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Scritto Giovedì 06 dicembre 2018 alle 13:09

Cernusco: i 'formidabili anni' di Giordano Cereda, ex preside. Dal comitato di intervento locale al movimento studentesco, dalle proteste ideologiche fino all'occupazione dei binari FS

A Cernusco Lombardone è difficile non conoscerlo, nell'ambiente scolastico dell'Istituto è praticamente impossibile. Giordano Cereda, classe 1952, ha iniziato a insegnare italiano, storia e geografia alle scuole medie nel 1985 e ha proseguito fino al 2004. Per tre anni è andato in "trasferta" a Brivio come dirigente scolastico. Con lo stesso incarico ha chiuso nel suo paese di nascita per un decennio, dal 2007 al 2017, fino al pensionamento. «Alle scuole di Cernusco ho rivestito in pratica tutti i ruoli. Alunno, insegnante, genitore, dirigente. Mi mancava solo come bidello e come nonno» ha scherzato in una battuta. Oggi però sfioriamo soltanto la sua carriera lavorativa. Non ci addentriamo nemmeno nella funzione pubblica che ha svolto in Consiglio comunale sui banchi dell'opposizione per due mandati e mezzo, dal 1982 al 1995. Lo abbiamo intervistato per testimoniare la sua esperienza in quella fase giovanile caratterizzata da un grande fermento sociale e politico di cui quest'anno si festeggia il cinquantennale. Un movimento - quello del Sessantotto - che ebbe i suoi echi anche nella Brianza meratese. E i riflessi furono visibili anche nelle scelte di costume. «Le manifestazioni non ebbero sul momento grande incidenza sul piano politico, bensì a livello sociale e del costume - precisa Cereda - Basti pensare, per capirci, che al ginnasio mi recavo a scuola in giacca e cravatta, mentre al liceo in maglione».



Seduti davanti al Monumento ai Caduti di Cernusco Alfredo Colombo,
Giordano Cereda, Antonio Viganò, Walter Albisetti, Lorenzo Valagussa


Come è iniziato il suo impegno?

«Farei risalire gli inizi a quando avevo sedici-diciassette anni. Presi parte alle attività del centro giovanile dell'oratorio. All'epoca ero inserito in quell'ambiente, facevo anche il maestro di catechismo. Diciamo che facevamo riferimento alle giovanili delle Acli. Era un tentativo della parrocchia di non disperdere i ragazzi che frequentavano l'oratorio. In quel periodo usciva un giornalino chiamato "La Rivolta". L'organismo dirigente veniva eletto nell'ambito parrocchiale, stampavamo con il ciclostile dell'oratorio, ma il titolo rende l'idea. Parlavamo molto di quello che accadeva nel mondo, con un taglio critico. Io mi occupavo della pubblicazione di questo giornalino, entrai nel gruppo dirigente. Come circolo giovanile organizzavamo cineforum e momenti di svago. Ricordo che una volta invitammo in oratorio Franco Zardoni a discutere. Ci parlò di Che Guevara. Era probabilmente morto da poco e noi più giovani non ne avevamo sentito parlare molto». 



A destra Giordano Cereda, soprannominato dai compagni Cerri Katanga


Conobbe in quel momento Franco Zardoni, e fu così che aderì al Comitato di Intervento di Cernusco?

«No, non direi. A Cernusco ci conoscevamo già tutti, almeno di vista. Non fu quell'incontro a far scattare qualcosa come una molla. Il passaggio fu più graduale e legato maggiormente alle problematiche del paese che si cercava di affrontare. Di quel centro giovanile dell'oratorio fummo in una decina a passare al Comitato».



Di cosa si occupava il Comitato di Intervento?

«Prima che ne facessi parte io, il Comitato di Cernusco aveva organizzato e garantito dei corsi di scuola popolare. Personalmente, ricordo una mobilitazione nel 1967 a cui aderii: occupammo i binari del treno qui a Cernusco. Protestammo contro le condizioni del trasposto ferroviario. Conoscevo bene quei problemi anche perché mio padre era macchinista dei treni sulla tratta Milano-Sondrio. Si creavano numerosi disagi, ma quelli di oggi riscontro essere peggiori rispetto a quelli di allora. Dopo l'obiezione di coscienza di Franco Zardoni nel 1970, buona parte del nostro impegno fu speso per sostenere la sua scelta, attraverso il volantinaggio e l'organizzazione di dibattiti sul tema. Poi nei primi anni Settanta, tra il 1972 e il 1973, il Comitato di Intervento confluì in quelli che sarebbero diventati i movimenti extraparlamentari, in particolare per Cernusco Avanguardia Operaia. Approfondimmo le questioni "dottrinali", il pensiero politico, fino a quel momento rimasti un po' in secondo piano. In paese per identificarci ci chiamavano "I Mao". Cercavamo di sostenere pure gli interessi dei negozi di quartiere contro la creazione dei centri commerciali». 

Marcello Cardinelli, Giordano Cereda, Lorenzo Valagussa


Lei però aveva aderito al Movimento Studentesco a Lecco quando studiava al liceo.

«Sì, ma l'uno non escludeva l'altro. Come Movimento Studentesco puntavamo di più sulla rivoluzione sociale che sull'opposizione ai singoli provvedimenti ministeriali e governativi. I cortei partivano dal liceo classico e dallo scientifico per giungere fino a piazza Garibaldi. Al Classico incrociai Roberto Formigoni. Se non erro, quando io ero al quarto ginnasio, lui era al terzo liceo. Qualche anno dopo, Formigoni fu invitato da un professore di area cattolica a un'assemblea come rappresentante di Gioventù Studentesca, che poi divenne Comunione e Liberazione. Non lo accogliemmo molto bene...e venne sospeso il suo intervento».



