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Scritto Giovedì 10 gennaio 2019 alle 15:38

Sulle dichiarazioni dei sindaci del meratese…

Salvatore Krassowski
''La legge si può contestare finché si vuole, ma chi ha un ruolo istituzionale non può fare altro che applicarla''.  ''Ci sono altri strumenti previsti dalla Costituzione per contrastare la legge'' ''Ma in ogni caso la legge va rispettata''.  "Come sindaco ho l'obbligo di rispettare le leggi. Dopotutto, al mio insediamento ho prestato giuramento alla Costituzione. Personalmente ho un'idea di solidarietà e apertura diversa dalle indicazioni date dal decreto. Ma non per questo mi potrò opporre". "Personalmente trovo che la non applicazione di alcuni articoli del decreto non abbia senso. I sindaci devono essere i primi a rispettare le regole". Quanto alle polemiche di alcuni sindaci, a mio avviso se c'è una norma, quella va applicata".

A prima vista sembrerebbe una innocua intervista a sette sindaci del centrosinistra meratese che hanno sentito il bisogno di far sapere che non hanno niente da dire sulle decisioni disumane prese dal ministro Salvini in materia di immigrazione. Annunciano, pure, che non faranno nulla, a differenza dei molti sindaci che si stanno mobilitando in diverse città italiane, perché loro sono rispettosi delle leggi dello Stato dal momento che hanno giurato sulla Costituzione che a questo punto sembra conoscano quanto il ministro degli Interni. Un'occasione persa per chiedere almeno le dimissioni di Salvini che quella Costituzione tradisce con i suoi atti. Perché allora un'esposizione mediatica visto che in apparenza non comunicano alcunché? Il messaggio, neanche tanto velato, invece c'è: non si può mettere in discussione chi governa e fa le leggi o le ordinanze o che altro, anche quando la Legge emanata è ingiusta, perfino quando ci sono in gioco vite umane come quelle dei migranti in balia del mare da giorni e giorni. Un esempio da seguire e un avvertimento per i cittadini: non bisogna opporsi al potere. E tutti sappiamo come ha funzionato in passato questa massima. Una passerella di volti e voci ipocrita e senza coraggio, nomi di politici che hanno digerito a suo tempo le scelte simili prese dall'ex ministro dell'Interno Minniti (PD) senza nulla eccepire. Niente di nuovo per i nostri amministratori che dimostrano, come nel caso del silenzio sulla questione della salute ambientale, vera emergenza del territorio, tutta la loro insipienza politica. Sono i nostri "primi cittadini" a cui dedico le parole dello scrittore Erri De Luca sul caso dei dinieghi opposti dal governo all'accoglienza nei porti italiani dei migranti, che sono "ultimi" e neanche cittadini.


AUGURI DA ERRI DE LUCA

«Durante i giorni in mare con Medici Senza Frontiere mi ero portato da leggere l'Eneide.
Come per l'Odissea la parte attraente per me erano le navigazioni, più delle vicende in terraferma.
Sono i venti contrari, più dei favorevoli, a decidere i loro viaggi.
È la tempesta a spiaggiare Enea sulla costa Libica, accolto da eroe da Didone, regina del luogo. 
Richiesto da lei, Enea racconta il crollo di Troia, l'ultima resistenza, la sua messa in salvo, l'imbarco e la deriva. 
Virgilio gli fa dire un verso estremo fino al paradosso: "Una salus victis, nullam sperare salutem", unica salvezza per i vinti, nessuna salvezza sperare Come può la perdita di ogni speranza essere l'unica salvezza? Penso all'insurrezione del ghetto di Varsavia del 1943. Quei resistenti male armati erano vinti in partenza, ma non rinunciarono a battersi. Quando la speranza è zero, spuntano forze e istinti che tentano l'impossibile.
Avevo questa spiegazione del verso di Virgilio.
Mi dovette colpire anche allora, perché è l'unico verso del poema che ricordo ancora. A chi sta in terraferma oggi è incomprensibile che in Mediterraneo avvengano naufragi a mare calmo. Il mare stesso, in persona, è sgomento della più micidiale quota di annegati della sua storia. A bordo di quella nave che scippava vite condannate a morte, ho visto salire madri con bambini in braccio. Come potevi, madre snaturata, esporre la tua creatura alla più alta probabilità di morte? Cosa spinge una madre allo sbaraglio con forza superiore all'istinto materno? La disperazione.Lo ha saputo un poeta e lo ha fatto dire al suo personaggio.
Servono a niente speranze e speranzelle per chi è passato per le prigioni libiche.
Solo la disperazione è forza motrice per affrontare a freddo qualunque via di fuga.
La disperazione fa saltare dal decimo piano di una casa in fiamme. L'ho saputo a bordo di un battello salvagente, il senso di un verso rimasto in memoria. 


Quando madri di bambini in braccio si buttano alla cieca in mezzo al mare, niente di niente le potrà distogliere, fermare. I porti chiusi di un ministrello sono la patetica impotenza a misurarsi con la disperazione. Auguro all'anno nuovo un poco del coraggio sovrumano di quelle madri, le sommerse e le salvate».



Salvatore Krassowski - Cittadino
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