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Scritto Lunedì 24 dicembre 2018 alle 07:33

A Legambiente diciamo, si imbocchino le strade alternative all'incenerimento

Come Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero condividiamo solo in parte il comunicato del Coordinamento provinciale di Legambiente Lecco apparso sui media locali.  Prendiamo atto che Legambiente dichiara di ritenere necessario la dismissione del forno inceneritore a partire dal 2024 ma, tra i punti della lettera che dice di voler indirizzare ai comuni soci di Silea, non cita esplicitamente la richiesta di bloccare la realizzazione del progetto di Teleriscaldamento alimentato con l’inceneritore. Un progetto la cui gara d’appalto, stando agli atti approvati dai tre comuni (Lecco, Malgrate, Valmadrera) che ne dovrebbero essere “beneficiati”, potrebbe essere bandita già entro il prossimo mese (gennaio 2019).
 
Da parte di Legambiente chiedere a tutti i comuni della Provincia di fermare il progetto del Teleriscaldamento (peraltro non trattato nei loro Consigli Comunali) sarebbe un atto di inequivocabile presa di posizione, uscendo da ogni ambiguità interpretativa. Pertanto chiediamo loro di includere con gli altri tre punti, anche questa richiesta e di assumere forti e coerenti iniziative a sostegno.  Del resto Legambiente Lecco stessa nel suo comunicato di febbraio 2017 evidenziava:  “Una tale rete pesante disegnata sul modello impostato da Brescia decenni fa non ha più senso: si tratterebbe di un investimento funzionale esclusivamente  a tener in vita più a lungo possibile l'inceneritore, o, in un'ipotesi meno peggiore, a dare il via a una futura alimentazione a gas”    E' questo il momento per cercare di impedire la realizzazione di un  Teleriscaldamento che è pretesto per allungare nei fatti di molti altri anni e forse “sine die” i tempi della dismissione dell'inceneritore.
 
Un'ultima sottolineatura: nel proprio comunicato Legambiente dice di “prendere atto dei risultati dello studio della ricaduta fumi” (appena illustrato il 4/12 presso la sede Silea) ma non accenna allo studio indipendente da noi autofinanziato e illustrato  pubblicamente il 30/11 che presenta risultati differenti con una ben più ampia zona di ricaduta.  Dalla argomentata e puntuale esposizione di esperti del settore, sia se fossero o no stati presenti alla serata, dovrebbero avere ben più di un dubbio ad esempio sulla presunta non correlazione tra inceneritore ed insorgenze tumorali al fegato (i cui parametri di accrescimento  sono emersi dallo studio epidemiologico condotto da Silea). Peraltro il Parco del Monte Barro (dove ha ubicazione una loro sede) è uno dei punti di massima ricaduta dei fumi dell'inceneritore come dimostrato già nella documentazione di Silea e confermato dal nostro studio.
 
Occorre quindi convergere tutti assieme perché finalmente s'imbocchino le strade alternative all'incenerimento. Strade virtuose dal punto di vista ambientale, sanitario ed economico che sono previste  da direttive europee e nei fatti già applicate con successo in vari territori italiani.
 
Così facendo si darà una mano a coloro che da anni si battono localmente in modo argomentato e serio su più livelli tra cui quello della salute pubblica. Rispetto a quest'ultimo aspetto, che non è negoziabile con alcun ragionamento economico, è ora di pretendere l'applicazione del principio di maggior precauzione possibile, principio a cui si deve attenere ogni amministratore pubblico.
Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero
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