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Scritto Venerdì 11 gennaio 2019 alle 18:56

Olgiate: il prosciutto cotto è contaminato? Il caso in aula

"La Pertus SNC produce prosciutto cotto dal 1983. Ai controlli della ASL, che sono sempre risultati negativi, sono sempre stato presente, tranne questa volta" a parlare stamane dal banco degli imputati del Tribunale di Lecco è stato Riccardo Lissone, proprietario del prosciuttificio con sede a Olgiate Molgora. L'uomo deve infatti rispondere del reato di cui all'art. 5 lett. C della legge 283/1962 in merito alla produzione e vendita di sostanze alimentari, dopo che nel giugno 2016 un controllo sanitario aveva rilevato la presenza di listeria nei salumi lavorati nel suo stabilimento, con il conseguente ritiro dal mercato del lotto "contaminato". Dopo aver minuziosamente descritto i diversi procedimenti cui viene sottoposta la materia prima nella sua azienda -tra cui la pastorizzazione, attuata proprio per eliminare il rischio di proliferazione dei batteri- Lissone ha osservato come il suo caporeparto, che aveva assistito al controllo sulla produzione di cui agli atti, gli avesse riferito che il vigile sanitario non avrebbe avuto l'attrezzatura necessaria.
"Mi ha confermato che è arrivato senza calzari, senza cappello nè camice, nè coltello e flambatore" ha raccontato alla pubblica accusa, rappresentata dal Vpo Pietro Bassi "Quindi le aliquote di prosciutto che sono servite come campione sono state tagliate con un nostro coltello non sterilizzato". La difesa, rappresentata dall'avvocato Elda Leonardi del foro di Lecco, ha insistito sul ruolo della strumentazione di cui non disponeva il sanitario in queste circostanze: essendo la listeria un agente patogeno che si trova nel terreno o nell'aria e che quindi può essere facilmente trasportato da un ambiente all'altro e depositarsi sul prodotto finito, prima di tagliare la fetta dalla coscia di prosciutto è necessario sterilizzare la lama, e proprio per questa operazione è previsto proprio l'uso del flambatore. Chiudendo la propria deposizione, l'imputato ha ricordato di aver fatto analizzare campioni del medesimo lotto di prosciutto ad un proprio consulente, che ha certificato come il salume non presentasse traccia del batterio.
"Eravamo certi che si trattasse di un errore da parte del tecnico" ha concluso l'uomo in aula. Il giudice Maria Chiara Arrighi, che dovrà decidere sulla vicenda, ha disposto per il prossimo 1 febbraio l'escussione dell'ultimo testimone per la difesa. Sarà quindi chiamato a Natale Motta, il caporeparto della Pertus ed unico spettatore all'ispezione dell'ATS.
Federica Frigerio
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