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Scritto Martedì 11 dicembre 2018 alle 19:15

ASST: lunghe attese per eventi straordinari. Cioè 3 codici rossi e qualche paziente in più

Il direttore generale Paolo Favini e il direttore sanitario Flavia Simonetta Pirola
Lecco, 11 dicembre 2018_In seguito a quanto recentemente segnalato dai famigliari di due utenti del Pronto Soccorso dell'Ospedale Mandic di Merate, che hanno messo in luce le lunghe ore di attesa trascorse all'interno del presidio prima di poter essere visitati e/o ricoverati, la direzione strategica di ASST Lecco e la direzione sanitaria dell'ospedale Mandic si sono da subito adoperate affinché venisse predisposta un'indagine interna volta a fare chiarezza su quanto accaduto.

Nella giornata dell'8 dicembre u.s. all'Ospedale di Merate sono stati registrati 80 accessi in Pronto Soccorso di cui 3 in codice rosso e 16 in codice giallo. Analizzando il dato per ora di arrivo dei pazienti in PS, si è notato un anomalo afflusso dell'utenza nella fascia oraria pomeridiana: il 50% dell'intera utenza giornaliera si è infatti concentrata dopo le ore 14 (40 accessi tra le ore 14 e le 19; 20 accessi tra le ore 19 e 23).

Tale situazione, unita alla concomitante emergenza legata ad un fatto di cronaca verificatosi a Merate nella serata dell'8 dicembre, che ha visto giungere al PS del Mandic un paziente in codice rosso con lesioni da arma da taglio, ha comportato in tempi molto brevi il raggiungimento dei massimi livelli di accettazione e trattamento del Pronto Soccorso.

In tale circostanza, il meccanismo di selezione e assegnazione della priorità di accesso alla visita (codice triage), ha consentito una adeguata gestione dei flussi dei pazienti, ridistribuendo il tempo di attesa a favore dei codici che necessitavano di immediata assistenza; conseguenza diretta è stata, pertanto, il dilatarsi dei tempi di attesa a discapito dei codici a minore gravità.

Pur rammaricandoci dell'allungamento dei tempi di attesa per i pazienti meno gravi, teniamo a precisare che nei giorni festivi non vi è alcuna riduzione del personale medico in servizio; il turno, infatti, è stato strutturato sulla base dei volumi di attività registrati nell'Ospedale di Merate e prevede, di norma, la presenza di due medici al mattino, due al pomeriggio ed uno di notte. Ribadiamo che, nonostante le criticità sopravvenute nella giornata dell'8 di dicembre, è stata garantita la massima attenzione alle necessità clinico-assistenziali di ogni singolo paziente.

UFFICIO STAMPA

 

Vediamo un po’ che cosa ci spiega il prode ufficio stampa dell’ex Azienda ospedaliera:
1) la gestione dei flussi è stata adeguata;
2) il personale non era ridotto ma quello ordinariamente in turno;
3) l’attenzione clinico-assistenziale è stata massima.

Stando così le cose c’è davvero di che preoccuparsi, sia dell’operato dei vertici dell’ASST sia di chi ne veicola il pensiero. L’accoltellato di sabato che avrebbe bloccato l’attività del pronto soccorso è stato dimesso domenica, quindi forse tanto grave non era. L’afflusso nei giorni festivi è sempre maggiore a causa dell’assenza dei medici di base (e qui ci sarebbe molto da dire visto che a turno potrebbero coprire anche le festività). I tre codici rossi dovrebbero essere la norma per un pronto soccorso altrimenti basterebbe la guardia medica. O l’infermiera del piano di sotto.

Quello che invece normale non è ci sembra sia l’attesa di 20 ore indipendentemente dal fatto che il paziente abbia 93 anni. E si sottace sui tanti che hanno abbandonato la speranza di essere visitati dopo 8 o 10 ore di attesa rivolgendosi a un'altra struttura o chiedendo l’aiuto fuori orario di un medico amico.

La verità è ovviamente ben altra: il personale è sotto organico, soprattutto la notte con un solo medico in servizio. Un’assurdità che forse non pare tale alla dottoressa Pirola e al dottor Favini, entrambi – quando si dice il caso – inseriti nella lista dei 100 top manager. In genere la Regione guarda con grande apprezzamento a chi tiene il bilancio sotto controllo.

I sindaci degli anni novanta avrebbero già preso la via di Germanedo per picchiare direttamente i pugni sul grande tavolo riunione posto di fronte alla mega scrivania del direttore generale. Oggi i più coraggiosi si lanciano in infuocate polemiche su facebook. Mentre gli altri restano assopiti.

 

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