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Scritto Lunedì 07 gennaio 2019 alle 14:56

I sindaci meratesi di centrosinistra contro il decreto sicurezza ma per il rispetto delle regole: non come Orlando, ma perplessi

I sindaci di Palermo, Napoli, Firenze, Reggio Calabria e Parma si sono opposti nelle scorse ore all'applicazione del ''decreto sicurezza'' voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e approvato dal Parlamento, promettendo di disobbedire ad alcune disposizioni contro gli stranieri che considerano incostituzionali e in violazione dei diritti umani.
Chi ha fatto sentire di più la sua voce è stato Leoluca Orlando, primo cittadino di Palermo, il quale ha definito ''criminogene e disumane'' le misure prese dal Governo in fatto di immigrazione, dando peraltro disposizione scritta all'ufficio anagrafe della sua città di non applicare l'articolo 13, quello che stabilisce il divieto di iscrizione all'anagrafe cittadina per i titolari di permesso di soggiorno per richiesta d'asilo, in buona sostanza quei migranti che ancora non hanno ricevuto una risposta dal Governo e non sanno se saranno o meno ''protetti''.
Ciò vuol dire che chiunque si trovi in questa situazione, oltre a non poter iscriversi all'anagrafe né perciò fissare una residenza, avrà molta difficoltà a chiedere un lavoro ad un centro per l'impiego, aprire un conto in banca o affittare una casa, per esempio.

Daniele Villa di Robbiate, Stefano Fumagalli di Lomagna, Paolo Brivio di Osnago e Renzo Rotta di Paderno

Interpellati, nessuno dei sindaci meratesi del centrosinistra, come lo è Orlando, si azzarderebbe mai di violare la normativa, o di scrivere ordinanze contro di essa, ma tutti quanti condividono le perplessità e le preoccupazioni del borgomastro del capoluogo siciliano. Ad Osnago le famiglie di richiedenti asilo inseriti in uno SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) presente in paese sono due. ''Non ci risulta che siano a rischio'' ha spiegato il sindaco Paolo Brivio.
''Da questo punto di vista non credo ci si stia nemmeno profilando la possibilità concreta che le persone ospitate alla Locanda del Samaritano rischino di essere allontanate. Ad ogni modo, da sindaco ho il dovere di applicare le norme dello stato anche quando non le condivido. Poi davanti ad un caso concreto, se delle persone dovessero rischiassero di perdere dei diritti fondamentali, allora una persona potrebbe anche porsi una forma di obiezione di coscienza. Ma ripeto, ad Osnago non dovrebbe verificarsi nulla del genere e non si verificherà. Rimangono le perplessità politiche, perché è chiaro, dal mio punto di vista, che di problemi ne crea eccome. Aspettiamo di capire che cosa uscirà dall'incontro tra Governo e Anci''.
Un altro primo cittadino ad aver spiegato di attendere quali saranno gli sviluppi del vertice tra Anci e Governo, ma non solo, è Alessandro Origo di Verderio. ''Ho apprezzato la disponibilità del Premier Conte di incontrare l'associazione nazionale dei comuni italiani, staremo a vedere cosa uscirà dal confronto'' ha commentato. ''Non sarà certo Verderio ad avviare un percorso giurisdizionale per capire se il decreto viola i principi della Costituzione. Non possiamo certo assumere appositamente un avvocato e farlo pagare ai cittadini. Vedremo quindi, quando verrà fatto questo percorso da Comuni ben più grandi e con uffici legali al loro interno, se il decreto sicurezza è incostituzionale o meno. Quanto alle polemiche di alcuni sindaci, a mio avviso se c'è una norma, quella va applicata. Evidenzio però la contraddizione dell'attuale ministro dell'Interno che tempo fa incitava al non rispetto delle leggi, sempre in materia di diritti civili, mentre oggi dice che non si può non rispettarle. Di questo decreto critico nello specifico le conseguenze che può comportare, con la mancata iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo si può perdere per esempio un percorso di avviamento al lavoro. Nel nostro caso, abbiamo una comunità iscritta all'anagrafe, ma al momento non credo ci saranno per loro delle conseguenze''. Dello stesso parere anche Stefano Motta, primo cittadino di Calco: anche lui non farebbe come il collega palermitano. ''La legge si può contestare finché si vuole, ma chi ha un ruolo istituzionale non può fare altro che applicarla'' ha commentato.
''Dal punto di vista politico, mi attiverò per contrastare la deriva culturale a cui porta questo decreto. Sul nostro territorio abbiamo delle coop che gestiscono alcuni migranti. Sono venti uomini e dieci donne. Al momento non abbiamo ricevuto nessun tipo di informativa dalla Prefettura per dire se le cose cambieranno''.