All'interno del Movimento Studentesco approfondivate anche le teorie politiche?

«Principalmente organizzavamo le lotte, però era importante anche lo studio del marxismo, del leninismo. C'è da dire che rispetto al Movimento Studentesco di Mario Capanna - che per intenderci era di stampo stalinista - noi, Avanguardia Operaia, eravamo antistalinisti. In fondo, le scissioni e il settarismo fanno parte della storia della sinistra italiana». 

Giordano Cereda al centro della comitiva


Sul tema dell'istruzione che cosa rivendicavate?

«Ritenevamo che la scuola fosse allora uno strumento di selezione di classe, e penso che un po' lo sia ancora oggi. Noi credevamo e lottavamo affinché diventasse invece un ascensore sociale, che consentisse a chiunque, indipendentemente dal ceto di provenienza, di accedere agli studi e alle professioni desiderati. Ma come Movimento Studentesco non ci limitavamo alle questioni legate all'istruzione. Ad esempio, emerse che ai cittadini proprietari delle utenze telefoniche veniva chiesto di pagare una quota per noi non dovuta. Si trattava di cavilli, ci consultammo naturalmente con degli avvocati e poi avviammo la raccolta delle lettere con le bollette. Convincemmo 7-8 mila utenti su 15-20 mila interessati a sospendere i pagamenti. Portammo le lettere alla SIP [Società italiana per l'esercizio telefonico, ndr] minacciando che nessuno dei destinatari di quelle lettere avrebbe pagato le bollette, se non fossero state ridotte le tariffe. Fu faticoso, ma fu una nostra grande vittoria. In quel momento avevamo un potere di influenza dieci volte superiore rispetto a chi, come la Lega Nord, successivamente ha più volte istigato la sospensione del pagamento del canone televisivo, senza mai produrre nulla di concreto». 


Poi Lei è diventato docente e anche dirigente scolastico. Ha mai avuto dei ripensamenti per aver valicato la barricata?

«Niente affatto. Non è stato un passaggio dall'altra parte. Non mi piaceva la scuola così com'era, volevamo che cambiasse. Volevamo migliorare le possibilità di inclusione. Quando io andavo a scuola si partiva a bocciare dalle elementari. Alle medie arrivavano dei pluribocciati, che erano i figli dei contadini. Negli anni Settanta si verificava un fenomeno analogo con i figli degli emigrati meridionali. Al quinto ginnasio lessi gli scritti di don Milani. Mi hanno aperto un mondo. Per me è stata più influente questa lettura di tutti i corsi sul leninismo. Mi iscrissi all'Università di Milano proprio con l'intento di insegnare dopo. Già nel 1971-72, partecipando allo sciopero della IMEC a Carvico, diedi una mano per i corsi di scuola popolare organizzati per le lavoratrici. Per quattro o cinque anni poi insegnai a un centro di formazione professionale a Lomazzo. Quello che ho fatto da docente e da dirigente è stato di mantenere quella impostazione iniziale. Il nostro Istituto Comprensivo è diventato a livello provinciale un polo di inclusione per la disabilità. Inoltre costituisce una sede del Centro Provinciale di Istruzione per Adulti. Non mi sento di aver rinnegato niente». 


Nel periodo universitario partecipò alle proteste studentesche milanesi? E, per curiosità, quale fu l'oggetto della sua tesi di laurea?

«Rimasi più legato al Movimento Studentesco di Lecco anche negli anni dell'università. Non presi parte quasi per nulla alle manifestazioni di Milano. Mi laureai presso la Facoltà di Filosofia con il prof. Giorgio Galli. Scelsi la tesi su Eugenio Curiel, fisico nato a Trieste, tra gli esponenti della resistenza milanese. Dopo l'8 settembre sviluppò il concetto di "democrazia progressiva", basato sulla partecipazione delle masse popolari all'autogoverno. Fondò il Fronte della Gioventù e venne ucciso nel 1945».



Alle scuole medie oggi si studia il Sessantotto? 

«Sono stato alcune volte presidente delle Commissioni d'esame e devo dire che poche volte si affrontava quel periodo storico, in qualche rara occasione si accennava a Che Guevara e alla rivoluzione cubana. A meno che i professori non prevedano dei progetti specifici è difficile che se ne parli. Si arriva sempre di corsa a fine anno con il programma. Alcuni giovani però cercano di approfondire e di conoscere per conto proprio». 

Manifestazione antifascista a Giulino di Mezzegra. Giordano Cereda regge al centro lo striscione bianco


Cosa pensa delle nuove generazioni, come ad esempio gli studenti che ha visto uscire negli ultimi anni dalla scuola media di Cernusco?

«Al di là delle apparenze e nonostante non siano propensi a impegnarsi in politica, secondo me i ragazzi di oggi riserveranno delle sorprese positive. Non mi pare che la politica si stia occupando di loro. Noto che tra i giovani prevalgono delle scelte più di tipo individuale, come il trasferirsi all'estero. Spero che si sveglino e si assumano la responsabilità di agire in prima persona nella vita politica di questo Paese».


Le foto storiche sono prese dall'archivio di Sergio Viganò, grazie alla disponibilità del circolo Arci La Lo.Co. di Osnago
Marco Pessina
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