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Scritto Venerdì 21 dicembre 2018 alle 21:53

Retesalute: in corso c’è una battaglia sotterranea molto pericolosa che non vede solo chi non la vuole vedere

Combattuto tra il desiderio di parlare chiaro, com'è nel suo stile e nel ruolo che riveste, e la prudenza che deve alla carica di Presidente dell'Assemblea dei soci di Retesalute, il sindaco Andrea Massironi ha dovuto rintuzzare gli attacchi incrociati di centrosinistra e Lega con armi spuntate. Perché ridurre da cinque a un solo anno la durata del conferimento dei servizi a Retesalute? Semplice perché anche l'ultima assemblea, dove in apparenza i punti critici sono stati superati all'unanimità, ha fatto emergere solo in minima parte la sotterranea manovra studiata altrove e condotta a Merate di affossare l'Azienda Speciale Pubblica costituita nel 2005, per dare spazio alla costituenda società a capitale misto, in cui il privato è maggioritario sul pubblico denominata Consorzio di cooperative Impresa Sociale che Lecco e i paesi dell'hinterland stanno varando, con non poca fatica, per affidare la gestione dei servizi alla persona. Servizi che, come l'acqua, sono strategici, unici, non differibili; e come tali debbono o dovrebbero essere nelle mani pubbliche al 100%. Il meratese-casatese già 15 anni fa aveva realizzato questo concetto costituendo appunto Retesalute grazie a un accordo trasversale tra gli esponenti dell'epoca del centrodestra e del centrosinistra. Quella dell'azione esclusivamente pubblica sui servizi essenziali dovrebbe essere una battaglia tipica della sinistra. Invece è proprio una parte di essa, ben circoscritta e nota, a tentare in tutti i modi di rallentare il processo di crescita, sviluppo e rafforzamento patrimoniale di Retesalute mentre il centrodestra è schierato sull'azienda pubblica. La nostra idea è questa, si badi bene, un'idea priva di prove concrete se non i precedenti assembleari con i soliti noti prima a integrare il progetto di rilancio poi a emendarlo. Per cui già sin d'ora lo spazio è disponibile per chiunque volesse contestare questa ricostruzione. Per ragioni che non stiamo a sviscerare, ma si potrebbe farlo, Stefano Motta di Calco, forte della sua autorevolezza con un precedente di segretario provinciale del PD fino al 2009 intesse rapporti fitti con Paolo Brivio di Osnago, Adele Gatti di Airuno, Davide Maggioni di Sirtori e qualche altro sindaco di area al fine di presentare a sorpresa una serie di integrazioni al piano di rilancio messo a punto dal CdA di Retesalute. L'operazione prende in contropiede Merate, Casatenovo, Monticello e altri e, per un solo millesimo, l'8 ottobre, riesce il colpo di rinviare l'approvazione del piano. Seguono altri atti deliberativi del CdA che insiste: o si rilancia o si chiude. Qualche comune minore si spaventa, impossibile riprendersi in casa i servizi sociali. Si torna quindi in assemblea per approvare gli atti deliberativi del CdA. Siamo a un passo dalla conclusione del lungo iter ma ecco che, sempre a sorpresa, fioccano emendamenti allo statuto anche stravaganti dai comuni citati il 12 dicembre che costringono a uno sforzo ulteriore di analisi e messa ai voti emendamento per emendamento. Questa volta i comuni capofila con gli alleati non si fanno sorprendere e portano a casa il risultato il 17 dicembre. Ma mezze frasi, conciabolii e espressioni facciali fanno capire a Andrea Massironi e Filippo Galbiati che la partita non è finita. Infatti ora il piano deve passare per i consigli dei comuni soci entro metà marzo e se uno soltanto lo respinge si blocca tutto. Se accadesse non saremmo sorpresi. Ma quale comune, quale sindaco si assumerà un tale onere? Chi vorrà rischiare di essere additato come l'affossatore di Retesalute? Staremo a vedere. Entro fine anno, però, scadono i conferimenti dei servizi dai comuni all'ASP. Vanno rinnovati teoricamente per cinque anni. Ma se la fronda va fino in fondo come si farà a recedere da Retesalute? Perché paralizzata, l'azienda avrà grandi difficoltà a andare avanti. Siccome però da Merate a Casatenovo, la maggior parte dei comuni crede ciecamente nel valore dell'azienda pubblica ecco che in caso di sgambetto si riportano a casa i servizi e si costituisce una Retesalute 2 con anche i comuni che già hanno fatto richiesta di entrare. Conferire i servizi un anno è un atto di prudenza che nulla toglie alla fiducia assoluta verso l'azienda e i suoi dipendenti tutti. Anzi.... Posta così la questione, la battaglia di Andrea Robbiani ci è parsa del tutto fuori luogo. Una battaglia più ideologica e personale che effettivamente calata nella realtà fattuale. La supposta centralità di Merate e Casatenovo, evocata più volte da Robbiani può finire sotto il tiro incrociato di comuni minori ma alleati attorno a un unico inconfessabile interesse. Contano i millesimi. Come in un condominio, non le belle parole. Bene secondo noi hanno fatto Massironi e la sua maggioranza a tenere il punto. Tutti vogliono un'azienda forte, in espansione, capace di assicurare alle persone più fragili e bisognose servizi di qualità, esempio per tutta la Lombardia, come ha ricordato il Sindaco. Ma cornuti e mazziati, no. La fronda cela intenti precisi dietro fantomatici dubbi. E per parafrasare Craxi, non lo capisce chi non lo vuol capire.
Claudio Brambilla
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