - al PD, ai Verdi. Insomma a tutto l'arcipelago di sinistra. Nessun volto dell'attuale maggioranza, neppure quello di coloro - o colei - che si dice guardino/i con maggior interesse a Castelli che al leghista Panzeri.

Tanti invece i volti del passato per quanto Del Boca, in un eccesso di generosità, si sia rallegrato per aver ascoltato interventi pronunciati non dalle solite persone. Da Pinuccia Maternini a Cesare Perego passando per Andrea Consonni e Ernesto Passoni non si può parlare proprio di novità. Di qui la sensazione di un già sentito. Ieri, e anche ieri l'altro. I soliti temi: i trasporti interni, le piste ciclabili, qualcosa sull'ambiente ma di una timidezza sconfortante, l'invecchiamento della città, il Castello, la biblioteca, quale sede dare alla Banda, l'ospedale declinato nella maniera più superficiale, un richiamo a Retesalute, nulla insomma che abbia provocato un sussulto, un ooooh che sorpresa. Del resto se il futuro viene dal passato è difficile che possa scuotere il presente. Solo Del Boca ha affondato la lama parlando di villa Confalonieri come di un bene alienabile anche perché - ed è probabilissimo - quando a ottobre i conti dello Stato saranno devastati dal reddito di cittadinanza e quota 100 - scatteranno quasi sicuramente nuovi e più stringenti vincoli di bilancio con l'impossibilità di investire gli avanzi di amministrazione accumulati negli anni in cui regnava il patto di stabilità. Eppure non era poi difficile buttare le basi di un programma e poi costruirci intorno l'imballo. Castelli l'aveva anticipato a questo giornale: intervenire pesantemente e costantemente sulla direzione strategica dell'azienda per tutelare le risorse del Mandic, sviluppare un grande piano di piantumazione per contrastare le polveri sottili, varare un intervento radicale per costruire finalmente il Parco nord perché se Merate ha perso da tempo la vocazione industriale e da un po' anche quella commerciale restano i servizi pubblici e il turismo.

E poi un progetto per i giovani - o intergenerazionale come vuole Del Boca - via il Municipio da palazzo Tettamanti (chissà magari la sede BPM può essere negoziata) e lì torni la casa della cultura, del sapere e dell'incontro come voleva l'ex sindaco Perego, con biblioteca, luogo per serate musicali, l'auditorium, saloni per convegni, mostre, spettacoli e così via. Su qualcosa la serata doveva ruotare se si intendeva non finire nella palude dei luoghi comuni. Purtroppo non è stato così, forse per un eccesso di apertura al dialogo da parte del candidato sindaco. Ci saranno altre occasioni per iniziare a stringere su 3-4 punti fondamentali attorno ai quali coagulare poi i potenziali candidati. La partecipazione c'è stata. E tutto sommato può essere di conforto. Ora però occorrono i contenuti. Ma che guardino al futuro, non al passato. E il nome? Ma "Merate che vogliamo" of course. Non era andata già così a Casatenovo ai tempi del PPI e del PDS, precursori Giliola Sironi e Alfonso Galbusera del vincente manifesto di Prodi "l'Italia che vogliamo"?

 

C.B.
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