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Scritto Venerdì 14 dicembre 2018 alle 08:46

Retesalute: riflessioni sui dubbi di alcuni sindaci e sul valore del modello dell’azienda pubblica

Massimiliano Vivenzio
La vicenda di Retesalute sta diventando ormai una sorta di “telenovela”.
Da tempo si discute del piano di rilancio e dell’allargamento ad altri comuni (nello specifico dell’oggionese e del caratese). Altrettanto si sta facendo sulle necessarie (e più o meno urgenti) modifiche statutarie.
Ad oggi, però, il risultato concreto è solo quello di aver liquidato le quote della Provincia.
Un po’ poco, se si pensa che i Sindaci hanno fortemente voluto che il CDA presentasse (quanto prima) un piano di rilancio che fosse chiaro e sostenibile (ossia numericamente tangibile), oltre che in linea con le regole fissate dalla legge di riforma sanitaria lombarda.
Fatto questo però il percorso sembra ancora ricco più di ostacoli che di idee chiare.
Salvo che le idee siano chiarissime e nascondano obiettivi più o meno celati.
Io vorrei restare libero da qualsiasi retro pensiero rispetto alle proposte avanzate dai Sindaci nel corso delle ultime assemblee. Da amministratore posso comprendere e accettare i timori in ordine al non sapere la possibile esposizione economica per gli enti nel prossimo triennio; da partecipante ad assemblee di organismi rappresentativi degli enti posso anche giustificare (seppur con minor convinzione) la battaglia per il mantenimento del voto ponderato per i comuni più piccoli.
In tutta franchezza, però, faccio fatica a comprendere le ragioni per cui si voglia arrivare ad escludere da una futura aggregazione i comuni che non rientrano nell’area distrettuale di Lecco.
Anche il muro di Berlino è caduto.
Una richiesta di tal genere non solo è controproducente per l’Azienda, che vive (anche se oggi sarebbe meglio dire...  sopravvive) grazie al conferimento e allo svolgimento di servizi a favore degli enti che ne fanno parte, ma sa tanto di “freno a mano tirato”.
La limitazione territoriale non può essere certamente un timore per i sindaci; ancor più se si intende valorizzare una idea di sistema condiviso di gestione associata del settore sociale, perseguendo obiettivi di efficienza ed efficacia.
La gestione di carattere sovralocale, per le dimensioni ed i numeri, porterà con sé una strutturazione in grado di dare risposta alle differenti esigenze dei singoli enti. Francamente non credo che sia cosa di poco conto.
Né certamente l’ampliamento verso il caratese può essere considerato un fattore di rischio, visto che sarà graduale ed il relativo programma condurrà – a mio modesto parere - anche ad una ulteriore razionalizzazione delle risorse.
Allora concludo dicendo che occorre essere chiari su chi mettere al centro del progetto sul sociale per i prossimi anni: i cittadini.
Una chiarezza di obiettivi che non è certo mancata a Maria Antonia Molteni, Sindaco di Veduggio, che ha messo nero su bianco le ragioni della volontà di aderire al modello dell’azienda speciale.
 “Crediamo che l'adesione a Retesalute – ha scritto - pur non appartenendo territorialmente al nostro ambito, possa rappresentare una prospettiva futura che permetterà di “modellizzare” i servizi nell'ottica di una creazione di reti di ambiti con diverse specializzazioni”.
In tutta franchezza vi dico che avendo avuto modo di apprezzare la sua profonda conoscenza del sociale e la sua attenzione per i relativi bisogni, non credo che abbia preso un abbaglio.
 Cordialmente

 

Avv. Massimiliano Vivenzio - assessore comune di Merate
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