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Scritto Venerdì 16 novembre 2018 alle 15:08

Merate: in un appassionante monologo teatrale il ritratto di Padre Pino Puglisi che sfidò la mafia con la forza del sorriso

"Quelli che pensano troppo prima di muovere un passo, trascorrono la loro vita su un piede solo" diceva Padre Pino Puglisi ai suoi ragazzi diventati poi uomini, per spronarli a vivere, ad agire, a non restare spettatori della vita e nemmeno delle ingiustizie.

In realtà lui, Christian Di Domenico, ci ha messo un po' di tempo, diversi anni, per tirare fuori quella parte di sé che aveva tenuto nascosto, sotto il coperchio di una pentola a pressione e ci ha messo altrettanto per raccontare di lui, l'uomo delle 3P come usava firmarsi (Padre Pino Puglisi), e di quel rapporto specialissimo con la sua famiglia. Ma quando su quello scoglio dove tutto era nato, la prova per essere accettati dal gruppo e il malessere interiore che gli aveva dilaniato e che squarciato il petto in un urlo di dolore, è arrivata la gioia di una liberazione raggiunta con la parola "scusa", è in quel momento che Christian ha capito che era ora di muoversi.

Christian Di Domenico

E in 9 mesi di lavoro e 46 pagine è condensata una delle testimonianze più belle e appassionate sulla vita di Don Puglisi, il sacerdote ucciso con un colpo alla nuca da Cosa Nostra, che lui aveva osato "sfidare" gridando dal pulpito che "chi usa la violenza non è un uomo, è un animale e perde la dignità di uomo". Con quelle parole si era firmato la sua condanna a morte. Una figura che è stata tratteggiata con un monologo ascoltato tutto d'un fiato dagli studenti del Viganò e dell'Agnesi di Merate e del Bertacchi di Lecco che, approfonditi i temi della legalità nel corso dell'anno, si sono trovati ad assistere a uno "spettacolo" o meglio a un racconto di vita profondo, vero e coinvolgente.

Vestito di nero e con una sola sedia a fare da scenografia, Christian Di Domenico ha saputo catalizzare per un'ora e mezza qualche centinaio di studenti che, in un sabato mattino di novembre, tutto avevano in mente fuorchè ascoltare un monologo di teatro.

VIDEO


Eppure non una mosca è volata in sala durante il racconto tutto d'un fiato dell'attore e l'applauso sincero alla fine dello spettacolo così come il fiume di domande che lo hanno travolto sono stati la prova più bella del suo successo. L'incontro di Cristian e del fratello con Padre Puglisi avviene un anno quando i due ragazzi dalla Brianza vengono mandati in Sicilia in un campo estivo. Che quell'incontro avrebbe cambiato le loro vite lo hanno scoperto solo dopo, quando il destino aveva già fatto i suoi giochi ma che quel prete un po' particolare lo era, questo lo avevano capito subito notando alla parete della cucina del suo appartamento un orologio senza lancette. "Io sono per Cristo a tempo pieno" gli aveva risposto con naturalezza il sacerdote.

Un po' come i due fratelli brianzoli, Don Pino era stato catapultato nel rione Brancaccio di Palermo, uno di quelli che solo il nome genera paura e qui si era trovato con il deserto attorno: non solo di fedeli e di anime ma anche di umanità, decoro, dignità. Sporcizia, povertà, degrado, ignoranza sono la quotidianità delle famiglie di quel quartiere le cui sorti sono decise dalle famiglie mafiose sotto i cui balconi viene fatta sfilare la processione con la statua del Santo Patrono che si inchina al notabile di turno.

La prof.ssa Elisabetta Cammisa, Christian Di Domenico e la professoressa Rosa Bisanti

Don Pino parte da lì, dal basso, dai più piccoli e inizia la sua rivoluzione offrendo alternative a Cosa nostra che fino a quel momento era stata l'unico orizzonte e l'unica spiaggia per quella gente. Apre le porte dell'oratorio al teatro per raccontare la religione, fonda i cenacoli con le famiglie per inculcare l'idea del perdono e appianare le faide che da sempre hanno macchiato di sangue i marciapiedi del quartiere.

Agli amici di sempre Don Pino, firmandosi 3P, scrive una lettera e chiede aiuto perchè vuole fondare il "Centro Padre Nostro" per riportare la dignità e la speranza nel quartiere. Le stragi di mafia degli anni Novanta per i ragazzi di Brancaccio sono una festa. Don Pino capisce che è da lì che deve partire per cambiare, altrimenti la regressione proseguirà inesorabile. E non arretra di fronte a nulla, nemmeno quando le minacce e i rischi per la sua persona si fanno manifesti. Dall'omelia ricorda l'anatema di Giovanni Paolo II nella valle dei templi con la scomunica per i mafiosi e calca la mano ribadendo che "chi usa la violenza perde la dignità di uomo". Non passa molto e le intimidazioni diventano gomme tagliate, auto bruciate, messaggi chiari che la sua vita è in pericolo. Ma Don Pino non ha paura e se anche ce l'ha essa viene dopo la sua gente di Brancaccio, i suoi ragazzi a cui vuole dare un futuro. Le ultime parole che Don Pino Puglisi lascia a Christian e alla sua famiglia sono un regalo che è un tesoro prezioso più di qualunque altra cosa al mondo, "un cimelio". Nella segreteria telefonica della mamma resta un messaggio registrato, con le scuse per non essere stato a casa al momento dell'appuntamento. La sua voce pacata, con un tono dimesso e modesto che quasi si fatica a sentire e che sussurra uno "scusa".

Christian mentre interpreta uno dei due sicari durante la confessione e il racconto dell'uccisione di "U parrinu"

"E' chiedere perdono che ti fa diventare uomo" amava ripetere il sacerdote primo morto ammazzato della Chiesa da parte della mafia "perchè significa che sei forte dentro e sei capace di amare". E lo sanno bene, hanno ricordato al momento della loro confessione e del loro pentimento, i suoi sicari Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza che gli tesero l'agguato sotto casa, il giorno del suo compleanno, sparandogli un colpo di rivoltella alla nuca. Lui, don Pino disse solo "Me lo aspettavo" e poi sorrise. Un sorriso che i suoi assassini non dimenticheranno mai.


(L'iniziativa è svolta dall'Istituto Tecnico Viganò in collaborazione con il Liceo Agnesi e nell'ambito delle attività previste dal Centro di Promozione della Legalità CPL di cui è scuola capofila l'Istituto Bertacchi di Lecco. Referente dell'iniziativa è stata la Prof.ssa Elisabetta Cammisa del Liceo Agnesi)
Saba Viscardi
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