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Scritto Venerdì 21 dicembre 2018 alle 18:39

Merate: sulla durata del conferimento di servizi a Retesalute, l’Aula si spacca. La Lega col centrosinistra per 5 anni e non 1

Una grossa sorpresa abbiamo scritto in calce al primo servizio sul  Consiglio comunale di Merate di giovedì 20. Ma solo per coloro che la vicenda attorno a Retesalute l'hanno seguita in modo distratto, senza neppure leggere con attenzione gli ampi servizi dedicati all'argomento da questo giornale e dai colleghi del Giornale di Merate. Perché in tal caso il dibattito anziché un'ora e mezza avrebbe preso si e no un quarto d'ora. Tanto il "caso" è chiaro come il sole a mezzogiorno. Dunque Andrea Massironi introduce l'argomento poi lascia la parola a Alfredo Casaletto. Il giovane e promettente capogruppo della maggioranza, con l'inconfondibile cadenza potentina annuncia all'Aula una modifica della delibera: la durata proposta del conferimento dei servizi alla persona a Retesalute non sarà di cinque ma di un solo anno. L'assessore John Patrick Tomalino, nella sua lunga e esaustiva presentazione dell'Azienda Speciale e delle ultime vicende che l'hanno afflitta aveva già offerto elementi a sufficienza per lasciar comprendere anche a coloro che poco ne avevano seguito la trama, la ragione sottesa alla sostanziale riduzione della durata del conferimento. Ma niente. Eppure Massironi prima, Tomalino in seguito e Casaletto infine avevano lanciato un segnale inequivocabile: basta che soltanto uno dei comuni soci non approvi il piano di rilancio di Retesalute che prevede l'aumento di capitale sociale, l'ingresso di nuovi comuni e un robusto piano di assunzione che l'intero iter attorno al quale i sindaci tutti, nell'assemblea presieduta proprio da Massironi hanno lavorato nell'ultimo anno su proposta del Consiglio di Amministrazione, si blocca. Salta. E con esso l'impalcatura stessa dell'azienda speciale che senza risorse né possibilità di allargare la sfera operativa per ridurre i costi fissi e migliorare ancor più la qualità del servizio, rischia la morte lenta per asfissia. Ma, dicevano, niente. Neanche questa fondamentale precisazione ha scalfito le certezze di Valeria Marinari e Alessandro Pozzi del centrosinistra e, soprattutto di Andrea Robbiani, lanciatosi in un'arringa lunghissima degna senz'altro di miglior causa. Valeria Marinari ha sostenuto la necessità di mantenere i cinque anni come segnale di fiducia nell'azienda. Un solo anno suonerebbe, secondo l'esponente dei Sei Merate come una sfiducia palese verso l'operato dell'ASP. Fulminante la risposta di Ernesto Sellitto, di nuovo in forma smagliante: "Non è che non ci fidiamo di Retesalute, non ci fidiamo degli altri Consigli comunali". Il vero cuore del problema. Ma secondo Robbiani, se sotto l'aspetto tecnico la proposta della maggioranza appare condivisibile non lo è  sotto quello politico. Anzi confermare i cinque anni avrebbe significato dare forza all'intero progetto e rilanciare Merate al centro del territorio come città capofila e trainante, esempio anche per i comuni dubbiosi. Il capogruppo Panzeri ha lasciato la partita nelle mani del collega limitandosi a chiedere quale impegno ci si assume nel quinquennio e come, eventualmente, recedere. La somma che Merate versa per i servizi ai propri cittadini in difficoltà, minori, disabili, anziani e così via è di circa 600mila euro per cui 3 milioni nei cinque anni. Recedere si può ma il precedente con Lario Reti ha insegnato che il processo di uscita dall'azienda è tutt'altro che semplice e rapido. E in caso di affossamento del piano di potenziamento aziendale si rischia la paralisi. Uno scenario per nulla di fantasia, a giudicare dalle manovre dilatorie attuate in questi mesi da un gruppo ben definito di comuni. Massironi ha tentato più volte di far comprendere il rischio concreto di restare ingessati in un contenzioso lunghissimo, aggiungendo che la decisione di ridurre a un anno il conferimento, ascoltati anche i dipendenti più in vista, è stata presa d'intesa con Casatenovo dopo l'ultima assemblea, quella di lunedì scorso che ha visto i soliti sindaci, in particolare Paolo Brivio di Osnago, Davide Maggioni di Sirtori e Adele Gatti di Airuno tentare di far passare emendamenti al piano che ne avrebbero di fatto vanificato la portata, come ad esempio la limitazione all'ingresso di nuovi soci ai comuni del distretto di Lecco anziché dell'ambito dell'Agenzia di Tutela della Salute. Intervento appassionato anche da parte di Massimiliano Vivenzio che rispondendo a Robbiani ha sostenuto: "Questa è una battaglia giuridica non politica", perché ancora una volta Lecco agisce in maniera spregiudicata tanto che pure l'Associazione dei Comuni ha criticato la modalità di predisposizione della cosiddetta Impresa sociale, l'azienda a capitale misto ma a maggioranza privato che dovrebbe gestire i servizi alla persona nell'ambito distrettuale lecchese, dal quale si sono staccati quattro comuni dell'oggionese e Calolziocorte. Finalmente alle soglie delle 23,30 Massironi, ormai esausto data l'evidente inutilità delle spiegazioni fornite agli agguerriti Pozzi e Robbiani ha posto ai voti prima l'emendamento di Casaletto di riduzione da 5 a 1 anno la durata del conferimento, approvato con i soli dieci voti della maggioranza, l'astensione della Lega e la contrarietà di Sei Merate, e poi la delibera emendata approvata da maggioranza e centrosinistra con l'astensione, incomprensibile, di Andrea Robbiani e Massimo Panzeri. Al termine il Sindaco ha offerto un rinfresco augurale.
C.B.
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