Stefano Motta, sindaco di Calco, Alessandro Origo, sindaco di Verderio, e Giovanna De Capitani, sindaco di Cernusco

Paderno al momento non conta sul suo suolo alcuna comunità di richiedenti asilo nonostante abbia aderito alla possibilità di ospitare degli SPRAR, tempo addietro. La posizione del suo sindaco, Renzo Rotta, è comunque la stessa dei suoi colleghi meratesi. ''Ci sono altri strumenti previsti dalla Costituzione per contrastare la legge'' ha commentato. ''Ma in ogni caso la legge va rispettata''. Altri che non hanno ricevuto al riguardo particolari comunicazioni dalla Prefettura sono Robbiate e Cernusco. Nel primo caso, come ha spiegato il primo cittadino Daniele Villa, il coinvolgimento nella comunità delle sette donne ospitate in paese in un centro di accoglienza è stato pressoché impossibile visti il continuo ricambio delle cooperative che si sono susseguite nella sua gestione. Secondo Villa, tuttavia, il decreto sicurezza non dovrebbe prevedere casi di espulsione tra le richiedenti asilo di Robbiate.
''Come sindaco ho l'obbligo di rispettare le leggi'' ha quindi dichiarato Giovanna De Capitani, primo cittadino di Cernusco. ''Dopotutto, al mio insediamento ho prestato giuramento alla Costituzione. Personalmente ho un'idea di solidarietà e apertura diversa dalle indicazioni date dal decreto. Ma non per questo mi potrò opporre. Per quanto riguarda il nostro lavoro di accoglienza abbiamo avuto alcuni problemi per il mancato passaggio di informazioni della Prefettura per quanto riguarda un centro temporaneo di accoglienza sul territorio. Fortunatamente, la persona che creava disagi, perché aveva dei disturbi di tipo psichico, è stata allontanata e portata in una struttura adeguata''. In questo centro sono ospitate sette donne. Poi, ha proseguito De Capitani, da un anno è presente, in un'altra struttura gestita da una cooperativa, una famiglia composta da due genitori e quattro ragazzi. ''Con loro - ha spiegato il sindaco - abbiamo già avviato un percorso di accoglienza vista la disponibilità immediata della cooperativa''. Il decreto sicurezza fresco di approvazione, però, anche in questo caso non dovrebbe essere un problema. A Lomagna, infine, ci sono due CAS (centri di accoglienza straordinaria): uno ospita una famiglia con due bimbi, l'altro due persone.
''Avevamo chiesto l'aderire dal progetto SPRAR per essere più coinvolti nella gestione dei richiedenti, ma al momento è ovviamente tutto bloccato'' ha commentato il sindaco lomagnese Stefano Fumagalli. ''Personalmente trovo che la non applicazione di alcuni articoli del decreto non abbia senso. I sindaci devono essere i primi a rispettare le regole. Sul fatto che questa disposizione possa creare difficoltà sono invece d'accordo. Se queste persone escono da certi percorsi guidati e non si capisce quale possa essere il loro futuro, è facile che si trovino in strada da un momento all'altro. Molte volte, e non mi riferisco solo a questo caso, trovo che chi propone certe leggi non abbia il polso della situazione e non sia molto in contatto con le istituzioni dei territori''.
A.S.
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